{"id":30389,"date":"2021-07-16T20:02:01","date_gmt":"2021-07-16T18:02:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=30389"},"modified":"2021-07-16T20:02:24","modified_gmt":"2021-07-16T18:02:24","slug":"un-tour-in-fuga-morton-da-solo-arriva-a-parigi-prima-di-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/07\/16\/un-tour-in-fuga-morton-da-solo-arriva-a-parigi-prima-di-tutti\/","title":{"rendered":"Un Tour in fuga: Morton da solo arriva a Parigi prima di tutti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/07\/16\/un-tour-in-fuga-morton-da-solo-arriva-a-parigi-prima-di-tutti\/morton\/\" rel=\"attachment wp-att-30390\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-30390\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/07\/morton-300x277.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/07\/morton-300x277.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/07\/morton-768x710.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/07\/morton.jpg 846w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 arrivato un paio di mattine fa sui campi Elisi, quasi all\u2019alba. Nessuna volata. Solo, dopo una fuga di quasi tre settimane. Si \u00e8 seduto sul ciglio della strada e ha stappato per brindare una bottiglia di champagne. Ca va sans dire&#8230; <strong>Lachlan Morton<\/strong> ventinovenne australiano di Port Macquarie, una citt\u00e0 costiera del Nuovo Galles, ciclista professionista della <strong>Ef Education First,<\/strong> ha finito il suo Tour de France. L\u2019ha corso in solitaria perch\u00e9 la sua squadra non l\u2019ha convocato, pedalando per pi\u00f9 di 5mila e 500 chilometri e per 18 giorni filati. Nessuna polemica, aveva solo voglia di farlo per fatti suoi. Pianure, salite, discese, Alpi, Pirenei superando oltre 65mila metri di dislivello per 220 ore di corsa. Gi\u00e0 lo scorso voleva fare la stessa cosa al Giro d\u2019Italia ma poi il suo direttore sportivo lo aveva messo nella rosa dei partenti e gli era toccato correrlo sul serio. Per la cronaca, alla fine era arrivato 111\u00b0 a 5 ore e qualche minuto dal Tao <strong>Geoghegan Hart<\/strong> che aveva messo dietro tutti un po\u2019 a sorpresa. Ma quella di Morton \u00e8 una storia di ciclismo che porta su altre strade. E porta lontano. E cos\u00ec qualche settimana fa Bretagna, quando \u00e8 partito il Tour numero 108, si \u00e8 presentato anche lui per pedalare ma non in gruppo, non in squadra per dare una mano al suo capitano <strong>Hugh Carty.<\/strong> Si presentato a Brest su una bici da viaggio con tanto di portapacchi su cui ha caricato una tenda, un fornello, alcune vettovaglie e la biancheria per affrontare il lungo viaggio. L\u2019idea (la sua idea) era quella di fare un Tour come lo facevano i pionieri all\u2019inizio del secolo, percorrendo tappa dopo tappa tutta la strada dei suoi compagni per arrivare a Parigi qualche ora prima degli altri che poi in realt\u00e0 ci \u00e8 arrivato cinque giorni prima. Una fatica assurda che lo ha portato a pedalare quasi tutto il giorno e anche qualche notte senza nessuna giornata di riposo. E ovviamente niente hotel, niente pranzi e cene organizzati dai nutrizionisti, niente rifornimenti in corsa, niente body lavati di fresco, bagni ghiacciati e massaggi, niente medici e fisioterapisti. Niente di niente, come una volta all\u2019inizio del XX secolo quando le tappe iniziavano prima dell\u2019alba ed erano senza tempo. \u00abVoglio ritrovare lo spirito originale del Tour &#8211; aveva spiegato l\u2019australiano in una intervista al Guardian pochi giorni prima del via &#8211; quando i ciclisti pedalavano per tutta la notte, si riparavano le bici da soli, dormivano male nei campi e nei fossati e mangiavano dove e quando potevano&#8230;\u00bb. E cos\u00ec \u00e8 stato. Sembra una punizione ma non lo \u00e8. Chi ama il ciclismo d\u2019avventura va su queste strade e l\u2019australiano si \u00e8 gi\u00e0 cimentato su sfide di lunga distanza: tre anni fa ha corso la Kokopelli Trail negli Stati Uniti, nel 2019 ha percorso tutta la Gran Bretagna, da nord a sud, per oltre 2mila chilometri e l\u2019anno scorso si \u00e8 schierato alla partenza della Transib\u00e9rica. Una sfida personale, un viaggio dei sogni che per\u00f2 ha avuto anche una finalit\u00e0 solidale ed \u00e8 servito a raccogliere fondi per la Fondazione <strong>World Bicycle Relief,<\/strong> la Ong creata 15 anni fa dall\u2019amministratore delegato di Sram, che produce biciclette per i Paesi africani donandole a chi ne ha bisogno e formando squadre in loco per la manutenzione e la riparazione. E a dare una mano a Morton come sponsor c\u2019erano, ovviamente la sua squadra, la EF Education First e Rapha che hanno gi\u00e0 donato 500 biciclette per sostenere un progetto che ha gi\u00e0 raccolto pi\u00f9 di 170.000 euro. \u00c8 un altro ciclismo. Probabilmente pi\u00f9 romantico. Un ciclismo che torna indietro nel tempo o che forse se ne va parecchio pi\u00f9 avanti, lontano dalle logiche dei grandi sponsor, dal rollerball che sono diventati gli arrivi delle grandi corse, da radioline, frenesia e business. \u00c8 un ciclismo pi\u00f9 romantico o forse solo pi\u00f9 folle. Perch\u00e9, come ha detto scherzando <strong>Jonathan Vaughters,<\/strong> il team manager della Education Fisrt quando gli hanno chiesto dell\u2019idea di Lachlan: \u00abNon so cosa abbia in mente e non credo che nessuno di noi lo sappia. Ma la terapia non ha funzionato&#8230; \u00c8 fuori di testa\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 arrivato un paio di mattine fa sui campi Elisi, quasi all\u2019alba. Nessuna volata. Solo, dopo una fuga di quasi tre settimane. Si \u00e8 seduto sul ciglio della strada e ha stappato per brindare una bottiglia di champagne. Ca va sans dire&#8230; Lachlan Morton ventinovenne australiano di Port Macquarie, una citt\u00e0 costiera del Nuovo Galles, ciclista professionista della Ef Education First, ha finito il suo Tour de France. L\u2019ha corso in solitaria perch\u00e9 la sua squadra non l\u2019ha convocato, pedalando per pi\u00f9 di 5mila e 500 chilometri e per 18 giorni filati. 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