{"id":32237,"date":"2022-06-09T18:38:25","date_gmt":"2022-06-09T16:38:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=32237"},"modified":"2022-06-09T18:38:25","modified_gmt":"2022-06-09T16:38:25","slug":"il-tour-che-parte-da-firenze-e-una-gioia-ma-non-e-il-tour","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/06\/09\/il-tour-che-parte-da-firenze-e-una-gioia-ma-non-e-il-tour\/","title":{"rendered":"Il Tour che parte da Firenze \u00e8 una gioia. Ma non \u00e8 il Tour"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2021\/01\/29\/il-tour-in-romagna-meglio-piada-e-lambrusco\/tu\/\" rel=\"attachment wp-att-29309\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-29309\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tu-300x140.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"140\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tu-300x140.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tu-1024x478.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tu-768x359.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2021\/01\/tu.png 1160w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cIn Italia il ciclismo si \u00e8 sgonfiato. La situazione economica \u00e8 quella che \u00e8\u00a0 e quindi \u00e8 molto pi\u00f9 difficile trovare degli sponsor che possano investire somme importanti. Non dimentichiamo che oggi per fare una squadra di primo livello servono dai 20 ai 30 milioni di euro. E non sono cifre irrilevanti\u2026\u201d. Cos\u00ec raccontava il compianto<strong> Giorgio Squinzi<\/strong> cinque anni fa a &#8220;Tutti convocati&#8221; su Radio 24.\u00a0 Quando c&#8217;era lui e la sua Mapei il ciclismo era un&#8217;altra cosa, oggi invece il ciclismo \u00e8 ci\u00f2 che pandemie, guerre, crisi economiche permettono che sia, cio\u00e8\u00a0 uno sport con la spia rossa dei conti accesa e con la necessit\u00e0 di trovare sponsor e soldi dove c&#8217;\u00e8 ancora qualcuno disposto ad aprire i cordoni della borsa. E allora i mondiali si possono anche correre negli Emirati dove il deserto non \u00e8 solo geografico ma anche sulle strade e all&#8217;arrivo perch\u00e8 molti non sanno neppure chi siano<strong> Sagan o Alaphilippe<\/strong>.\u00a0 E allora il Giro parte da Budapest e sta da quelle parti due o tre giorni\u00a0 prima di approdare dove si \u00e8 sempre corso e dove si dovrebbe correre, cio\u00e8 in Italia. E allora il Tour del 2024 partir\u00e0 da Firenze (forse) e sar\u00e0 una gioia immensa per chi ama questo sport. Poi\u00a0 girer\u00e0 un po&#8217; in Emilia prima di ritornare dall&#8217;altra parte delle Alpi in terra francese. Il Tour \u00e8 il Tour ma questo sar\u00e0 un altro Tour, un&#8217;altra cosa. Una scommessa rischiosa perch\u00e8\u00a0 rompe storia e tradizioni che sono il cemento che conserva il mito di un evento. Che ciclismo \u00e8? E&#8217; quello dei tempi moderni, figlio dello stato di necessit\u00e0, dove i campioni contano ma i soldi pure, dove gli ingaggi crescono e dove i\u00a0 bilanci si fanno nelle classifiche generali ma anche nei consigli di amministrazione. Niente di nuovo, probabilmente \u00e8 sempre stato cos\u00ec ma adesso di pi\u00f9 perch\u00e8 le grandi aziende sponsorizzano ma senza esagerare perch\u00e8 le leggi sono quelle del mercato, come si usa dire. Si sente tanto parlare di un ciclismo globale che non si capisce bene cosa sia se non la necessit\u00e0 di andare a prendere i soldi dove ci sono, che era poi quello che facevano tanti anni fa gli organizzatori delle garette di strapaese quando molestavano i \u201ccumenda\u201d della zona a caccia dei \u201cdan\u00e8\u201d. E se servono tanti denari per organizzare il Trofeo <em>tal dei tali<\/em> figurarsi per Giro o Tour. E allora ci si abitua a tutto . Anche a un Giro che nei prossimi anni partir\u00e0 dagli Stati Uniti e a un Tour de France che ha rischiato, come aveva annunciato il Thai Tourism Authority un paio di anni fa, di far tappa in Thailandia. Ma forse era troppo anche per i francesi e allora ben vengano Firenze e l&#8217;Italia. E se la legge \u00e8 quella dello sponsor \u00e8 una legge che non fa sconti. Alla storia, all\u2019epica della corsa, al suo passato e ai suoi eroi. Tutto ha un prezzo. Una partenza, un arrivo, una tappa, un traguardo volante un gran premio della montagna anzich\u00e8 un altro. Poi per\u00f2 bisogna pedalare e allora la differenza tornano a farla i campioni, le fughe e le salite. Se no poi magari capita come al Giro di quest&#8217;anno che senza grandissimi nomi, senza italiani in classifica, senza grandi imprese da ricordare gli spettatori un po&#8217; s&#8217;annoiano, gli ascolti crollano e i conti davvero non tornano pi\u00f9. E allora partire da Budapest o Firenze potrebbe anche essere inutile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cIn Italia il ciclismo si \u00e8 sgonfiato. La situazione economica \u00e8 quella che \u00e8\u00a0 e quindi \u00e8 molto pi\u00f9 difficile trovare degli sponsor che possano investire somme importanti. Non dimentichiamo che oggi per fare una squadra di primo livello servono dai 20 ai 30 milioni di euro. E non sono cifre irrilevanti\u2026\u201d. 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