{"id":27663,"date":"2020-04-12T12:42:17","date_gmt":"2020-04-12T10:42:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=27663"},"modified":"2020-04-13T21:04:52","modified_gmt":"2020-04-13T19:04:52","slug":"che-pasqua-e-senza-la-roubaix","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/04\/12\/che-pasqua-e-senza-la-roubaix\/","title":{"rendered":"Che Pasqua \u00e8 senza la Roubaix&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/Parigi-Roubaix-Foresta-di-Arenberg-660x330.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-27664\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/Parigi-Roubaix-Foresta-di-Arenberg-660x330-300x150.jpg\" alt=\"Parigi-Roubaix-Foresta-di-Arenberg-660x330\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/Parigi-Roubaix-Foresta-di-Arenberg-660x330-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/Parigi-Roubaix-Foresta-di-Arenberg-660x330.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In queste\u00a0 ore si corre la\u00a0 \u00a0Roubaix&#8230; Si corre lo stesso. Sulle pagine dei giornali, nelle interviste a <strong>Francesco Moser,<\/strong>\u00a0 nel ricordo di <strong>Franco Ballerini,<\/strong>\u00a0 nelle vittorie di Fausto e Felice, di monsieur Roger,\u00a0 di\u00a0 Cancellara, Sagan e tutti quelli che ho dimenticato. Tutti passati di qui, tutti con un pietra in tasca. Sole, pioggia o vento, decida ognuno come gli pare ma , comunque andr\u00e0,\u00a0 andr\u00e0 ance oggi\u00a0 come \u00e8 sempre andata da\u00a0 \u00a0Compiegne al Velodrome: sar\u00e0 dura. Magia di una corsa che \u00e8 la Pasqua laica di ogni appassionato di ciclismo,\u00a0 festa di popolo e di sport santificata in un rito che vale una stagione e spesso una vita. Monumento insieme col Lombardia, con il Fiandre, con la Liegi e la Sanremo. Monumento che , senza mancare di rispetto, per\u00f2 \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 monumento di tutti gli altri.\u00a0 Una storia lunga 257 chilometri e mezzo che\u00a0 \u00e8 un racconto infinito e che oggi\u00a0 si prende solo una pausa. Poi ricomincer\u00e0 e sar\u00e0 la solita magia,\u00a0 con le stesse pietre numerate, con i settori, con gli stessi tifosi che una volta erano ragazzini e ora ci portano i figli, con riverenza e rispetto come se si pedalasse nelle sale di un museo, con le stesse case ordinate\u00a0 che sfilano via inquadrate dagli elicotteri,\u00a0 con gli stessi colori e con lo stesso cielo basso che ti avvicina ai mari del Nord. Con il mondo davanti alla tv, \u00a0con le solite facce stravolte e sporche di fango, con le stesse smorfie e con la stessa fatica. Per\u00f2 forse questa \u00e8 l\u2019unica corsa in cui le facce contano meno. Chiunque arrivi, chiunque vinca, chiunque abbia la fortuna e l\u2019 onore di alzare le braccia sul traguardo di quel velodromo si stampa nella gloria. E diventa un uomo di\u00a0<strong>Roubaix<\/strong>. Uno dei tanti ma unico. Speciale. Perch\u00e8 quello degli eroi di Roubaix \u00e8 il circolo pi\u00f9 esclusivo del mondo. Un\u2019enclave che va oltre il tempo. Basta una volta. Due sono tante, oltre diventa mito. E noi ci siamo l\u00e0 in mezzo. Inutile far nomi chi ama questo sport sa, conosce, ricorda. \u00a0Tutto ci\u00f2 che della Roubaix si deve raccontare \u00e8 stato gi\u00e0 scritto. Chilometri di battaglia, di gioie immense, delusioni terribili. Di cadute, di dolore e di pianti. Tutto ci\u00f2 che della Roubaix rimane \u00e8 la sua storia scritta nella polvere o nel fango, sulle pietre che hanno creato il mito dell\u2019inferno del Nord, di una corsa unica e impronosticabile con l\u2019incubo della foresta di Arenberg, di Mons en Pevele e naturalmente col Carrefour de l\u2019Arbre. In tutto fanno\u00a0\u00a029\u00a0 settori, quasi sessanta chilometri di cubetti che sono davvero la strada verso la gloria.\u00a0 Qualche anno fa ho avuto l&#8217;onore di visitare il museo privato di\u00a0<strong>Ernesto Colnago. <\/strong>In\u00a0 fondo a sinistra ci sono ancora, conservate come una reliquia, le bici dei trionfi di\u00a0<strong>Ballerini<\/strong>. Le tiene l\u00ec,\u00a0 con il numero attaccato e \u00a0sporche di fango: \u00a0\u201cNon le ho mai lavate, non le ho mai spostate e non le ho mai toccate-\u00a0 mi aveva raccontato- Voglio che restino cos\u00ec\u2026.\u201d. La prima vittoria della<strong>\u00a0Mapei<\/strong>\u00a0con le bici in carbonio fu quella del 9 aprile 1995\u00a0 e la vigilia per Colnago fu una notte insonne perch\u00e8 il patron\u00a0<strong>Giorgio Squinzi<\/strong>\u00a0lo chiam\u00f2 in piena notte\u00a0 perch\u00e8 aveva paura che i telai si rompessero e voleva correre con le bici in alluminio: \u201cMi sono messo davanti alla tv e ho pregato- ricorda Colnago- Poi quando da una nuvola di polvere ho visto uscire Ballerini ho ringraziato il signore\u2026\u201d. Oggi si corre lo stesso. E&#8217; una Pasqua strana&#8230;passer\u00e0. La Roubaix invece \u00e8 l\u00ec, resta. E non ce la tocca nessuno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In queste\u00a0 ore si corre la\u00a0 \u00a0Roubaix&#8230; Si corre lo stesso. 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