{"id":28717,"date":"2020-10-28T23:25:02","date_gmt":"2020-10-28T22:25:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=28717"},"modified":"2020-10-29T18:11:22","modified_gmt":"2020-10-29T17:11:22","slug":"la-liberta-di-andare-in-bici-mai-come-adesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/10\/28\/la-liberta-di-andare-in-bici-mai-come-adesso\/","title":{"rendered":"La libert\u00e0 di andare in bici: mai come adesso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/10\/28\/la-liberta-di-andare-in-bici-mai-come-adesso\/bic-6\/\" rel=\"attachment wp-att-28718\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-28718\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/bic-227x300.png\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/bic-227x300.png 227w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/10\/bic.png 553w\" sizes=\"(max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><\/a>Mai come adesso, impauriti e compressi tra virus e minacce di lockdown che ci fanno vedere orizzonti cupi. Mai come ora, quando\u00a0 fai una settantina di chilometri in bici per fatti tuoi, tra il nulla di una campagna desolata e l&#8217;argine deserto di un naviglio, ascoltando solo il rumore delle ruote che scricchiolano sulla breccia, viene naturale chiedersi: qual \u00e8 il piacere della bicicletta?\u00a0 Qual \u00e8 il senso di spingere sui pedali, di far fatica, di litigare con il vento che non ti d\u00e0 mai tregua? Qual \u00e8 l\u2019essenza di un \u201carnese\u201d che riempie gli occhi di gioia ai bambini cos\u00ec come agli adulti che, proprio per questo, restano per sempre un po\u2019 bambini? Qual \u00e8 la bellezza di un gesto che sfida l\u2019equilibrio, che \u00e8 un\u2019esercizio di pazienza, di tenacia, che \u00e8 movimento, conquista e libert\u00e0? Qual \u00e8 il significato pieno di un mezzo che \u00e8 passato nella storia ed \u00e8\u00a0 oggi pi\u00f9 che mai nel futuro delle nostre vite, dello sport, della mobilit\u00e0 e dell\u2019economia lo spiega con un scritto che non ha tempo <strong>Alfredo Oriani,<\/strong>\u00a0scrittore e intellettuale faentino di grande rilievo nella letteratura di inizio \u2018900. \u201d La Bicicletta\u201d, pubblicato da Zanichelli nel 1902,\u00a0 \u00e8 un manifesto su quel mezzo futuristico che la borghesia del tempo non amava e che , in quegli anni, il medico-antropologo\u00a0 Cesare Lombroso sosteneva fosse utile solo ad\u00a0 anarchici, ladri e sovversivi, cio\u00e8 a gente che compiva malefatte e aveva la necessit\u00e0 poi di fuggire il pi\u00f9 in fretta possibile.<\/p>\n<blockquote><p>Il piacere della bicicletta \u00e8 quello stesso della libert\u00e0, forse meglio della liberazione. Andarsene ovunque, in ogni momento, arrestandosi alla prima velleit\u00e0 di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servit\u00f9 come un treno,. La bicicletta siamo ancora noi che vinciamo lo spazio e il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno\u00a0 il contatto della terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello. Non \u00e8 il viaggio o la sua economia del compierlo che ci soddisfa, ma la facolt\u00e0 di interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore nel sentirci cos\u00ec liberi..<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mai come adesso, impauriti e compressi tra virus e minacce di lockdown che ci fanno vedere orizzonti cupi. 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