{"id":28610,"date":"2020-10-12T12:31:12","date_gmt":"2020-10-12T10:31:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=28610"},"modified":"2020-10-12T12:31:33","modified_gmt":"2020-10-12T10:31:33","slug":"giro-da-san-salvo-a-tortoreto-vince-de-gendt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/10\/12\/giro-da-san-salvo-a-tortoreto-vince-de-gendt\/","title":{"rendered":"Giro: da San Salvo a Tortoreto vince De Gendt"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/10\/12\/giro-da-san-salvo-a-tortoreto-vince-de-gendt\/10_lucio-schiavon\/\" rel=\"attachment wp-att-28611\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-28611\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/10_lucio-schiavon-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/10_lucio-schiavon-240x300.jpg 240w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/10_lucio-schiavon-819x1024.jpg 819w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/10_lucio-schiavon-768x961.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/10_lucio-schiavon.jpg 1077w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 un Giro che si \u00e8 corso prima, quando si sarebbe dovuto correre, raccontato da chi Senza Giro proprio non ci voleva stare. Un Giro all\u2019antica, fatto di racconti, di cronache e illustrazioni come una volta quando non c\u2019era la tv ma neanche la radio. Un Giro inventato, una lunga volata\u00a0 nata dall&#8217;idea di Paolo Bozzuto che aveva messo insieme giornalisti, scrittori, disegnatori e attori per come se tutto fosse normale, come se non si fosse mai smesso di pedalare. Un gioco, che era servito a lenire la malinconia di tanti appassionati e ha contribuito con una raccolta fondi (destinata all\u2019onlus Namaste\u2019) ad aiutare chi si sta impegnando nella lotta per l\u2019emergenza. A me era toccato raccontare la decima tappa quella che si corre domani da San Salvo a Tortoreto Lido. Chiss\u00e0 se vale ancora rileggerla come pronostico&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Tortoreto Lido, 19 maggio 2020<br \/>\n<b><\/b><em>dal nostro inviato\u00a0<a href=\"https:\/\/senzagiro.com\/personnel\/antonio-ruzzo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><b>Antonio Ruzzo<\/b><\/a><br \/>\n<\/em><em>illustrazione di\u00a0<a href=\"https:\/\/senzagiro.com\/personnel\/lucio-schiavon\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Lucio Schiavon<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>\u00abTra le nuvole e il mare si pu\u00f2 fare e rifare<br \/>\ne con un po\u2019 di fortuna si pu\u00f2 dimenticare.<br \/>\nE di nuovo la vita sembra fatta per te.<br \/>\nE comincia domani\u2026\u00bb<\/p>\n<p>Anni fa, quando l\u2019Aquila provava a riaprire le ali con una canzone cantata da gli \u201cArtisti per l\u2019Abruzzo\u201d, un coro di fuoriclasse per lenire le ferite del terremoto. Quando negli alberghi del lungomare non ci si veniva col cuore leggero di chi va in vacanza ma sfollati da case sgarrupate, in fuga da montagne che non ne volevano proprio sapere di star ferme. Pietra dopo pietra le mani forti di questa gente hanno\u00a0 rimesso insieme i cocci delle\u00a0<i>macere<\/i>.\u00a0 Hanno rimesso in sella una terra che \u00e8 tornata a pedalare. E oggi ha voglia di far festa.<\/p>\n<p>Se lo aspetta il suo eroe: GIULIO SEI IL CUORE D\u2019ABRUZZO, c\u2019\u00e8 scritto su un cartello enorme che penzola dal balcone dell\u2019Hotel Ambassador nel bel mezzo del lungomare di Tortoreto. Ci credono tutti qui, anche le tortore che danno il nome a questa citt\u00e0 e adesso volano alte sopra lo striscione del traguardo dopo aver inseguito i corridori gi\u00f9 in picchiata negli ultimi chilometri dal borgo antico dove stanno di casa da secoli.<\/p>\n<p>E ci crede anche Ciccone, che fa rima con Vito Taccone, gloria nazionale da queste parti, che gli ha passato il testimone e un\u2019eredit\u00e0 pesante come il Grande Sasso. Queste strade, l\u2019abruzzese della Trek, le conosce a memoria ma oggi non basta. Succede tutto all\u2019improvviso quando, nella scia del belga Thomas de Gendt, Ciccone fila via. Non pu\u00f2 e non deve. Ma \u00e8 un attimo. Un fulmine che manda in cortocircuito ammiraglia, equilibri e gerarchie di una squadra che comanda il Giro con Vincenzo Nibali l\u00e0 davanti a 26\u2019\u2019 dal suo scudiero.<\/p>\n<p>Ma Thomas e Giulio si guardano e si intendono. Stessa pasta, stesso modo un po\u2019 romantico di intendere un ciclismo dove comanda la passione, dove\u00a0 il coraggio \u00e8 quello di provarci sempre, di non aver paura, di far finta di non sentire il gracchiare delle radioline. Dove il\u00a0 \u201cmestiere\u201d non ti annichilisce in una dorata routine e dove il tempo non \u00e8 solo quello del crono e delle classifiche ma quello che rincorri pedalando per migliaia di chilometri tornando a casa dopo una corsa con un tuo amico. E allora testa bassa e pedalare, senza farsi troppe domande, che funziona sempre. Quasi sempre. Che \u00e8 una regola non scritta per far saltare il piatto, che fa in fretta a diventare un patto magari scellerato, un\u2019alleanza, un\u2019avventura folle da vivere tutta di un fiato senza respirare. Chilometri che filano via,\u00a0 veloci e regolari, perch\u00e9 \u00e8 un attimo buttar via tutto. Basta fermarsi a pensare, basta un\u2019incomprensione, un dubbio, un\u2019indecisione e si ritorna nella pancia di un gruppo che rincorre a una manciata di secondi e ha la bocca spalancata come la balena di Pinocchio.<\/p>\n<p>E allora Giulio e Thomas, Thomas e Giulio, ancora Giulio e Thomas e ancora Thomas e Giulio.\u00a0 Coppia perfetta, pi\u00f9 amici che rivali, senza pensare al traguardo che arriver\u00e0. Ci sar\u00e0 tempo per fare i conti ma non \u00e8 adesso.<\/p>\n<p>Per\u00f2 purtroppo il tempo arriva. Gli sguardi si incrociano di nuovo, grazie di tutto: \u00ab\u00c8 l\u2019ora, buona fortuna\u2026\u00bb.\u00a0 Thomas d\u00e0 una stratta agli scarpini e\u00a0 poi stringe forte i pugni sul manubrio. Giulio fa lo stesso e insieme con lui sembrano farlo le migliaia di abruzzesi che stanno sulle transenne di viale Marconi.<\/p>\n<p>La banda di fisarmoniche che sta ai piedi del palco smette per un attimo di suonare, qualcuno incrocia le dita, qualcun altro si raccomanda a San Nicola che da queste parti \u00e8 un\u2019autorit\u00e0 anche se la sua basilica \u00e8 qualche chilometro pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 una volata che non finisce pi\u00f9 con il gruppo che riappare e sembra mangiarseli. Trecento metri spalla a spalla, a toccarsi di gomito, a sfiorarsi con i muscoli che si irrigidiscono allungandosi il pi\u00f9 avanti possibile sperando che un colpo di reni basti a garantirsi la gloria, a guadagnare quel mezzo millimetro che servirebbe a chiudere il cerchio.<\/p>\n<p>Ciccone va. Sull\u2019Etna, pochi giorni fa, gli era andata bene. Era arrivato da solo sul vulcano che gli aveva ricordato\u00a0 il Mortirolo. Qui non basta. Mezzo millimetro in meno, misurato con una foto che farebbe volentieri a brandelli perch\u00e9, \u00e8 vero che nel ciclismo non perde mai nessuno, ma qui lui voleva vincere e basta. Che poi ti arrovelli e non ci dormi la notte al pensiero che dopo 212 km e dopo aver scalato 3000 m di dislivello tutto possa decidersi in un soffio, nello scatto di una reflex che ferma due ruote che passano su una striscia banca praticamente nello stesso istante. E il resto non conta pi\u00f9 nulla. Non vale. Tutto inutile. Inutile aver lasciato l\u2019anima sulle rampe di Tricalle salendo a Chieti verso casa, inutile aver rischiato l\u2019osso del collo nella discesa di Colonnetta, inutili le \u201cmenate\u201d a sfidare il maestrale sul litorale da Silvi a Pineto fino a Giulianova. Tutto assolutamente inutile.<\/p>\n<p>Inutili anche quei tre giri su e gi\u00f9 dalla marina di Tortoreto fino al Borgo vecchio con una rampa che non finisce mai, che ti toglie il fiato fino a farti venire la nausea, che ti fa esplodere i muscoli. Che, quando la fai a tutta, sembra una via dritta verso l\u2019inferno e che, d\u2019estate, \u00e8 invece un dolce salire per i turisti a caccia di qualche foto da scattare con l\u2019Adriatico che sta laggi\u00f9 o di qualche locale buono per gli arrosticini o per il brodetto. Che poi non serve. Perch\u00e9 qui ovunque vai, ovunque ti siedi, ovunque capiti trovi\u00a0 chi ti accoglie senza troppa \u201cammuina\u201d e ti senti a casa. \u00c8 la magia di una terra e di gente cortese che oggi aspettava il Giro ma soprattutto aspettava il suo eroe. Giulio a mezzo millimetro da Thomas, fino all\u2019ultimo respiro che per\u00f2 \u00e8 quello che conta.<\/p>\n<p>Pazienza. Cambia poco o nulla anche per tutti gli altri che arrivano un istante dopo senza pi\u00f9 voglia di far volate e senza scambiasri le maglie. Resta tutto com\u2019\u00e8, come in quella canzone, \u00absulla scia della nave dopo il temporale\u00bb.<\/p>\n<p>Ma non c\u2019\u00e8 nessun arcobaleno all\u2019orizzonte: Vincenzo \u00e8 nero come la pece\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 un Giro che si \u00e8 corso prima, quando si sarebbe dovuto correre, raccontato da chi Senza Giro proprio non ci voleva stare. Un Giro all\u2019antica, fatto di racconti, di cronache e illustrazioni come una volta quando non c\u2019era la tv ma neanche la radio. Un Giro inventato, una lunga volata\u00a0 nata dall&#8217;idea di Paolo Bozzuto che aveva messo insieme giornalisti, scrittori, disegnatori e attori per come se tutto fosse normale, come se non si fosse mai smesso di pedalare. 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