{"id":30935,"date":"2021-10-24T16:44:15","date_gmt":"2021-10-24T14:44:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=30935"},"modified":"2021-10-24T16:44:16","modified_gmt":"2021-10-24T14:44:16","slug":"milano-gravel-il-ciclismo-va-fuoristradae-trova-la-via-giusta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/10\/24\/milano-gravel-il-ciclismo-va-fuoristradae-trova-la-via-giusta\/","title":{"rendered":"Milano gravel, il ciclismo va &#8220;fuoristrada&#8221;e trova la via giusta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/10\/24\/milano-gravel-il-ciclismo-va-fuoristradae-trova-la-via-giusta\/grav\/\" rel=\"attachment wp-att-30936\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-30936\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/10\/grav-281x300.jpg\" alt=\"\" width=\"281\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/10\/grav-281x300.jpg 281w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/10\/grav.jpg 478w\" sizes=\"(max-width: 281px) 100vw, 281px\" \/><\/a>C\u2019\u00e8 un modo nuovo per scoprire che a una ventina di chilometri da Milano citt\u00e0 c\u2019\u00e8 un mondo lontanissimo dai suoi riti frettolosi. Un mondo fatto di campagne, sterrati, cascine, borghi e abbazie da raggiungere magari in bici come hanno fatto questa mattina i tanti ciclisti che , partendo dalla Canottieri San Cristoforo,\u00a0 hanno partecipato alla <strong>\u00abMilano gravel roads\u00bb<\/strong> una sfida organizzata da <strong>Turbolento SSd<\/strong> che non \u00e8 una gara ma un vero e proprio viaggio nella tradizione rurale lombarda. Da una parte il naviglio e dall\u2019altra la sponda del Ticino. In mezzo la terra di nessuno che si perde all\u2019orizzonte tra un antico profumo di legna bruciata nei camini e i solchi lasciati nei campi lavorati dai trattori. Strade, stradine, sentieri, prati, marcite che, senza la traccia Gps del Garmin, diventano un dedalo da cui \u00e8 quasi impossibile venir fuori. \u00c8 un attimo perdersi nel nulla di una pianura infinita. Perch\u00e9 la magia \u00e8 tutta qui. \u00c8 che pedali per tre, quattro, cinque ore e non incontri un\u2019auto. Nessuno che ti sfiora, che romba, che accelera, sgasa e suona. Qui i ciclisti non sono d\u2019impiccio. Magia della \u00abgravel\u00bb, nuova frontiera del ciclismo. Che in inglese significa ghiaia e che si traduce in un mezzo fantastico che \u00e8 una via di mezzo tra una bici da corsa e una mountainbike e che ti permette di andare praticamente ovunque. La gravel \u00e8 la misura perfetta quando la misura \u00e8 colma, per chi ne ha abbastanza del traffico e dei pericoli. Serve a dare un taglio, a cambiar strada per un ciclismo pi\u00f9 da viaggiatori che da velocisti. E su questa via in parte sterrata e in parte no si sono avventurati oggi quelli della \u00abMilano Gravel roads\u00bb. Un giro da 70, 100 o 155 chilometri tra le campagne del Parco Sud in un triangolo immaginario che va da Milano a Vigevano a Pavia. Si passa dal borgo di Cassinetta, da Bernate, si attraversa una prima volta il Ticino sul ponte di Turbigo e, tra sterrato e asfalto, si raggiunge la piazza Ducale di Vigevano. Da l\u00ec, sempre alternando tratti di asfalto e di sterrato, boschi e rogge si passa nuovamente il Ticino sul ponte delle barche di Bereguardo per rientrare verso Milano dalla strada di Morimondo e dall\u2019alzaia del Naviglio Grande. Una pedalata faticosa il giusto e senza tempo perch\u00e9 qui non vince nessuno anche se poi in realt\u00e0 vincono tutti. Un viaggio alla scoperta di un territorio dove ancora si lavora la terra e che nasconde i segni di un passato che ci ha lasciato in eredit\u00e0 gioielli come la ville storiche sui navigli, la piazza Ducale di Vigevano o l\u2019abbazia di Morimondo. La bici come sempre riesce a mettere insieme tutto. Incolla le emozioni in una filosofia che, anche per chi non vuol capire \u00e8 facile da spiegare. Pedalare \u00e8 un modo per star bene, per ritrovare gli equilibri, per prendersi una pausa e tornare a pensare. Si va pi\u00f9 lenti, senza fretta, sulle strade meno battute in assoluta libert\u00e0, cambiando i ritmi perch\u00e9 \u00e8 facile fermarsi e ripartire. Con le deviazioni inaspettate, con le mappe che spesso si perdono, con le soste impreviste perch\u00e9 si incontra un borgo, una trattoria, uno scorcio che merita una foto. Con il sole, con la pioggia, con gli imprevisti perch\u00e9 capita (eccome se capita\u2026) di forare e di riparare, di sporcarsi le mani di grasso, di dovere fare i conti con qualche bullone che si allenta, di dovere metter mano a brugole e cacciaviti. Pedalare \u00e8 sudore, sono gambe che fanno male, vento sempre in faccia, freddo e mani che si informicolano. Pedalare \u00e8 spesso solo fatica. Ma non ha prezzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 un modo nuovo per scoprire che a una ventina di chilometri da Milano citt\u00e0 c\u2019\u00e8 un mondo lontanissimo dai suoi riti frettolosi. Un mondo fatto di campagne, sterrati, cascine, borghi e abbazie da raggiungere magari in bici come hanno fatto questa mattina i tanti ciclisti che , partendo dalla Canottieri San Cristoforo,\u00a0 hanno partecipato alla \u00abMilano gravel roads\u00bb una sfida organizzata da Turbolento SSd che non \u00e8 una gara ma un vero e proprio viaggio nella tradizione rurale lombarda. Da una parte il naviglio e dall\u2019altra la sponda del Ticino. 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