{"id":28328,"date":"2020-08-29T18:10:52","date_gmt":"2020-08-29T16:10:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=28328"},"modified":"2020-08-29T18:11:58","modified_gmt":"2020-08-29T16:11:58","slug":"il-tour-nella-bolla-che-ciclismo-e","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/08\/29\/il-tour-nella-bolla-che-ciclismo-e\/","title":{"rendered":"Il Tour nella bolla che ciclismo \u00e8?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/08\/29\/il-tour-nella-bolla-che-ciclismo-e\/tou\/\" rel=\"attachment wp-att-28331\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-28331\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/tou-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/tou-300x196.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/tou-1024x670.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/tou-768x503.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/tou.jpg 1144w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Vince <strong>Alexander Kristoff<\/strong> ma niente abbracci. Il coronavirus\u00a0 toglie la voglia di abbracciarsi, di stringersi le mani, di baciarsi e forse anche un po&#8217; di sorridere. Il Tour da Nizza parte sotto una pioggia che rende le strade viscide come saponette in una carambola di scivolate e di cadute che neanche su una pista di pattinaggio. Prover\u00e0 ad arrivare a Parigi restando in una &#8220;bolla&#8221; che dovrebbe proteggerlo dai contagi ma che lo rende sterile. Il ciclismo \u00e8 una festa di popolo e come si fa a festeggiare senza il popolo? Niente contatti. Niente selfie, niente autografi, niente tifo sulle strade ( ma un po&#8217; s\u00ec) niente applausi, niente spinte in salita. E&#8217; un ciclismo impaurito dai contagi che non si arrestano, quasi anestetizzato. Non in corsa, non in tv dove forse poco cambia. E&#8217; un ciclismo senz&#8217;anima che mette in naftalina i suoi protagonisti, li &#8220;tampona&#8221;, li tiene lontani da tutto e da tutti. Serve per andare avanti. Per ripartire, come si dice adesso, per dare un senso ad una stagione che fatica a trovarlo. Serve per sopravvivere. Per onorare sponsor e contratti. Per non chiudere forse. E allora conviene applaudire e incrociare le dita. Sperare che la &#8220;bolla&#8221; resista, non venga violata dai contagi perch\u00e8 uno ci sta ma due sono gi\u00e0 troppi e\u00a0 si va a casa. Sperare che il presidente Macron non decida di rimettere la Francia in quarantena, che Parigi arrivi, che non ci si debba fermare prima, che non tocchi arrendersi. Certo,\u00a0 \u00e8 un altro ciclismo, un&#8217;altra avventura, tutta un&#8217;altra storia. C&#8217;era una volta il Tour che si correva a luglio, quest&#8217;anno non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. <em>Adieu!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vince Alexander Kristoff ma niente abbracci. Il coronavirus\u00a0 toglie la voglia di abbracciarsi, di stringersi le mani, di baciarsi e forse anche un po&#8217; di sorridere. 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