{"id":26917,"date":"2019-10-13T20:28:28","date_gmt":"2019-10-13T18:28:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=26917"},"modified":"2019-10-13T20:31:54","modified_gmt":"2019-10-13T18:31:54","slug":"gravel-dei-navigli-la-bici-trova-unaltra-strada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/10\/13\/gravel-dei-navigli-la-bici-trova-unaltra-strada\/","title":{"rendered":"Gravel dei Navigli, la bici trova un&#8217;altra strada&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-26918\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra-300x300.jpg\" alt=\"gra\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Certo, \u00e8 pi\u00f9 ruvido pedalare sui copertoncini da 28. E&#8217; pi\u00f9 faticoso far scorrere le ruote sullo sterrato che magari ti costringe anche a fermarti, a scendere, a ripartire. E&#8217; a volte pi\u00f9 complicato, perch\u00e8 la strada\u00a0 fila via liscia, senza sbalzi, non ti obbliga a scartare, deviare all&#8217;improvviso. Non devi fare i conti con buche, fango, rami, sassi che sporgono.\u00a0 Non si improvvisa in strada. C&#8217;erano una volta le bici da ciclocross, oggi va di moda chiamarle gravel,\u00a0 perch\u00e8 un po&#8217; sono diverse ma forse anche perch\u00e8 l&#8217;inglese ci piace tanto, o forse no. Dipende.\u00a0 Ma, fregandosene delle parole,\u00a0 la gravel \u00e8 un bel concetto,\u00a0 nuovo, fresco,\u00a0 &#8220;figo&#8221; come si dice oggi. Un bel compromesso che sta prendendo corpo e che sta raccogliendo attorno a s\u00e8 un numero sempre maggiore di appassionati.\u00a0 E&#8217; la giusta via di mezzo che mette d&#8217;accordo\u00a0 gli stradisti e i &#8220;rampichini&#8221; delle mountainbike. La misura perfetta quando la misura \u00e8 colma,\u00a0 per chi ne ha abbastanza del rumore del traffico, dei camion che ti sfiorano,\u00a0 del fumo degli scarichi. E allora la gravel serve a dare un taglio, a cambiar strada.\u00a0 Fino a qualche anno fa questa era terra di nessuno oggi invece \u00e8 terra di conquista con tanti che ci provano e che ci stanno prendendo gusto conquistati da un ciclismo pi\u00f9 da viaggiatori che da velocisti. Su questa via in parte sterrata e in parte no si avventureranno sabato 26 ottobre\u00a0 i partecipanti alla seconda edizione della\u00a0<strong>\u201cMilano Gravel roads\u201d<\/strong>\u00a0, la sfida ciclistica organizzata da Turbolento che quest&#8217;anno in occasione del\u00a0\u00a0<strong>Centenario Columbus 1919-2019<\/strong>, la storica azienda milanese che da cento anni produce tubi speciali d\u2019eccellenza per biciclette (e non solo),\u00a0 diventa\u00a0 la &#8220;Columbus 100 km&#8221; e la &#8220;Columbus oversize 155km&#8221;. Poco cambia rispetto alla prima edizione. Si parte dalla\u00a0 Canottieri San Cristoforo\u00a0 e tra navigli, canali, sterrati e stradine di pedala nel Parco Sud in un triangolo immaginario che va da Milano a Vigevano a Pavia. \u00a0Si passa dal borgo di Cassinetta, da Bernate,\u00a0si\u00a0attraversa una prima volta il Ticino sul ponte \u00a0di Turbigo\u00a0 pedalando nei boschi del Ticino. Tra sterrato e asfalto si raggiunge la piazza Ducale di Vigevano. Da l\u00ec,\u00a0 sempre alternando tratti di asfalto e di sterrato, boschi e rogge si passa nuovamente il Ticino sul ponte delle barche di Bereguardo per rientrare verso Milano dalla strada di Morimondo e dall&#8217;alzaia del Naviglio Grande . Un bel viaggetto in perfetto stile Turbolento: &#8221; E\u2019 la madre di tutte le gravel&#8230;&#8221;- spiegano gli organizzatori che ovviamente si affrettano ad aggiungere il pi\u00f9 classico dei loro slogan: \u201cIt\u2019s a ride not a race\u2026\u201d e ci mancherebbe. Perch\u00e8 se pedali su una gravel quando pensi al tempo guardi il cielo e incroci le dita. Non ti viene in mente il crono&#8230;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/turbolento.net\/prodotto\/gravel-road-di-ottobre\/\">https:\/\/turbolento.net\/prodotto\/gravel-road-di-ottobre\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Certo, \u00e8 pi\u00f9 ruvido pedalare sui copertoncini da 28. E&#8217; pi\u00f9 faticoso far scorrere le ruote sullo sterrato che magari ti costringe anche a fermarti, a scendere, a ripartire. E&#8217; a volte pi\u00f9 complicato, perch\u00e8 la strada\u00a0 fila via liscia, senza sbalzi, non ti obbliga a scartare, deviare all&#8217;improvviso. Non devi fare i conti con buche, fango, rami, sassi che sporgono.\u00a0 Non si improvvisa in strada. C&#8217;erano una volta le bici da ciclocross, oggi va di moda chiamarle gravel,\u00a0 perch\u00e8 un po&#8217; sono diverse ma forse anche perch\u00e8 l&#8217;inglese ci piace tanto, o forse no. 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