{"id":30562,"date":"2021-08-17T23:50:05","date_gmt":"2021-08-17T21:50:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=30562"},"modified":"2021-08-17T23:50:05","modified_gmt":"2021-08-17T21:50:05","slug":"il-kenia-fa-le-scarpe-ai-campioni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/08\/17\/il-kenia-fa-le-scarpe-ai-campioni-2\/","title":{"rendered":"il Kenia fa le scarpe ai campioni"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/04\/07\/il-kenia-fa-le-scarpe-ai-campioni\/kenia-2\/\" rel=\"attachment wp-att-29730\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-29730\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/kenia-205x300.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/kenia-205x300.jpg 205w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/04\/kenia.jpg 559w\" sizes=\"(max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/a>C\u2019era una volta il Kenia<\/strong>\u00a0che, con i suoi corridori simili alle gazzelle per velocit\u00e0 ed eleganza, dominava le maratone del mondo. C\u2019era una volta il Kenia colonizzato dai grandi marchi sportivi e dagli organizzatori delle grandi gare che qui venivano a ingaggiare gli atleti per dare la caccia a record e medaglie. E c\u2019era una volta il Kenia che con i suoi campioni da Paul Tergat a Martin Lel, dal compianto Samuel Wanjiiru a Dennis Kimetto ai primatisti di oggi Eliud Kipchoge, Brigid Kosgei e chiss\u00e0 quanti altri ancora ha scritto la storia della sfida pi\u00f9 affascinante dell\u2019atletica tenendo alta la bandiera di un Paese che proprio nella corsa ha visto il suo riscatto.<\/p>\n<p><strong>Ma ora c\u2019\u00e8 un altro Kenia da raccontare.\u00a0<\/strong>\u00a0Un Kenia che continua a correre ma prova a farlo in un\u2019altra direzione. Che prova a far da s\u00e9 e a trasformare la corsa, che fino a oggi \u00e8 stata l\u2019unica strada di benessere per tante famiglie, in un\u2019occasione di lavoro e di impresa avviando proprio qui la prima produzione di scarpe da running pensate e realizzate da menti e mani keniane. Harambee, \u00abTutti insieme\u00bb. Che \u00e8 poi il motto nazionale e incarna lo spirito di condivisione di un progetto che va decisamente oltre la corsa. Che \u00e8 un simbolo di speranza e di ripartenza anche dopo l\u2019incubo della pandemia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019avventura parte proprio dalla Rift Valley<\/strong>\u00a0e non poteva essere altrimenti. Parte dagli altopiani che sono da sempre la palestra a cielo aperto dei campioni e dalla visione di due persone, una donna keniota avvocato di professione e un americano con l\u2019hobby del running, le cui strade a un certo punto si sono incrociate per dar vita a un sogno. Nasce cos\u00ec \u00abEnda Running\u00bb, il primo marchio di scarpe da running costruite in Kenia che lancia la sua sfida ai grandi colossi dello sport<\/p>\n<p><strong>Sempre colonizzati.<\/strong>\u00a0\u00abIn questi ultimi anni il Kenya \u00e8 stato quasi colonizzato dal punto di vista sportivo \u2013 spiega Navalayo Osembo, CEO di Enda -. I grandi coach vengono qui ogni anno a cercare i giovani talenti della corsa, i brand internazionali sponsorizzano i migliori maratoneti keniani, ma non esiste nel Paese nessuna economia basata sul running. Ci siamo detti che era il momento di crearla\u00bb. E allora assieme a Weldon Kennedy, un giovane manager specializzato nell\u2019ambito della cooperazione internazionale, Navalayo mette in piedi il progetto Enda che d\u00e0 un impulso allo sviluppo economico del Paese grazie alla creazione di posti di lavoro, sia direttamente in azienda che nell\u2019indotto, e supporto alle comunit\u00e0 locali attraverso la Enda Community Foundation, visto che una parte del prezzo di acquisto delle scarpe va a sostenere dei progetti educativi in Kenia. I primi segnali sono incoraggianti. Si pensi che alla campagna aderiscono anche due tra le pi\u00f9 affermate star di colore di Hollywood, l\u2019attrice keniota Lupita Nyong\u2019o, premio Oscar per 12 anni schiavo, e Winston Duke, il cattivo di Black Panther.<\/p>\n<p><strong>Enda\u00a0 in lingua swahili significa \u00abVai!\u00bb<\/strong>\u00a0e il simbolo che campeggia sul logo \u00e8 la punta di una lancia, adattata proprio dalla bandiera keniana, e che costituisce il vessillo dell\u2019identit\u00e0 nazionale del Paese africano. La prima scarpa a essere realizzata si chiama Iten, che prende il nome dalla cittadina della Rift Valley dove negli ultimi 30 anni sono cresciuti e si sono allenati i pi\u00f9 forti maratoneti al mondo. Collocata a 2400 metri sul livello del mare, Iten \u00e8 la sede della St Patrick\u2019s High School, autentica fabbrica keniana dei campioni della corsa e per i ragazzini kenioti poter andare a Iten \u00e8 come per i ragazzini italiani aver la possibilit\u00e0 di giocare nelle giovanili della Juventus o del Milan.<\/p>\n<p><strong>La sfida pi\u00f9 grande.\u00a0<\/strong>\u201cPer noi \u00e8 quella di poter avere l\u2019intera filiera qui in Kenia \u2013 spiega Osembo -. Dobbiamo ancora portare qui i materiali per la produzione, e questo ci pone dei limiti in termini numerici rispetto ai grossi brand che fanno tutto in Estremo Oriente. Inoltre, in quest\u2019ultimo anno la pandemia globale ha ulteriormente rallentato i nostri progetti. Lo stop alle grandi manifestazioni sportive ci ha costretti a rivedere molti dei nostri piani. Ma la nostra vocazione \u00e8 quella dei maratoneti e quindi contiamo di arrivare vittoriosi ai nostri traguardi\u00bb.<br \/>\n<strong><br \/>\nLe scarpe Enda oggi vengono interamente assemblate a Nairobi,<\/strong>\u00a0dove ha sede anche l\u2019ufficio stile. Fin dalle prime versioni sono stati inseriti una serie di sottili elementi culturali che rimandano immediatamente al loro essere made in Kenia: dal ricorso ai tessuti tradizionali sulla linguetta e sulla talloniera, al richiamo ai colori della bandiera nazionale (rosso e verde) sugli occhielli dei lacci alle colorazioni ispirate all\u2019abbigliamento tradizionale delle popolazioni dei Samburu e dei Masai. Inoltre, sulla suola un disegno riproduce fedelmente la mappa topografica della Great Rift Valley.<\/p>\n<p><strong>Uno spirito di avventura che ha contagiato da subito Marco Rocca,<\/strong>\u00a0l\u2019uomo che vent\u2019anni fa porto in Italia uno dei pi\u00f9 noti brand di scarpe da corsa americani e ora ha deciso abbracciare la causa di Enda: \u00abAbbiamo messo in piedi un team italiano molto motivato \u2013 spiega -. Finch\u00e9 i DPCM me lo hanno permesso ho girato l\u2019Italia in lungo e in largo per parlare con negozianti e addetti ai lavori. Le Enda sono delle scarpe per chi ama correre e per chi vuole sentirsi parte di un progetto pi\u00f9 grande\u2026\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019era una volta il Kenia\u00a0che, con i suoi corridori simili alle gazzelle per velocit\u00e0 ed eleganza, dominava le maratone del mondo. 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