{"id":32095,"date":"2022-05-23T09:21:24","date_gmt":"2022-05-23T07:21:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=32095"},"modified":"2022-05-23T09:21:24","modified_gmt":"2022-05-23T07:21:24","slug":"liberica-traversa-dove-la-fatica-non-esiste-ma-il-fango-e-come-il-cemento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/05\/23\/liberica-traversa-dove-la-fatica-non-esiste-ma-il-fango-e-come-il-cemento\/","title":{"rendered":"L&#8217;Iberica Traversa, dove la fatica non esiste ma il fango \u00e8 come il cemento"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/05\/23\/liberica-traversa-dove-la-fatica-non-esiste-ma-il-fango-e-come-il-cemento\/nico3\/\" rel=\"attachment wp-att-32117\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-32117\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/05\/nico3-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/05\/23\/liberica-traversa-dove-la-fatica-non-esiste-ma-il-fango-e-come-il-cemento\/nico2\/\" rel=\"attachment wp-att-32118\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-32118\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/05\/nico2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/05\/23\/liberica-traversa-dove-la-fatica-non-esiste-ma-il-fango-e-come-il-cemento\/nico1\/\" rel=\"attachment wp-att-32119\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-32119\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/05\/nico1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>&#8220;Mi ero iscritto cos\u00ec, tanto per fare qualcosa, un giro, un viaggio, un po\u2019 di svago, forse perch\u00e9 ogni tanto ne ho bisogno, anche se non potrei, a dire la verit\u00e0 non potrei mai, come quasi tutti, perch\u00e9 se stai a vedere gli impegni, i problemi e tutto il resto, non faresti altro nella vita, quindi, se resti, sei frustrato per non esserci andato, se parti ti senti in colpa\u2026 E&#8217; forse uno dei crucci della mia vita. Alla fine vado, nemmeno guardo dove passa il percorso e come preparare la bici, intendo rapporti gomme ed altro, comunque compro il volo il giorno prima ed improvviso un viaggio su Tarifa&#8230;&#8221;. Comincia pi\u00f9 o meno cos\u00ec\u00a0 <strong>L&#8217;Iberica Traversa <\/strong>di<strong> Nico Valsesia,\u00a0<\/strong> una delle avventure ciclistiche in fuoristrada pi\u00f9 dure in circolazione: 1700 chilometri in completa autonomia con oltre 30mila metri di dislivello attraversando la Spagna da Tarifa a San Sebastian , con il deserto del Gorafe, con fango, sterrati, guadi, canyon e sentieri che spesso finiscono nel nulla. E&#8217; l&#8217;ultima sua \u00a0impresa in ordine di tempo<b>.<\/b> Cinquant&#8217;anni, tre figli, originario di Sauze D&#8217;Oulx ma ormai da anni &#8220;adottato&#8221; da Borgomanero,\u00a0 Valsesia \u00e8 \u00a0fondista, ciclista, ultratrailer, campione di endurance ma soprattutto l&#8217;uomo per cui a &#8220;fatica non esiste&#8221; e che, non a caso, nel suo curriculum vanta ben 5 <strong>Race Across America<\/strong>,\u00a0 la gara in bici pi\u00f9 massacrante del pianeta con 4.800 km per 51800 m di dislivello da una costa all\u2019altra degli Stati Uniti. Basterebbe gi\u00e0 questo per raccontarlo ma, ovviamente, c&#8217;\u00e8 anche tanto altro: c&#8217;\u00e8 il record mondiale di dislivello positivo superato in un solo giorno in bici bici e a piedi dalla spiaggia di Genova Voltri alla vetta del Monte Bianco; c&#8217;\u00e8 l <strong>\u201c<\/strong>Ascension to Ararat\u201d il viaggio in bicicletta di 500 chilometri fatto insieme al figlio Felipe,\u00a0 dal Mar Nero a Do\u011fubeyaz\u0131t, in Turchia, dopo un viaggio di oltre 4.000 chilometri attraverso l\u2019Europa centrale;\u00a0 ci sono il \u00a0record di salita all\u2019Ojos del Salado (6893 m), il pi\u00f9 alto vulcano al mondo tra Cile e Argentina, in 3 ore e 35 minuti; ci sono i trail,\u00a0 c&#8217;\u00e8 il \u00a0Tor des G\u00e9ants, \u00a0il Salar de Uyuni in Bolivia, il pi\u00f9 alto deserto salato al mondo e ancora la salita dell&#8217;Aconcagua partendo dalla spiaggia di Las Venturas (Vi\u00f1a del Mar, Cile) in bici per 200 chilometri quindi a piedi e di corsa fino in cima alla montagna. E\u00a0 ci sono l\u2019Elbrus in 31 ore e 55 minuti per andare da Sulak (Mar Caspio) alla cima della montagna; il Kilimangiaro\u00a0 dopo 27 ore non stop partendo da \u00a0Tanga, sull\u2019oceano indiano.\u00a0 Valsesia ha il fuoco dentro. E cos\u00ec ogni tanto parte. L&#8217;Iberica Traversa ha scoperto cammin facendo che follia fosse.\u00a0 Un&#8217;avventura pi\u00f9 che un&#8217;impresa sportiva, una sfida vinta davanti ad un&#8217;altra decina di &#8220;folli&#8221; che si sono presentati al via nonostante un meteo tremendo. &#8220;No, non si vince nulla- spiega subito- Arrivi primo ma lo fai per te stesso, per una pacca sulla spalla o una stretta di mano alla fine. Ed \u00e8 il bello di queste cose. Che poi in realt\u00e0 il premio c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 enorme. Si vince tutto ci\u00f2 che ti riporti a casa: le amicizie che hai condiviso, i posti incredibili che hai visto, le emozioni e anche le paure, la gente che hai conosciuto, con cui hai parlato, che ti ha dato qualcosa da bere o da mangiare vedendoti arrivare sfinito&#8230;&#8221;. Sette giorni e sette notti, dormendo in tutto una decina di ore: &#8221; Perch\u00e8 io sono uno che dorme poco- spiega-\u00a0 mi basta anche un sonno da otto minuti dove capita e recupero&#8230;&#8221;. Beato lui. Ma, sonno a parte, l&#8217;Iberica \u00e8 una sfida estrema, ovviamente non per tutti. &#8220;Sinceramente credo che se una sfida del genere l&#8217;avessimo organizzata in Italia dopo la prima tappa sarebbero arrivati i carabinieri e fermare tutto- scherza- L&#8217;assistenza non era prevista.\u00a0 Avevamo solo un tracker che ci teneva pi\u00f9 o meno in contatto con gli organizzatori e un orologio gps per seguire la mappa, Che ovviamente spesso si perdeva, finiva nel nulla o davanti ad una parete di roccia praticamente invalicabile&#8221;. Non \u00e8 stata una passeggiata e il problema pi\u00f9 grande \u00e8 stato il fango. &#8221; S\u00ec, una poltiglia argillosa che si attaccava alle ruote e quando seccava diventava come il cemento- racconta- Mai vista una cosa simile. Ed \u00e8 stato un problema perch\u00e8 alla fine mi ha tagliato anche le gomme&#8221;. Riparare, pedalare, mangiare, dormire e ripartire. Cinque verbi coniugati all&#8217;infinito fino alla fine. Fino a San Sabastian attraversando montagne, vallate e un deserto dove per chilometri e chilometri non ha incontrato anima viva. &#8220;E&#8217; una zona immensa e\u00a0 spesso vergine- racconta- sul tracciato c&#8217;\u00e8 qualche villaggio e paesini di agricoltori completamente svuotati dal Covid che anche qui ha fatto tante vittime, dove i giovani sono andati via e dove \u00e8 rimasto solo qualche anziano che quando ci ha visto arrivare non capiva bene cosa stessimo facendo ma ci ha accolto e rifocillato&#8221;.\u00a0 Atleti, viaggiatori estremi, ultrabiker non si sa bene come chiamare chi partecipa e questi raid &#8220;Che vanno oltre lo sport- racconta Valsesia- Sono qualcosa in pi\u00f9 dove \u00e8 ovvio che bisogna essere allenati ma dove servono capacit\u00e0 di adattamento, di gestirsi e la curiosit\u00e0 che permette di scoprire luoghi, di conoscere gente che non incontreresti mai da nessun&#8217;altra parte, dove anche tra chi partecipa pi\u00f9 che la competizione vince la solidarioet\u00e0 che quasi sempre diventa amicizia&#8221;. La Iberica Traversa va in archivio. Diventa un&#8217;altra &#8220;tacca&#8221; tra le tante imprese di un atleta che ha forse trovato la ricetta magica per fermare il tempo e per continuare a rincorrere i suoi sogni. Altro verr\u00e0 a cominciare da questa estate, dal 9 luglio,\u00a0 quando Valsesia vestir\u00e0 i panni di organizzatore e dar\u00e0 il via alla prima edizione della Barolo-Courmayeur, 560 chilometri che chi ha il coraggio pu\u00f2 fare anche di corsa,\u00a0 \u00a0dalla Cantina dei Marchesi di Barolo fino ai piedi del monte Bianco attraverso Langhe, Monferrato e Val D&#8217;Aosta: &#8220;In realt\u00e0 il viaggio era pi\u00f9 lungo- racconta- Sarebbe dovuto partire da Tindari ma tremila chilometri ci sono sembrati davvero troppi quindi abbiamo deciso per una prima edizione un po&#8217; pi\u00f9 umana&#8230;&#8221;. Ma la filosofia non cambia, resta quella dei &#8220;Bikepacker&#8221; come dicono adesso quelli che sanno l&#8217;inglese. Che poi basta tradurre per capire che si sta parlando di gente che pedala, che viaggia in autonomia, che non ha paura di dormire dove capita, di scoprire strade che spesso non vanno da nessuna parte e\u00a0 di avventurarsi laddove serve un\u00a0 po&#8217; di coraggio e un pizzico di incoscienza. Una nuova frontiera per gente &#8220;tosta&#8221; ma magari neanche tanto:\u00a0 &#8220;Sono io il primo a non prendermi troppo sul serio, anche quando ripeto che la fatica non esiste- scrive Valsesia sul suo sito- Il tono con cui lo dico non \u00e8 quello perentorio di un corso di addestramento per aspiranti Marine. \u00c8 un mantra da recitare, come una preghiera interiore, cercando un gioioso punto di equilibrio tra quello che vuoi e quello che puoi fare.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;Mi ero iscritto cos\u00ec, tanto per fare qualcosa, un giro, un viaggio, un po\u2019 di svago, forse perch\u00e9 ogni tanto ne ho bisogno, anche se non potrei, a dire la verit\u00e0 non potrei mai, come quasi tutti, perch\u00e9 se stai a vedere gli impegni, i problemi e tutto il resto, non faresti altro nella vita, quindi, se resti, sei frustrato per non esserci andato, se parti ti senti in colpa\u2026 E&#8217; forse uno dei crucci della mia vita. 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