{"id":27001,"date":"2019-11-03T18:33:12","date_gmt":"2019-11-03T17:33:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=27001"},"modified":"2019-11-03T18:33:12","modified_gmt":"2019-11-03T17:33:12","slug":"maratona-di-new-york-tre-ore-di-noia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/11\/03\/maratona-di-new-york-tre-ore-di-noia\/","title":{"rendered":"Maratona di New York, tre ore di noia&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/new.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-27002\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/new-300x158.jpg\" alt=\"new\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/new-300x158.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/new-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/new.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Due keniani, <strong>Joyciline Jepkosgei\u00a0<\/strong>e <strong>Geoffrey Kamworor<\/strong>\u00a0hanno vinto la <strong>Maratona di New York<\/strong> numero 49. Fine. Onore ai vincitori, come \u00e8 giusto che sia, ma chiss\u00e0 gi\u00e0 domani quanti si ricorderanno chi sono. Quanti ricorderanno i loro nomi e le loro facce. Quanti ne parleranno nei bar,\u00a0 negli uffici,\u00a0 negli spogliatoi delle palestre. Gi\u00e0 chiss\u00e0&#8230; Probabilmente nessuno. Per\u00f2 voci e immagini della infinita diretta Rai che ha raccontato la pi\u00f9 bella e affascinante maratona del mondo sono state tutte per loro. Tempi, tecnica, posizioni, tattiche, postura, appoggi dei piedi\u00a0 sull&#8217;asfalto, andature e via cos\u00ec per quasi tre ore, mentre sullo sfondo sfilavano le immagini di una citt\u00e0 meravigliosa, di un popolo in corsa nelle retrovie e di una folla felice, plaudente e tifante appoggiata alle transenne che chiss\u00e0 quante storie avrebbero potuto raccontare. Fantastica la gara , per carit\u00e0. Competenti e precisi anche i commenti come possono esser quelli di chi l&#8217;atletica la racconta magnificamente da sempre e di chi questa maratona l&#8217;ha corsa e anche vinta. Ma New York non pu\u00f2 essere solo questo. New York \u00e8 un&#8217;altra cosa. E tre ore di diretta tv, nel cuore di una piovosa domenica pomeriggio da molti passata sul divano con la stufa accesa in attesa delle castagne,\u00a0 sono davvero un&#8217;occasione persa per raccontare una gara unica che \u00e8 il migliore spot possibile a uno sport meraviglioso. D&#8217;altronde va sempre cos\u00ec. La maratona in tv segue sempre il solito schema. Lo stesso di sempre da New York a Roma, Milano, Torino, Carpi e via trasmettendo. \u00c8 non solo nel canovaccio Rai, va detto. Perche\u2019 non e\u2019 che le telecronache della altre emittenti che ci hanno provato siano state chiss\u00e0 quale rivoluzione. Difficile cosi\u2019 per chi non sia un maratoneta restare sintonizzato.\u00a0 Una maratona al 15mo, al 24mo ma anche al 38mo chilometro non \u00e8 uno spettacolo televisivo che ti d\u00e0 chiss\u00e0 quale scarica di adrenalina. \u00c8 se poi l\u00e0 davanti a giocarsela l\u00e0\u00a0non c\u2019\u00e8 nemmeno un italiano\u2026E allora come fare per catturare in tre ore di trasmissione qualche spettatore e farlo incuriosire alla maratona? Innanzitutto cedere alla tentazione di raccontare la gara in modo pi\u00f9 \u201cpop\u201d\u2018 andando a scovare le tante, tantissime storie che si nascondono nella pancia del gruppo, le sfide, i sogni e le emozioni della gente normale. Cercare di trasmettere a chi guarda in tv che la corsa non \u00e8 solo un affare da professionisti inarrivabili che filano via a oltre 20 chilometri orari. Chi non hai mai corso non deve chiedersi \u201ccome fanno?\u201d ma \u201ccome posso fare?\u201d. Per catturare la gente che non corre il racconto di una maratona deve scontentare gli addetti ai lavori, i fissati, i tecnici e gli atleti che sono davanti ala tv perch\u00e9 infortunati o perch\u00e9 correranno la domenica dopo. Loro sanno gi\u00e0 tutto. Una maratona e\u2019 un lungo viaggio tra un popolo che \u00e8 felice di far fatica, in citt\u00e0 che hanno quasi sempre storia e storie da raccontare, tra tecnicismi che devono essere tradotti in banalit\u00e0. Devono cambiare le immagini che non possono essere sempre quelle di chi corre l\u00e0 davanti, i commenti tecnici che se sono quelli di addetti ai lavori si rivolgono sempre agli addetti ai lavori e devono cambiare le forze in campo. Per tre ore di diretta non bastano un ottimo telecronista e delle ottime spalle, servirebbero almeno un paio di giornalisti inviati in pi\u00f9. Altrimenti la noia ti uccide e il telecomando e\u2019 sempre li\u2019 a portata di mano. Che poi Jepkosgei e Kamworor sono bravissimi, ma domani chi se li ricorda?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Due keniani, Joyciline Jepkosgei\u00a0e Geoffrey Kamworor\u00a0hanno vinto la Maratona di New York numero 49. Fine. Onore ai vincitori, come \u00e8 giusto che sia, ma chiss\u00e0 gi\u00e0 domani quanti si ricorderanno chi sono. Quanti ricorderanno i loro nomi e le loro facce. Quanti ne parleranno nei bar,\u00a0 negli uffici,\u00a0 negli spogliatoi delle palestre. Gi\u00e0 chiss\u00e0&#8230; Probabilmente nessuno. Per\u00f2 voci e immagini della infinita diretta Rai che ha raccontato la pi\u00f9 bella e affascinante maratona del mondo sono state tutte per loro. 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