{"id":27004,"date":"2019-11-04T16:38:19","date_gmt":"2019-11-04T15:38:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=27004"},"modified":"2019-11-04T16:38:28","modified_gmt":"2019-11-04T15:38:28","slug":"atleti-e-nuovi-robot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2019\/11\/04\/atleti-e-nuovi-robot\/","title":{"rendered":"Atleti e nuovi robot ?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-27005\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac1-210x300.jpg\" alt=\"mac1\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac1-210x300.jpg 210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac1.jpg 598w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-27006\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac2-300x212.jpg\" alt=\"mac2\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac2-300x212.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac2-1024x723.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2019\/11\/mac2.jpg 1225w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una suola in carbonio nelle scarpe da corsa per aumentare la spinta e sbriciolare il record della maratona.<\/strong> Una pillola nello stomaco per registrare il calore del corpo, trasmettere al computer informazioni sull&#8217;idratazione e formulare diagnosi mediche senza esami invasivi. O ancora, protesi robotiche per superare le disabilit\u00e0, muoversi o comunicare. L&#8217;uomo sta diventando \u00abbionico\u00bb, nel vero senso della parola. Ma c&#8217;\u00e8 un campo che fa spesso da apripista, in cui le tecnologie sono ormai decisive: lo sport. Le aziende stanno sperimentando e investendo, testano e brevettano fiutando un business a parecchi zeri. E se gli atleti fanno da cavia, la tecnologia che ora serve a raggiungere i record in pista e negli stadi finir\u00e0 presto anche nella nostra vita quotidiana. Ci sono maglie termiche, in fibre riscaldanti, sintetiche, che permettono il controllo dell&#8217;umidit\u00e0. Fibre che attraverso dei sensori a contatto con\u00a0 la pelle trasferiscono i dati a reti wireless e permettono di capire se i muscoli sono stanchi e se sono bene ossigenati. Ci sono orologi (se si possono ancora chiamare orologi) che con un lettore ottico leggono il polso, monitorano il cuore. Chip inseriti sotto le magliette dei pallavolisti che misurano tutti i loro spostamenti in campo, i salti, l&#8217;elevazione e la potenza dei colpi. E ancora, sensori applicati sotto i bendaggi delle mani dei pugili per permettere ai coach di avere in tempo reale la frequenza dei pugni e il numero di ganci. Non mancano scansioni tridimensionali del corpo per costruire attrezzature e abbigliamento che assecondino alla perfezione le caratteristiche fisiche e aerodinamiche degli atleti, maglie intelligenti che danno la possibilit\u00e0 agli spettatori di una partita di calcio (ma anche di basket, di baseball) di ricevere tutte le informazioni che vogliono sul loro giocatore preferito direttamente sullo smartphone. Oppure un chip sottopelle per capire se un atleta si dopa.<\/p>\n<p><strong>CHIP ANTI DOPING<\/strong><\/p>\n<p>Lo sport sui campi, sulle strade, in pista diventa sempre pi\u00f9 un videogioco? Presto gli atleti saranno tutti dei replicanti? Oggi le macchine interagiscono con computer, tv, telefonini trasferendo informazioni e dati in tempo reale. E questo apre nuovi scenari. Mike Miller, ex-capo esecutivo della World rugby association e gi\u00e0 alla guida della World Olympians Association, organizzazione che raggruppa 48 gruppi nazionali in rappresentanza di 100mila sportivi, qualche tempo fa spos\u00f2 senza riserve la tecnologia nello sport, soprattutto in fatto di lotta al doping: \u00abNoi mettiamo i chip ai nostri cani e la cosa non sembra crear loro alcun problema aveva spiegato qualche tempo fa in un&#8217;intervista al Guardian . Quindi perch\u00e9 non ci prepariamo a fare altrettanto anche con gli atleti? Dobbiamo fermare il doping con le tecnologie pi\u00f9 avanzate\u00bb. Un chip piazzato sotto la pelle sicuramente potrebbe spiegarci e svelarci se nel suo sangue e nelle sue urine c&#8217;\u00e8 del doping. E poi? Cos&#8217;altro ancora? Qual \u00e8 il suo Dna, quali sono i suoi valori dopo un allenamento, quali a riposo, come si possa incrementare la sua potenza, la sua resistenza, il suo sprint o la sua capacit\u00e0 di resistere e sopportare i carichi di lavoro? Ipotesi. Future e probabilmente possibili. Con l&#8217;atleta che diventa sempre pi\u00f9 simile a una macchina, sempre pi\u00f9 un&#8217;interfaccia controllata e controllabile.\u00a0 Prende forma l&#8217;idea del moderno campione robotizzato, la \u00abcavia elettronica\u00bb da sperimentazione in laboratorio che anticipa e affianca passo passo il progresso e i risultati ottenuti dai ricercatori. Prima che nella vita quotidiana gli effetti si vedono nelle arene. La tecnologia non trasforma il \u00abbrocco\u00bb in campione ma nello sport ad altissimo livello diventa decisiva perch\u00e9, come hanno spiegato nel saggio Sportivi ad alta tecnologia l&#8217;ingegnere meccanico Nunzio Lanotte e sua moglie, la francese Sophie Lem, \u00abla differenza tra la gloria di una medaglia d&#8217;oro e l&#8217;anonimato si misura in millesimi di secondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>MATERIALI INTELLIGENTI<\/strong><\/p>\n<p>Dal tennis, allo sci al nuoto, ovviamente ai motori, al ciclismo, la tecnologia applicata allo sport cambia le carte in tavola. Sensori, processori, fibre di carbonio che hanno preso il posto del legno, dell&#8217;acciaio, dell&#8217;alluminio migliorando resistenza, peso e performance di scocche, telai, ruote, caschi, imbarcazioni, pagaie, racchette, scarpe. C&#8217;erano una volta le scarpe con le tomaie in pelle, oggi sono un mix esplosivo di poliestere immerso in una matrice di poliuretano. Materiali pi\u00f9 resistenti, pi\u00f9 comodi e che quindi aiutano a migliorare la prestazione. Come poche settimane fa le scarpe innestate con una soletta di carbonio utilizzate dal campione keniano Eliud Kipcoghe che a Vienna ha sgretolato il muro delle due ore nella maratona. A buttarlo gi\u00f9, con una prestazione che lo ha visto correre i 42 chilometri e 195 metri in 1 ore e 59 minuti, \u00e8 stato il pi\u00f9 forte maratoneta in circolazione oggi, gi\u00e0 detentore del record del mondo. Ma per raggiungere l&#8217;obiettivo gli hanno preparato la maratona perfetta. La Ineos, l&#8217;azienda del miliardario inglese Jim Ratcliffe, l&#8217;uomo pi\u00f9 ricco di Gran Bretagna, si \u00e8 fatta carico di organizzare una corsa ad hoc. Una prova ai limiti dello show che ha fatto cadere un limite sportivo, ma soprattutto psicologico, e ha aperto un nuovo percorso scientifico e commerciale. Un&#8217;ora 59 minuti e 40 secondi per correre 42.195 metri sono un tempo che era inimmaginabile fino a qualche anno fa. La prestazione atletica \u00e8 stata ottenuta per\u00f2 con un&#8217;auto di fronte al gruppetto dei maratoneti a scandire l&#8217;andatura, con un raggio laser che disegnava sull&#8217;asfalto un&#8217;area quadrata dove il maratoneta doveva restare per avere la certezza di battere il record, con una quarantina di atleti \u00ablepri\u00bb che si sono dati il cambio nel proteggere dall&#8217;aria Kipchoge che correva ben coperto nel mezzo. \u00abQuanto si pu\u00f2 guadagnare cos\u00ec, rispetto a un&#8217;abituale maratona cittadina? si \u00e8 chiesto il campione olimpico di Atene Stefano Baldini-. Come minimo tre secondi al chilometro\u00bb. Che poco non \u00e8: quando le prestazioni sono al limite anche cambiamenti che possono sembrare impercettibili fanno la differenza. Vale tutto se i regolamenti lo consentono.<\/p>\n<p><strong>E L&#8217;UOMO CHE FINE FA?<\/strong><\/p>\n<p>Ma l&#8217;uomo che fine fa? E allora si pu\u00f2 discutere sulla nuova pillola elettronica che pi\u00f9 o meno un mese fa \u00e8 stata testata a Doha in Qatar durante gli ultimi campionati del mondo di atletica.\u00a0 Una sperimentazione che aveva lo scopo di proteggere da colpi di calore e disidratazione gli atleti impegnati sugli sport di resistenza. La capsula, che pesa 1,7 grammi e non \u00e8 pi\u00f9 grande di una pillola medica convenzionale, misura la temperatura corporea e trasmette elettronicamente i dati a tecnici e medici che cos\u00ec in tempo reale hanno sempre sotto controllo le condizioni fisiche di chi sta correndo. Un po&#8217; come succede con la telemetria per le auto di Formula Uno, che sono tenute costantemente sotto controllo in tutti i loro parametri dagli ingegneri di pista che seguono la gara dai muretti dei box. Il progetto \u00e8 stata rivelato dall&#8217;associazione mondiale delle federazioni di atletica leggera (Iaaf) al quotidiano britannico Telegraph a cui \u00e8 stato spiegato che \u00abdiverse associazioni nazionali hanno gi\u00e0 testato la pillola e i risultati sono stati buoni\u00bb e che tutto \u00ab\u00e8 perfettamente sicuro, non c&#8217;\u00e8 ingrediente attivo nella pillola, solo un chip elettronico che viene attivato durante la gara\u00bb. La tecnologia \u00e8 stata sviluppata da Yannis Pitsiladis, scienziato sportivo all&#8217;Universit\u00e0 di Brighton che lavora a stretto contatto sia con Iaaf che con il Comitato Olimpico Internazionale, soprattutto in vista delle Olimpiadi del 2020 di Tokyo dove sono previste temperature e umidit\u00e0 estremamente elevate.<\/p>\n<p><strong>LA STRADA E&#8217; TRACCIATA<\/strong><\/p>\n<p>E sono molte le aziende che ormai investono in questa direzione. E non solo in questa. In Israele ci sono 8mila start-up attive e molte lavorano per mettere a punto modelli di tecnologia applicabile allo sport e agli atleti. Una partnership con l&#8217;italiana Wylab ad esempio ha lanciato sul mercato un motore di intelligenza artificiale in grado di elaborare un numero elevatissimo di dati sullo stato fisico dell&#8217;atleta, tale da poter ottimizzare le prestazioni ma soprattutto di evitare e prevenire gli infortuni. Il futuro, insomma, \u00e8 arrivato. Fino al punto da suscitare timore, e la paura \u00e8 quella di incartarsi. C&#8217;\u00e8 il rischio che la tecnologia prenda il sopravvento. Chi vince? Per molti sempre e solo lo sport che cos\u00ec cresce, migliora, batte i record e diventa pi\u00f9 sicuro. Per chi invece ha una visione pi\u00f9 romantica del gesto atletico e della competizione il rischio \u00e8 che a vincere saranno le aziende che per prime arriveranno sui nuovi prodotti, rendendoli il pi\u00f9 possibile user friendly e quindi commerciabili. Certo nulla sostituir\u00e0 il talento, l&#8217;intelligenza dell&#8217;allenatore e le lunghe ore di fatica dell&#8217;allenamento. Ma la ricerca vola e nei prossimi anni ad utilizzare queste tecnologie saranno i giovanissimi di oggi che vivono gi\u00e0 in una dimensione digitale. Sar\u00e0 difficile un po&#8217; per tutti tenere il passo. C&#8217;erano una volta i campioni che vincevano le maratone olimpiche correndo a piedi nudi. Oggi hanno chip sottopelle e nelle scarpe solette di carbonio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Una suola in carbonio nelle scarpe da corsa per aumentare la spinta e sbriciolare il record della maratona. Una pillola nello stomaco per registrare il calore del corpo, trasmettere al computer informazioni sull&#8217;idratazione e formulare diagnosi mediche senza esami invasivi. O ancora, protesi robotiche per superare le disabilit\u00e0, muoversi o comunicare. L&#8217;uomo sta diventando \u00abbionico\u00bb, nel vero senso della parola. Ma c&#8217;\u00e8 un campo che fa spesso da apripista, in cui le tecnologie sono ormai decisive: lo sport. 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