{"id":279,"date":"2010-07-05T15:34:57","date_gmt":"2010-07-05T14:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2010\/07\/05\/aveva-ragione-toto-in-bici-la-salita-e-come-una\/"},"modified":"2010-07-06T09:58:12","modified_gmt":"2010-07-06T08:58:12","slug":"aveva-ragione-toto-in-bici-la-salita-e-come-una","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2010\/07\/05\/aveva-ragione-toto-in-bici-la-salita-e-come-una\/","title":{"rendered":"Aveva ragione Tot\u00f2: in bici la salita \u00e8 come una Livella"},"content":{"rendered":"<p>Quello della salita che non guarda in faccia a nessuno \u00e8 un tema che mi affascina. In bici quando la strada comincia a salire non ci sono sconti. Cos\u00ec puoi chiamarti come vuoi,\u00a0 avere una laurea o un 730 da nababbo ma poco importa. Si soffre tutti allo stesso modo. La salit\u00e0 \u00e8 giusta, democratica, \u00e8 un riequilibratore sociale, serve a limare le differenze e a favorire i riscatti. Credo sia un tema florido anche per la letteratura e\u00a0sicuramente lo \u00e8 per chi scrive di ciclismo perch\u00e8 sulle grandi salite\u00a0si \u00e8 fatta la storia di questo sport. Cos\u00ec due giorni fa per la Maratona delle Dolimiti ho scritto un pezzo sul Giornale che pi\u00f9 o meno parlava\u00a0di queste cose. Perch\u00e8 la maratona delle Dolomiti \u00e8 diventata un po&#8217; come la maratona di New York, un evento a cui tutti, vip compresi, \u00a0vogliono partecipare magari a volte improvvisandosi un po&#8217;. Ma la bici, soprattutto in salita, presenta sempre il conto \u00e8 l\u00ec&#8217; non\u00a0importa chi sei.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Lo diceva Parini nel \u00abDialogo sopra la nobilt\u00e0\u00bb e il principe De curtis, in arte Tot\u00f2, nella celeberrima \u00abLivella\u00bb. Possiamo pure pensare a tutte le possibili differenze tra ceto, classe sociale e dichiarazione dei redditi, ma alla fine, dopo una vita pi\u00f9 o meno vissuta siamo sempre tutti uguali! Senza scomodare i grandi e restando con i piedi ben piantati per Terra c\u2019\u00e8 un altro momento in cui le differenze si annullano. C\u2019\u00e8 un altro istante dove contano solo il viso che hai, le sue smorfie e la forza che le tue mani hanno per stringere un manubrio. Quando sei in sella a una bici da corsa e ti stai arrampicando su una salita. L\u00ec non vale pi\u00f9 nulla, non il tuo codice fiscale, non la tua laurea. Non il tuo conto in banca o i tuoi debiti. Sui pedali la soglia di dolore \u00e8 uguale per tutti, una \u00abLivella\u00bb che diventa sempre pi\u00f9 inesorabile metro, dopo metro, chilometro dopo chilometro, tornante dopo tornante. Ti ritrovi a guardare all\u2019ins\u00f9 sperando che sia finita e invece si continua nell\u2019elogio di una sofferenza che pi\u00f9 diventa insopportabile pi\u00f9 diventa epica e giusta. Cos\u00ec ti puoi chiamare Agnelli o Pautasso e non ti cambia niente.<br \/>\nLa Maratona dles Dolomites che si corre oggi non \u00e8 una semplice corsa in bicicletta. \u00c8 la regina delle Granfondo, le gare di lunga distanza, ma \u00e8 anche un po\u2019 la corsa dei sogni. Difficilissimo trovare un pettorale. Anche quest\u2019anno poche ore dopo l\u2019apertura delle iscrizioni le richieste erano pi\u00f9 di 25mila. Poi si incrociano le dita. Poi si spera che il proprio nome venga sorteggiato tra i novemila che saranno al via. Non si guarda in faccia nessuno. Dentro o fuori, senza sconti. Cos\u00ec come non si \u00e8 guardato in faccia chi lo scorso anno stava per vincere ed \u00e8 stato squalificato per aver gettato a terra una borraccia a pochi chilometri dal traguardo. Michil Costa che di questa maratona \u00e8 mente e cuore \u00e8 inflessibile nel proteggere l\u2019ambiente della sua Alta val Badia: \u00abOgni nostra azione deve fare parte di uno sviluppo sostenibile.<br \/>\nOgnuno di noi ha la sua parte di responsabilit\u00e0 e deve essere consapevole dell\u2019importanza di ogni vita. Perch\u00e9 la vita ha ragione, in ogni caso\u00bb. Cos\u00ec chi getta qualcosa a terra finisce la sua corsa nel punto esatto in cui si trova. E anche qui chiamarsi Agnelli o Pautasso \u00e8 la stessa identica cosa. Ma torniamo alla fatica. Campolongo, Pordoi, Sella. E ancora: Gardena, Giau e Falzarego. Nomini questi \u00abpassi\u00bb a un appassionato di ciclismo e vedi i suoi occhi brillare. Lass\u00f9 volano solo le aquile, i campioni che hanno scritto la storia tinta di \u00abrosa\u00bb. Sono le Dolomiti del Giro, dove ogni pedalata \u00e8 sudore e dove i chilometri scorrono lenti quasi a voler sublimare la fatica per goderne fino in fondo il sapore. Salire lass\u00f9 spingendo sui pedali ti avvicina alla tua pagina di storia, al tuo limite. Qualunque esse sia, diverso ma uguale per tutti. Cos\u00ec ti puoi chiamare Rodolfo De Benedetti, James Murdoch, Vittorio Colao, Paolo Garimberti, Antonio Marano, Gianfranco Comanducci o Linus non fa nessuna differenza. In sella di fianco a te che stai facendo la stessa identica fatica c\u2019\u00e8 un uomo (o una donna), un pettorale, un numero, una bicicletta in carbonio e un cambio Shimano o Campagnolo che sale sempre pi\u00f9 in alto nella ricerca vana di un rapporto che pi\u00f9 leggero non si pu\u00f2.<br \/>\nLa nuova parola d\u2019ordine \u00e8 che la Maratona dles Dolomiti almeno una volta nella vita bisogna farla, un po\u2019 come quella di New York che per\u00f2 si corre a piedi. Cos\u00ec ci provano tutti anche campioni molto pi\u00f9 a loro agio sugli sci, sugli anelli, davanti a una rete da volley o su una canoa: da Giuliano Razzoli a Manfred M\u00f6lgg, da Iuri Chechi a Antonio Rossi a Cristian Zorzi a Filippo Magnini a Pietro Piller Cottrer a Karen Putzer a Maurizia Cacciatori a Isolde Kostner, Ciccio Graziani e a \u00abpenna bianca\u00bb Fabrizio Ravanelli. All\u2019inizio fu Edoardo Tavella, presidente del ciclo club dell\u2019Alta Val Badia e innamorato di ciclismo. Aveva partecipato a una gran fondo in Austria e decise di far la stessa cosa sulle sue montagne. Cos\u00ec, con moglie e figli a dargli una mano, fiss\u00f2 il quartier generale della maratona nel suo albergo a Pedraces e part\u00ec. Era il 12 luglio del 1987, una vita fa. E tutto girava attorno all\u2019hotel della Posta: organizzazione, consegna dei pettorali, partenza, arrivo e premiazioni. Al via 166 \u00abtemerari\u00bb che dopo sette passi dolomitici e 175 chilometri tornarono a Pedraces stanchi ma felici come si dice in questi casi. Una sfida dura che un anno, con la neve, divent\u00f2 epica e appassion\u00f2 i tedeschi che se ne innamorarono in tv. Da allora, dopo gli italiani, sono i pi\u00f9 numerosi e anche quest\u2019anno non hanno tradito.<br \/>\nNovemila e 271 partenti e non uno di pi\u00f9 in rappresentanza di 42 nazioni. I partecipanti italiani sono in maggioranza con 5.040 iscritti, seguiti da Germania e Paesi Bassi. Ma c\u2019\u00e8 anche chi arriva da Giappone, Australia, Cile, Russia e Qatar. Qualcuno anche dal Sudafrica, alla faccia dei mondiali di calcio. Scende in campo con tutte le forze anche la Rai che seguir\u00e0 la corsa per sei ore in diretta, dalle sei del matttino a mezzogiorno con le telecamere mobili proprio come la Giro o al Tour. Insomma un evento. Per pi\u00f9 di dieci anni la Maratona \u00abDles Dolomites\u00bb \u00e8 stata un\u2019impresa per appassionati \u00abtosti\u00bb. Mai uno sconto, mai il percorso \u00e8 sceso sotto i 174 chilometri che con le salite diventano quasi un tormento anche per le gambe pi\u00f9 allenate. Poi, piano piano, qualcosa \u00e8 cambiato, i chilometri sono diminuiti a 138 per il percorso lungo, fino ai 55 del pi\u00f9 accessibile. Cos\u00ec il sogno di scalare le cime del Giro si \u00e8 fatto pi\u00f9 vicino. Senza differenze. Tutti con la stessa fatica e la stessa faccia di fronte alla salita<\/strong>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quello della salita che non guarda in faccia a nessuno \u00e8 un tema che mi affascina. In bici quando la strada comincia a salire non ci sono sconti. Cos\u00ec puoi chiamarti come vuoi,\u00a0 avere una laurea o un 730 da nababbo ma poco importa. Si soffre tutti allo stesso modo. La salit\u00e0 \u00e8 giusta, democratica, \u00e8 un riequilibratore sociale, serve a limare le differenze e a favorire i riscatti. Credo sia un tema florido anche per la letteratura e\u00a0sicuramente lo \u00e8 per chi scrive di ciclismo perch\u00e8 sulle grandi salite\u00a0si \u00e8 fatta la storia di questo sport. 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