{"id":26962,"date":"2019-10-27T18:06:45","date_gmt":"2019-10-27T17:06:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=26962"},"modified":"2019-10-27T18:15:53","modified_gmt":"2019-10-27T17:15:53","slug":"gravel-dei-navigli-fatica-da-godere-in-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/10\/27\/gravel-dei-navigli-fatica-da-godere-in-silenzio\/","title":{"rendered":"Gravel dei Navigli, fatica da godere in silenzio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-26964\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra2-150x150.jpg\" alt=\"gra2\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-26965\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra1-150x150.jpg\" alt=\"gra1\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-26966\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/10\/gra3-150x150.jpg\" alt=\"gra3\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo sterrato,\u00a0 il fango, i sassolini che scrocchiano,\u00a0 i tasselli delle ruote\u00a0 che sull&#8217;asfalto fanno un po&#8217; di resistenza ma che cancellano anche le asperit\u00e0 dei tratti di pav\u00e8. C&#8217;\u00e8 il naviglio da una parte e dall&#8217;altra la sponda del Ticino. In mezzo la terra di nessuno che si perde all&#8217;orizzonte tra un antico profumo di legna bruciata nei camini delle cascine e i solchi lasciati nei campi lavorati dall&#8217;andirivieni dei trattori. Strade, stradine, sentieri, prati,\u00a0 marcite che,\u00a0 senza la traccia del Garmin, diventano un dedalo da cui \u00e8 quasi impossibile venir fuori.\u00a0 E&#8217; un attimo perdersi nel nulla di una pianura che \u00e8 solo a una ventina di chilometri da Milano ma sembra un mondo lontano, distante e silenzioso. Perch\u00e8 la magia \u00e8 quella. E&#8217; che pedali per tre, quattro, cinque ore\u00a0 e non incontri un&#8217;auto. Nessuno che ti sfiora, che romba, che accelera, sgasa e suona. Qui non sei d&#8217;impiccio. Qui la magia \u00e8 il silenzio che tra i boschi a volte sembra quasi irreale e un po&#8217; ti inquieta quando la colonna sonora della tua giornata d&#8217;abitudine \u00e8 il caos milanese. Magia della gravel.\u00a0 Che in inglese significa ghiaia e che si traduce in un mezzo fantastico che \u00e8 una via di mezzo tra una bici da corsa e una mountainbike\u00a0 e che ti permette di andare praticamente ovunque. La gravel \u00e8 la misura\u00a0perfetta quando la misura \u00e8 colma,\u00a0 per chi ne ha abbastanza del traffico, dei camion che ti sfiorano,\u00a0 del fumo degli scarichi. Serve a dare un taglio, a cambiar strada magari conquistati da un ciclismo pi\u00f9 da viaggiatori che da velocisti.\u00a0 E su questa via in parte sterrata e in parte no si sono avventurati ieri partecipanti alla seconda edizione della\u00a0<strong>\u201cMilano Gravel roads\u201d<\/strong>\u00a0, la sfida ciclistica organizzata da <strong>Turbolento<\/strong> che quest\u2019anno in occasione del\u00a0\u00a0<strong>Centenario Columbus 1919-2019<\/strong>, la storica azienda milanese che da cento anni produce tubi speciali d\u2019eccellenza per biciclette (e non solo),\u00a0 \u00e8 diventata\u00a0 la \u201cColumbus 100 km\u201d e la \u201cColumbus oversize 155km\u201d.\u00a0 Un giro di 150 chilometri\u00a0 tra canali, sterrati e stradine del Parco Sud e del Parco Ticino in un triangolo\u00a0 che va da Milano a Vigevano a Pavia. Una pedalata faticosa il giusto e senza tempo perch\u00e8 qui non vince nessuno anche se poi in realt\u00e0 vincono tutti. Un viaggio alla scoperta di un territorio dove ancora si lavora la terra e che nasconde i segni di un passato che ci ha lasciato in eredit\u00e0 gioielli come la ville storiche sui navigli, la piazza Ducale di Vigevano o l&#8217;abbazia di Morimondo.\u00a0 La bici come sempre riesce a mettere insieme tutto.\u00a0 Incolla le emozioni\u00a0 in \u00a0una filosofia\u00a0 che, anche per chi non vuol capire \u00e8 facile da spiegare. Pedalare \u00e8 un modo per star bene,\u00a0 per ritrovare gli equilibri, per prendersi una pausa e tornare a pensare. Si va pi\u00f9 lenti, senza fretta, sulle strade meno battute in assoluta libert\u00e0, cambiando i ritmi perch\u00e9 \u00e8 facile fermarsi e ripartire. Con le deviazioni inaspettate, con le mappe che spesso si perdono, con le soste impreviste perch\u00e9 si incontra un borgo, una trattoria, uno scorcio che merita una foto. Con il sole, con la pioggia, con gli imprevisti perch\u00e9 capita (eccome se capita\u2026) di forare e di riparare, di sporcarsi le mani di grasso, di dovere fare i conti con qualche bullone che si allenta, di dovere metter mano a brugole e cacciaviti. Pedalare \u00e8 sudore, sono gambe che fanno male,\u00a0 vento sempre in faccia, freddo e mani che si informicolano. Pedalare \u00e8 spesso solo fatica. Ma con una bici ciclocloss\u00a0 nel fango di uno sterrato te la godi in silenzio solo tu. Vuoi mettere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Lo sterrato,\u00a0 il fango, i sassolini che scrocchiano,\u00a0 i tasselli delle ruote\u00a0 che sull&#8217;asfalto fanno un po&#8217; di resistenza ma che cancellano anche le asperit\u00e0 dei tratti di pav\u00e8. C&#8217;\u00e8 il naviglio da una parte e dall&#8217;altra la sponda del Ticino. 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