{"id":29704,"date":"2021-04-03T19:16:12","date_gmt":"2021-04-03T17:16:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=29704"},"modified":"2021-04-03T19:16:12","modified_gmt":"2021-04-03T17:16:12","slug":"fiandre-come-il-rock-suonato-in-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/04\/03\/fiandre-come-il-rock-suonato-in-chiesa\/","title":{"rendered":"Fiandre, come il rock suonato in chiesa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/04\/03\/fiandre-come-il-rock-suonato-in-chiesa\/167915838_3778191638926951_72321921933241222_n\/\" rel=\"attachment wp-att-29705\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-29705\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/167915838_3778191638926951_72321921933241222_n-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/167915838_3778191638926951_72321921933241222_n-240x300.jpg 240w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/167915838_3778191638926951_72321921933241222_n-819x1024.jpg 819w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/167915838_3778191638926951_72321921933241222_n-768x960.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/167915838_3778191638926951_72321921933241222_n.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>Sul Giro delle Fiandre\u00a0 si scrivono ormai quasi sempre le stesse cose. Ma quelle sono,\u00a0 per fortuna. Che ogni volta\u00a0 viene la pelle d\u2019oca, che un conto \u00e8 raccontarle, un altro andar l\u00e0 viverle sulla pelle, annusarle, pedalarle,\u00a0 berle e mangiarle\u2026 Si sa quasi tutto: il <strong>Giro delle \u201cFiandre\u201d<\/strong>\u00a0 \u00e8 un monumento. Sono i muri, sono la storia del ciclismo, sono un Paese che pedala, che sta sui bordi delle strade ad applaudire, sono birra e panini\u00a0 aspettando la corsa, sono il pav\u00e8 che non \u00e8 un fastidio da asfaltare.\u00a0 Sono i paesini che vivono addormentati per un anno tra le campagne, tra case e cascine che sembrano un dipinto fiammingo, sono i cieli bassi,\u00a0 gli sterrati infiniti nei boschi e la brezza del mare del Nord. Sono strappi dai nomi impronunciabili dove le bici imbizzarriscono, i muscoli pure, dove si va su come\u00a0 ubriachi,\u00a0 dove piuttosto che mettere un piede a terra uno se lo fa tagliare. Sono il\u00a0 pav\u00e8 del Paterberg, la chiesetta del Kappelmuur che in tanti si segnano quando passano, sono le pietre grezze del Koppenberg o l\u2019infinit\u00e0 del\u00a0 Kwaremont dove la fatica \u00e8 una smorfia che sfigura le facce. Non c\u2019\u00e8 una storia che inizia e finisce. Non c\u2019\u00e8 gruppo compatto, non c\u2019\u00e8 scia, non ci sono treni. Qui pi\u00f9 che altrove ognuno per s\u00e8 e Dio per tutti. Non \u00e8 il ciclismo eroico perch\u00e8\u00a0 \u201cnell\u2019inferno del Nord\u201d la retorica \u00e8 gratis e nessuno la vuole pi\u00f9. E\u2019 solo storia che tiene insieme tutte queste cose e che un giorno del secolo scorso divenne leggenda ovviamente per caso, quando il giornalista, indipendentista fiammingo Karel van Wijnendaele per far pubblicit\u00e0 al suo giornale lo Sportwereld\u00a0 organizz\u00f2 il Fiandre\u00a0 per la prima volta. Va cos\u00ec, le grandi epopee cominciano sempre per caso. E la Ronde in un secolo \u00e8 diventata il riscatto della Vallonia, terra ordinata e perfetta, di villette e giardini, dove fa buio in fretta, dove il tempo scorre lentissimo, dove il ciclismo \u00e8 religione e la Ronde \u00e8 la messa di Natale. Si aspetta come si aspetta il Natale, si santifica come il Natale, si gode della vigilia che fa fremere e sperare e poi vola via tutto in un giorno, troppo in fretta, lasciando il magone di un anno che, dopo lo sprint, dovr\u00e0 nuovamente passare. Tradizioni che sono diventate pane quotidiano per chi ha nel sangue le corse del Nord. Per chi vive quel ciclismo l\u00ec che \u00e8 uno sport ma anche uno stile, una \u201cfissa\u201d, un modo di essere fuori dalle convenzioni e dalle rotte. Le classiche del Nord sono corse fuori concorso e fuori-tempo, sono una rivoluzione fatta col \u201c32\u201d,\u00a0 sono il folk-rock combattente\u00a0 suonato in chiesa. Ognuno ha il suo ciclismo e questo forse \u00e8 quello che ti tira dentro di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sul Giro delle Fiandre\u00a0 si scrivono ormai quasi sempre le stesse cose. Ma quelle sono,\u00a0 per fortuna. Che ogni volta\u00a0 viene la pelle d\u2019oca, che un conto \u00e8 raccontarle, un altro andar l\u00e0 viverle sulla pelle, annusarle, pedalarle,\u00a0 berle e mangiarle\u2026 Si sa quasi tutto: il Giro delle \u201cFiandre\u201d\u00a0 \u00e8 un monumento. 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