{"id":27749,"date":"2020-04-30T19:04:28","date_gmt":"2020-04-30T17:04:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=27749"},"modified":"2020-04-30T19:04:28","modified_gmt":"2020-04-30T17:04:28","slug":"nostalgia-del-gran-sasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/04\/30\/nostalgia-del-gran-sasso\/","title":{"rendered":"Nostalgia del Gran Sasso&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/imp3-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-27750\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/imp3-1-300x166.jpg\" alt=\"imp3 (1)\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/imp3-1-300x166.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/04\/imp3-1.jpg 1009w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cE\u2019 lunga fin lass\u00f9&#8230;&#8221;. Mette subito in chiaro un signore che, zaino in spalla, sbuca all&#8217;improvviso da un viottolo sbattendo le scarpe sull&#8217;asfalto per togliersi il fango dalle suole. &#8220;E poi in bici non finisce mai&#8230;&#8221;.\u00a0 Da Assiergi si pu\u00f2 solo guardare in s\u00f9. Provare a cercarlo quel Grande Sasso che non si vede, che si nasconde dietro un Appennino infinito\u00a0 e che, come cantava Ivan Graziani,\u00a0 conserva sogni e misteri.\u00a0 \u00a0&#8220;Qui oggi\u00a0 fa caldissimo e c\u2019\u00e8 sole ma su d\u00e0 brutto\u2026E in un attimo cambia tutto\u201d. E cambia. Pi\u00f9 veloce che mai in un mischiarsi di nuvole che si scontrano,\u00a0 di folate che chiudono gli sprazzi di azzurro e fanno sparire il sole, di brividi per un temporale in arrivo che ti fa sentire davvero senza difese. Tante le bici che scendono. Veloci. Forse perch\u00e8 fuggono dall\u2019acqua che li rincorre o forse solo perch\u00e8 si godono il premio della discesa dopo tanto faticare. Ma chi sale sa dove deve andare. A recuperare i figli che, forti della loro giovent\u00f9, sono andati in avanscoperta, a scoprire un altopiano che si perde a vista d\u2019occhio in\u00a0 una serie di piccole valli e di\u00a0\u00a0borghi che sono gioielli consegnati alla storia come<strong>\u00a0Rocca\u00a0\u00a0Calascio , Castel del Monte, Santo Stefano di Sessanio.<\/strong>\u00a0Non finisce mai. Pi\u00f9 sali e pi\u00f9 ti senti piccolo. E il lieve senso di ansia che ti coglie spiega, meglio di ogni cosa, chi comanda, chi detta le regole e quale sia l\u2019origine. Ti senti\u00a0 vulnerabile di fronte alla potenza della natura perch\u00e8 la magia della bici \u00e8 anche questa, non sei\u00a0 in una scatola al riparo, al coperto che se le cose si mettono male metti la freccia a destra e aspetti che passi la buriana. Se il cielo si imbroglia e si incupisce c\u2019\u00e8 solo una mantellina a cui ti puoi affidare. Pochissimo, quasi nulla quando ti stai arrampicando verso\u00a0<strong>Campo imperatore,<\/strong>\u00a0 quando sei sotto\u00a0la cima pi\u00f9 elevata degli Appennini, con i 2912 metri del suo Corno Grande. Pi\u00f9 sali e pi\u00f9 ti senti piccolo quasi a sparire tra gli spazi infiniti di questo altopiano che ti porta in mezzo alle nuvole, con il vento che ti spazza\u00a0 di lato con le raffiche fredde\u00a0 che ti fanno dimenticare l\u2019afa e i 35 gradi della spiaggia da dove sei partito. Per arrivare a Campo Imperatore si sale. Si continua a salire, si sale sempre per una trentina chilometri in cui si ha tutto il tempo per godersi strada, tornanti, dritti infiniti che sembrano portare verso una vetta che non arriva mai. Qui passato il Giro, qui\u00a0 in ordine sparso sono passati\u00a0<strong>Armstrong, Formolo, Pantani<\/strong>\u00a0nomi scritti con la vernice su un asfalto a grana grossa che sfida ghiaccio e neve.\u00a0 Fatta eccezione per un pastore che vende forme di pecorino sotto una tenda al bivio che porta verso valle e una mandria di cavalli che sembrano senza padrone non c\u2019\u00e8 nulla quass\u00f9. Piove e non c\u2019\u00e8 riparo. E forse \u00e8 meglio cos\u00ec perch\u00e8 non ci sarebbe riparo neppure con il sole. Non c\u2019\u00e8 una fontana, non un rifugio per un caff\u00e8, nulla di nulla. Ed \u00e8 la meraviglia della montagna vera, quella a cui non importa di essere comoda e turistica, quella che \u00e8 rimasta ( forse proprio per questo)\u00a0 intatta e\u00a0 che chiede sempre\u00a0 un giusto prezzo di fatica. La bici \u00e8 lo strumento perfetto per mettere insieme tutte queste cose. E ora, costretti a pedalare sui rulli, manca pi\u00f9 che mai. Manca da impazzire&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cE\u2019 lunga fin lass\u00f9&#8230;&#8221;. Mette subito in chiaro un signore che, zaino in spalla, sbuca all&#8217;improvviso da un viottolo sbattendo le scarpe sull&#8217;asfalto per togliersi il fango dalle suole. &#8220;E poi in bici non finisce mai&#8230;&#8221;.\u00a0 Da Assiergi si pu\u00f2 solo guardare in s\u00f9. Provare a cercarlo quel Grande Sasso che non si vede, che si nasconde dietro un Appennino infinito\u00a0 e che, come cantava Ivan Graziani,\u00a0 conserva sogni e misteri.\u00a0 \u00a0&#8220;Qui oggi\u00a0 fa caldissimo e c\u2019\u00e8 sole ma su d\u00e0 brutto\u2026E in un attimo cambia tutto\u201d. E cambia. 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