{"id":29254,"date":"2021-01-24T18:35:12","date_gmt":"2021-01-24T17:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=29254"},"modified":"2021-01-24T20:58:30","modified_gmt":"2021-01-24T19:58:30","slug":"il-ciclismo-e-finito-sul-lettino-dello-psicanalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/01\/24\/il-ciclismo-e-finito-sul-lettino-dello-psicanalista\/","title":{"rendered":"Il ciclismo \u00e8 finito sul lettino dello psicanalista"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/01\/24\/il-ciclismo-e-finito-sul-lettino-dello-psicanalista\/tom-dumoulin-660x330\/\" rel=\"attachment wp-att-29259\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-29259\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tom-dumoulin-660x330-1-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tom-dumoulin-660x330-1-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tom-dumoulin-660x330-1.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C&#8217;era una volta il ciclismo del Tour, del Giro, delle classiche e dei mondiali. Al massimo di un Baracchi o di una Sei Giorni. Punto. Un ciclismo dove s&#8217;improvvisava un po&#8217;, dove non era tutto programmato, incastrato, fissato in un calendario schizofrenico che non santifica pi\u00f9 neppure una festa. C&#8217;era una volta un ciclismo che viaggiava sulle ammiraglie tra Italia,\u00a0 Francia e Belgio e che neppure si sognava di attraversare gli Oceani o di sprintare tra le sabbie dei deserti in una stagione che non finisce mai. C&#8217;era una volta il ciclismo della bella giovent\u00f9, gente semplice e forse pi\u00f9 spensierata, meno connessa, meno attenta alle mode, al look, agli sponsor sulle magliette, ai followers,\u00a0 ai social, che faceva fatica a mettere insieme tre frasi in un&#8217;intervista altroch\u00e8 <em>twitter<\/em> e <em>instagram<\/em> tutti i giorni a tutte le ore.\u00a0 C&#8217;era una volta un ciclismo di grandi garroni\u00a0 e di grandi gambe, di muscoli grossi e mani grosse. Gente pi\u00f9 &#8220;grezza&#8221;, lontanissima dalle tecnologie, dalle preparazioni esasperate, da nutrizionisti, medici, specialisti,\u00a0 tattici, procuratori, gps, computerini che controllano watt, pedalate, che ti dicono quando devi scattare, quanto puoi osare, se devi andare in fuga oppure tirare i remi in barca. E che un po&#8217; pensano per te,\u00a0 che ti cancellano l&#8217;istinto e la fantasia. C&#8217;era una volta un ciclismo dove il business era importante ma non era tutto, dove c&#8217;era solo una tv ( quella di Stato) a raccontarlo e si viveva nell&#8217;attesa di quel collegamento del pomeriggio su Raidue sperando che nebbia o maltempo non tenessero gli elicotteri a terra. C&#8217;era un volta il ciclismo dove gli sponsor avevano la faccia appassionata di qualche mobiliere della zona, dove giravano meno soldi, dove cordate, multinazionali, fondi ed emiri non erano pervenuti. C&#8217;era una volta un ciclismo che forse non era lo show che \u00e8 diventato adesso ma che forse era pi\u00f9 libero, pi\u00f9 capace di uscire dagli schemi, dove le regole del gioco erano dettate pi\u00f9 dalla passione che dalle logiche economiche e di mercato. Va cos\u00ec e non potrebbe andare altrimenti, non si pu\u00f2 fermare il mondo.\u00a0 Va cos\u00ec perch\u00e8 uno sport popolare che\u00a0 diventa un &#8220;affare&#8221; non \u00e8 pi\u00f9 solo lo spettacolo di una compagnia di paese dove gli attori recitano a braccio. C&#8217;\u00e8 un copione preciso e tutti sono chiamati a fare la loro parte: nulla di pi\u00f9 e nulla di meno. Ingranaggi di un meccanismo che gira a mille e non si deve inceppare. Finch\u00e8 poi le aspettative diventano eccessive e salire ogni sera sul palcoscenico diventa un peso che toglie serenit\u00e0 e sorriso. <strong>Tom Dumoulin<\/strong> a 30 annni, dopo aver vinto un Giro e un mondiale, dice stop. C&#8217;\u00e8 poco da riflettere: scende dalla bici e non sar\u00e0 pi\u00f9 un corridore per ora ma quasi certamente per sempre: &#8220;Sento che \u00e8 diventato molto difficile per me orientarmi come ciclista. Voglio che la squadra sia felice con me, voglio che gli sponsor siano felici, voglio che mia moglie e la mia famiglia siano felici. Voglio il bene di tutti. Ma io cosa voglio davvero? Voglio ancora essere un ciclista? Se s\u00ec, come? Devo scoprirlo&#8230;\u201d. C&#8217;era una volta il ciclismo che mandava un bacio alla mamma felice per essere arrivato primo e che si sdraiava sul lettino davanti a un massaggiatore in canottiera con l&#8217;asciugamano sulle spalle.\u00a0 Ora \u00e8 finito su lettino dello psicanalista e forse ha perso un po&#8217; della sua poesia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;era una volta il ciclismo del Tour, del Giro, delle classiche e dei mondiali. Al massimo di un Baracchi o di una Sei Giorni. Punto. 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