{"id":26216,"date":"2019-06-02T19:19:30","date_gmt":"2019-06-02T17:19:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=26216"},"modified":"2019-06-02T19:19:30","modified_gmt":"2019-06-02T17:19:30","slug":"giro-a-carapaz-la-biciclettina-non-ce-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/06\/02\/giro-a-carapaz-la-biciclettina-non-ce-piu\/","title":{"rendered":"Giro a Carapaz, la biciclettina non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/cara.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-26218\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/cara-300x168.jpg\" alt=\"cara\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/cara-300x168.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/cara-1024x573.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/06\/cara.jpg 1243w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La storia della prima biciclettina presa dalla discarica un po&#8217; ha gi\u00e0 stufato. <strong>Richard Carapaz<\/strong> entra nell&#8217;Arena di Verona da conquistatore del Giro numero 102 e si abbraccia piangendo il gioiello da crono su cui pedala adesso, il resto conta poco e nulla.\u00a0 <em>Hic et nunc&#8230;<\/em>Qui e ora. La storia \u00e8 adesso e Carapaz la scrive perch\u00e8 \u00e8 stato il pi\u00f9 forte, magari non il favorito, ma sicuramente non uno sconosciuto visto che\u00a0 da dilettante tre anni fa aveva gi\u00e0 vinto la Vuelta a Navarra e da professionista si era piazzato quarto nella Vuelta a Castillo y Leon e l&#8217;anno scorso aveva dominato la tappa di Montevergine al Giro, una delle pi\u00f9 toste. Certo la storia della biciclettina \u00e8 bella da raccontare come \u00e8 bella l&#8217;immagine di un Paese che da qualche giorno chiude negozi ed uffici per vedere le tappe del Giro e del suo eroe. Un Paese che applaude e che forse non riesce a ancora crederci perch\u00e8 da quelle parti il ciclismo \u00e8 sport seguitissimo e perch\u00e8 l&#8217;Ecuador, se si escludono il tennista\u00a0 <strong>Andres Gomez<\/strong> che nel &#8217;90 a sorpresa vinse il Roland Garros battendo in finale Agassi e il marciatore <strong>Jefferson Perez<\/strong> medaglia d&#8217;oro (l&#8217;unica) nella marcia alle olimpiadi di Atlanta nel &#8217;96, non \u00e8 troppo abituato a trionfare. Questo di Carapaz invece \u00e8 un trionfo vero, da pelle d&#8217;oca, da lucciconi agli occhi per tanti in una Arena piena e meravigliosa come giusto che sia per tributare il meritato applauso a lui ma anche a tutti gli altri, a <strong>Nibali,<\/strong> a <strong>Roglic<\/strong> a <strong>Landa<\/strong>, al gruppo e a tutti quelli che sono arrivati fino alla fine. Il ciclismo cos\u00ec emoziona. Non finisce e non finir\u00e0 mai di emozionare perch\u00e8 \u00e8 impresa, tecnica, tecnologia,\u00a0 fatica\u00a0 e sono campioni che sbocciano e che si confermano senza troppa &#8220;moina&#8221;. Sono storie che si raccontano, vittorie e sconfitte, spettatori che incitano, soffrono, spingono e qualche volta vengono anche presi a schiaffoni perch\u00e8 esagerano. Sono immagini\u00a0 di telecronisti, di ospiti e di corridori che diventano di famiglia perch\u00e8 in tre settimane uno poi si abitua a stare insieme, si abitua alle voci, si abitua al fatto che il Giro c&#8217;\u00e8&#8230;. Sono immagini di corsa e di luoghi bellissimi perch\u00e8 l&#8217;Italia \u00e8 una meravigla e ci vorrebbero una decina di Giri l&#8217;anno per mostrarla tutta. E sono immagini bellissme quelle trasmesse dalla Rai che ci hanno tenuto compagnia in pomeriggi infiniti che ora sar\u00e0 dura riempire. Sono figure &#8220;visionarie&#8221; affascinanti quella raccontate da <strong>Fabio Genovesi<\/strong> che \u00e8 volato alto e alto ha fatto volare anche questo Giro con storie romantiche e popolari, dai serpenti di Cocullo alle leggende sui diavoli di Bolzano, al gruppo raccontato come un sciame che segue l&#8217;ape regina in maglia rosa&#8230;Il Giro \u00e8 finito quindi viva il Giro.\u00a0 Con tante strette di mano tra atleti leali, con gli arriverderci al Tour e con gli abbracci tra amici e nemici. Uno su tutti quello di <strong>Vincenzo Nibali a Carapaz<\/strong> due giorni fa sul Monte Avena dove \u00e8 finito il Giro che ricorda tanto quello di qualche anno fa tra lo squalo e il padre di <strong>Esteban Chavez<\/strong> battuto sull&#8217;ultima salita. Capita anche negli altri sport che chi perde renda onore al vincitore ma nel ciclismo capita di pi\u00f9. E&#8217; un fatto di rispetto, forse (a dirla grossa) di valori. Saranno le radici antiche di uno sport che \u00e8 rimasto popolare, sar\u00e0 che qui tutti sanno che fatica si fa, sar\u00e0 chi ha vinto il Giro quest&#8217;anno viene dal sud del mondo e ha cominciato a pedalare con una biciclettina che il padre gli ha recuperato in un discarica.Che \u00e8 una storia che ha gi\u00e0 stufato, per\u00f2 qualcosa vorr\u00e0 pur dire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La storia della prima biciclettina presa dalla discarica un po&#8217; ha gi\u00e0 stufato. Richard Carapaz entra nell&#8217;Arena di Verona da conquistatore del Giro numero 102 e si abbraccia piangendo il gioiello da crono su cui pedala adesso, il resto conta poco e nulla.\u00a0 Hic et nunc&#8230;Qui e ora. 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