{"id":27271,"date":"2020-01-12T16:55:28","date_gmt":"2020-01-12T15:55:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=27271"},"modified":"2020-01-12T16:55:28","modified_gmt":"2020-01-12T15:55:28","slug":"omar-il-ciclista-di-ghiaccio-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/01\/12\/omar-il-ciclista-di-ghiaccio-2\/","title":{"rendered":"Omar, il ciclista di ghiaccio"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/01\/omar.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-27272\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/01\/omar-255x300.jpg\" alt=\"omar\" width=\"255\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/01\/omar-255x300.jpg 255w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/01\/omar.jpg 615w\" sizes=\"(max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 un uomo solo al comando,<\/strong> come capita spesso nel ciclismo. C&#8217;\u00e8 un uomo solo al comando in Mongolia nella gelida terra dei ghiacci e questo capita un po&#8217; meno. Un po&#8217; per sfida, un po&#8217; per lavoro ma molto per passione, che \u00e8 poi il fluido magico che d\u00e0 vita ad ogni cosa.\u00a0 Moltissimo perch\u00e9 cos\u00ec probabilmente gli dicono la testa e il cuore. \u00abIl mio ciclismo pi\u00f9 che prestazione \u00e8 avventura\u00bb racconta sempre <strong>Omar di Felice<\/strong>, 39enne ultracycler romano con un passato da grafico pubblicitario alle spalle. \u00abUn modo di essere che mi permette di scoprire luoghi incredibili ma anche me stesso. Mi permette di capire quali sono le mie possibilit\u00e0 e quali i miei limiti&#8230;\u00bb. E allora un anno da corridore professionista basta e avanza, perch\u00e9 quello \u00e8 un \u00abmestiere\u00bb che a un filosofo delle due ruote va stretto: \u00abDa adolescente i miei allenatori mi portavano in circuito ad allenarmi- ricorda- ma io innamorato di Pantani sognavo le salite, sognavo il Pordoi e obbligavo i miei genitori a portarmi in vacanza lass\u00f9&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec la strada diventa un&#8217;altra,<\/strong> diventa quella che lo porta a viaggiare da solo per chilometri, giorni e notti dal Gran Sasso allo Stelvio, da Capo Nord all&#8217;Alaska, in Islanda, nelle regioni artiche dello Yukon in Canada fino ad attraversare da costa a costa l&#8217;America lungo i 7mila chilometri della Transamerica. \u00abLa prima volta che mi ritrovai a passare da solo una notte in bici ero sui Pirenei- spiega &#8211; Fu uno shock, appoggiai la bici ad un&#8217;auto posteggiata e chiesi di riportarmi a casa&#8230;\u00bb. Poi per\u00f2 tutto \u00e8 cambiato e ci ha preso gusto a pedalare da solo verso l&#8217;infinito.<\/p>\n<p><strong>Tra qualche settimana si prepara a partire per la Mongolia,<\/strong> dove attraverser\u00e0 il deserto dei Gobi, un territorio che d&#8217;inverno diventa veramente estremo con temperature che vanno dai -20 ai -40 gradi. Da solo, senza una squadra di supporto come era sempre stato finoora. Da solo con una bici da \u00abgravel\u00bb attrezzata con borse per contenere un tenda di sicurezza, un sacco a pelo, un fornelletto e il cibo che servir\u00e0. Partendo da Ulan Bator, la citt\u00e0 pi\u00f9 fredda al mondo, pedaler\u00e0 verso Sud raggiungendo l&#8217;ingresso orientale del deserto mongolo e tentando poi di attraversarlo in senso orizzontale: da Est a Ovest raggiungendo Altay, circa 2mila chilometri da percorrere senza una rotta stabilita.<\/p>\n<p><strong>Solo al comando per una sfida che \u00e8 una via di mezzo tra ciclismo e avventura.<\/strong> Che \u00e8 anche un bel rischio: \u00abSarei un bugiardo se non dicessi ho un po&#8217; di paura &#8211; ammette &#8211; Vado in una terra ignota, che solo Reinold Messner ha attraversato ma in primavera. In inverno \u00e8 tutto pi\u00f9 complicato e mi chiedo spesso se non star\u00f2 chiedendo troppo a me stesso. Ma credo che questa sia la mia valvola di sicurezza perch\u00e9 metto in conto di poter fallire, di tornare indietro, di girare la bici e arrendermi magari per riprovarci ancora&#8230;\u00bb. L&#8217;idea di attraversare questo pezzo dimenticato di mondo gli \u00e8 venuta qualche anno fa quando l&#8217;aveva sorvolato in aereo mentre andava in Giappone. \u00abFu una folgorazione &#8211; racconta &#8211; pensai subito che un giorno nella mia vita l\u00ec ci sarei passato, che avrei attraversato quell&#8217;immensa distesa ghiacciata o almeno ci avrei provato&#8230;\u00bb. E l&#8217;ora \u00e8 arrivata.<\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 allenato per quanto ci si possa allenare a un&#8217;impresa cos\u00ec.<\/strong> Ha pedalato al freddo, ha scalato montagne dove stava nevicando, ha dormito all&#8217;aperto, ha abituato il suo corpo al digiuno, a consumare il meno possibile. Pedaler\u00e0 cinquanta, cento, forse duecento chilometri al giorno seguito con un gps da una guida del luogo che gli indicher\u00e0 tragitto e punti di appoggio: \u00abChe non ci sono &#8211; spiega &#8211; Gli unici aiuti su cui potr\u00f2 contare sono quelli che mi offriranno le trib\u00f9 nomadi che vivono da quelle parti, che si spostano secondo le condizioni del meteo e che per tradizione ospitano e rifocillano chi viaggia sulle loro rotte\u00bb. Il resto \u00e8 un&#8217;incognita.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 esplorazione pura fatta in sella ad una bici che traccer\u00e0 strade dove nessuno \u00e8 mai passato.<\/strong> Alla ricerca di una impresa estrema che ti porta a fare i conti con te stesso e che \u00e8 diventata una necessit\u00e0. Inutile chiedere il perch\u00e9. E cos\u00ec. \u00c8 cos\u00ec \u00e8 basta apparentemente contro logica e buonsenso. Ma non comanda la ragione. \u00abC&#8217;\u00e8 un richiamo che arriva da lontano e che molti sentono forse perch\u00e9 siamo bombardati dalla tecnologia &#8211; spiega Omar &#8211; perch\u00e9 abbiamo tutto, spesso anche il superfluo&#8230; Invece quando sei solo e ti ritrovi a fare i conti con freddo e fatica capisci veramente di cosa puoi avere bisogno. Mangi davvero sei hai fame e bevi davvero se hai sete\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Poi si tirano le somme e si riparte.<\/strong> Perch\u00e9 \u00e8 chiaro che non finir\u00e0 tutto in quel deserto della Mongolia. Quella \u00e8 solo un&#8217;altra tappa del viaggio: \u00abPedalare in silenzio al buio e nel ghiaccio sono le tre parole che riassumono perfettamente ci\u00f2 che faccio &#8211; spiega &#8211; Pedalare in silenzio, al buio e nel ghiaccio \u00e8 il mio ciclismo che mi porta ad avvicinare il limite e a pensare ogni volta di averlo raggiunto. Ma dura poco perch\u00e9 poi mi fermo, mi lascio affascinare da un&#8217;altra suggestione e se Sara, la mia compagna e Fabio, il mio allenatore ma in realt\u00e0 molto di pi\u00f9, danno la benedizione sono gi\u00e0 pronto per ripartire. In realt\u00e0 credo non si possa ma dire di aver raggiunto il limite, mai si pu\u00f2 dire di essere arrivati&#8230;\u00bb. C&#8217;\u00e8 un uomo solo al comando. Ma la sua \u00e8 tutta un&#8217;altra storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 un uomo solo al comando, come capita spesso nel ciclismo. C&#8217;\u00e8 un uomo solo al comando in Mongolia nella gelida terra dei ghiacci e questo capita un po&#8217; meno. 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