{"id":30819,"date":"2021-10-02T11:03:40","date_gmt":"2021-10-02T09:03:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=30819"},"modified":"2021-10-02T11:03:40","modified_gmt":"2021-10-02T09:03:40","slug":"roubaix-dove-eramo-rimasti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/10\/02\/roubaix-dove-eramo-rimasti\/","title":{"rendered":"Roubaix, dove eramo rimasti?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/10\/02\/roubaix-dove-eramo-rimasti\/taf-2\/\" rel=\"attachment wp-att-30820\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-30820\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/10\/taf-1-300x179.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/10\/taf-1-300x179.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/10\/taf-1.jpg 526w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Domani, cinque minuti alle 11,\u00a0 dopo due anni di attesa parte la Roubaix. E\u2019 un dove eramo rimasti che vede finalmente il ciclismo riprendersi un pezzo della sua storia passata e futura. Annullata lo scorso anno e rinviata da aprile a dopodomani per la pandemia, la Roubaix sar\u00e0 il solito rito di sempre. Sole, pioggia o vento. \u00a0Comunque vada da Compiegne al Velodrome sar\u00e0 dura come solo questa corsa\u00a0 sa essere. \u00a0Una storia lunga 257 chilometri e mezzo che \u00e8 un racconto che non si interrompe mai che si \u00e8 solo presa una pausa. Domenica si ricomincia e sar\u00e0 la solita magia, con lo stesso fascino, con le stesse pietre, con gli stessi tifosi che una volta erano ragazzini e ora ci portano i figli, con i settori numerati come se si pedalasse nelle sale di un museo, con le stesse case basse, con gli stessi colori e con lo stesso cielo basso, con un mondo davanti alla tv, \u00a0con le solite facce stravolte e sporche di fango, con le stesse smorfie, con la stessa fatica. Per\u00f2 forse questa \u00e8 l\u2019unica corsa in cui le facce contano meno. Chiunque arrivi, chiunque vinca, chiunque abbia la fortuna e l\u2019 onore di alzare le braccia sul traguardo di quel velodromo si stampa nella gloria. Domenica i con i favori del pronostico partono <strong>Mathieu Van der Poel<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Wout Van Aert<\/strong>\u00a0che proveranno qui a dimenticare la delusione delle mondiale delle Fiandre vinto da\u00a0<strong>Julian Alaphilippe<\/strong>\u00a0che invece non ci sar\u00e0. Cos\u00ec come non ci saranno\u00a0<strong>\u00a0Tadej Pogacar e Primoz Roglic.<\/strong>\u00a0Tra gli azzurri, 22 anni dall\u2019ultima nostra vittoria con Andrea Tafi, una chanche se la giocheranno<strong>\u00a0Sonny Colbrelli<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Matteo Trentin<\/strong>\u00a0. Ma chiunque vincer\u00e0 sar\u00e0\u00a0un uomo di Roubaix. Uno dei tanti ma unico. Speciale. Perch\u00e8 quello degli eroi di Roubaix \u00e8 il circolo pi\u00f9 esclusivo del mondo. Un\u2019enclave che va oltre il tempo. Basta una volta. Due sono tante, oltre diventa mito. E noi ci siamo l\u00e0 in mezzo. Inutile far nomi chi ama questo sport sa, conosce, ricorda. \u00a0Tutto ci\u00f2 che della Roubaix si deve raccontare \u00e8 stato gi\u00e0 scritto. Chilometri di battaglia, di gioie immense, delusioni terribili. Di cadute, di dolore e di pianti. Tutto ci\u00f2 che della Roubaix rimane \u00e8 la sua storia scritta nella polvere o nel fango, sulle pietre che hanno creato il mito dell\u2019inferno dl Nord, di una corsa unica e impronosticabile,\u00a0 I settori pi\u00f9 importanti restano l\u2019incubo della foresta di Arenberg, Mons en Pevele e naturalmente il Carrefour de l\u2019Arbre. In tutto fanno\u00a0\u00a029 , quasi sessanta chilometri di cubetti che sono davvero la strada verso la gloria. \u00a0Nel museo privato di\u00a0<strong>Ernesto Colnago<\/strong>\u00a0in fondo a sinistra ci sono ancora, conservate come una reliquia, le bici dei trionfi di\u00a0<strong>Franco Ballerini<\/strong>. Le tiene l\u00ec,\u00a0 con il numero attaccato e \u00a0sporche di fango: \u00a0\u201cNon le ho mai lavate, non le ho mai spostate e non le ho mai toccate- \u00a0ricorda l\u2019Ernesto quando permette a qualche fortunato di entrare- Voglio che restino cos\u00ec\u2026.\u201d. La prima vittoria della<strong>\u00a0Mapei<\/strong>\u00a0con le bici in carbonio per Colnago fu una notte insonne perch\u00e8 il patron\u00a0<strong>Giorgio Squinzi<\/strong>\u00a0lo chiam\u00f2 in piena notte alla vigilia della gara perch\u00e8 aveva paura che i telai si rompessero e voleva correre con le bici in alluminio: \u201cMi sono messo davanti alla tv e ho pregato- ricorda Colnago- Poi quando da una nuvola di polvere ho visto uscire Ballerini ho ringraziato il signore\u2026\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Domani, cinque minuti alle 11,\u00a0 dopo due anni di attesa parte la Roubaix. E\u2019 un dove eramo rimasti che vede finalmente il ciclismo riprendersi un pezzo della sua storia passata e futura. Annullata lo scorso anno e rinviata da aprile a dopodomani per la pandemia, la Roubaix sar\u00e0 il solito rito di sempre. 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