{"id":32424,"date":"2022-07-14T22:53:05","date_gmt":"2022-07-14T20:53:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=32424"},"modified":"2022-07-14T23:31:44","modified_gmt":"2022-07-14T21:31:44","slug":"froome-non-frulla-piu-ma-e-come-laraba-fenice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/07\/14\/froome-non-frulla-piu-ma-e-come-laraba-fenice\/","title":{"rendered":"Froome non frulla pi\u00f9 ma \u00e8 come l&#8217;araba fenice"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/07\/14\/froome-non-frulla-piu-ma-e-come-laraba-fenice\/fro-4\/\" rel=\"attachment wp-att-32427\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-32427\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/fro-300x219.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/fro-300x219.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/fro-1024x747.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/fro-768x560.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/fro.jpg 1176w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E&#8217; il giorno dell&#8217;Alpe d&#8217;Huez\u00a0 al Giro di Francia e il suo nome su uno dei tornanti non c&#8217;\u00e8. Ma per quattro volte l&#8217;ha scritto nella bacheca pi\u00f9 importante del Tour. Poi tre anni fa nel Giro del Delfinato \u00e8 successo quel che \u00e8 successo, si \u00e8 schiantato contro un muro in ricognizione e ha rischiato la pelle, altroch\u00e8 ciclismo, altroch\u00e8 Tour e la vita \u00e8 cambiata. Cos\u00ec ora <strong>Chris Froome<\/strong>, non \u00e8 pi\u00f9 quel<strong> Chris Froome<\/strong> che frullava. Ora arranca, non molla, ci crede e ci prova. Chilometro 13, 7 alla cima dell&#8217;Alpe. Froome c&#8217;\u00e8. E&#8217; con altri quattro compagni di fuga ed \u00e8 bello ritrovarlo qui. Lo stile \u00e8 lo stesso, un bel po&#8217; sgraziato con la testa che ciondola, le spalle che si agitano. Anche lo sguardo \u00e8 lo stesso,\u00a0 basso sulla ruota davanti ma in realt\u00e0 fisso sui watt del ciclocomputer che una volta erano legge per tutti. Oggi no. Non pi\u00f9.\u00a0 A dieci chilometri dalla vetta <strong>Tom Pidcock<\/strong>, britannico di Leeds, oro olimpico nella mountainbike, apre il gas della sua giovent\u00f9 e se ne va.\u00a0 <em>Adieu.<\/em>\u00a0 Pi\u00f9 o meno la stessa cosa fa sudafricano <strong>Louis Meintjes<\/strong> che per\u00f2 non decolla e per un po&#8217; resta l\u00ec a una cinquantina di metri. Primo, secondo e terzo, cos\u00ec anche al traguardo. Che per Froome per\u00f2\u00a0 \u00e8 una vittoria. Si dice sempre cos\u00ec in questi casi. Ma stavolta no. Un terzo posto qui,\u00a0 il terzo posto di Froome, sono una storia che un po&#8217; va raccontata e che si riannoda, sono un lampo, una luce, sono i tempi supplementari di una grande partita che il keniano inglese si ostina a non far finire. Con la testa e con il cuore, con i suoi figli che gli fanno il tifo a bordo strada, con un ritorno al Tour che tre anni fa sembrava fantascienza. E forse lo \u00e8. Dopo lo schianto al Giro del Delfinato, dopo le fratture, dopo le lesioni interne ha rischiato di non raccontarla pi\u00f9 la sua storia. Non ci credeva nessuno che il \u201cbaronetto\u201d\u00a0 potesse tornare sulle strade di Francia ma lui s\u00ec. Non ci credevano perch\u00e8\u00a0 dopo settimane di ospedale, dopo una riabilitazione infinita e dopo un recupero agonistico a dir poco complicato non era da tutti ricominciare praticamente da zero. Ma lui ci ha sempre creduto: \u00abLa cosa pi\u00f9 semplice era fermarsi -spieg\u00f2 anni fa in una intervista alla televisione inglese &#8211;\u00a0 ma non volevo finire la mia carriera per una caduta. Cos\u00ec quando ho saputo che avrei potuto recuperare completamente ho deciso che ci avrei provato\u2026\u201d.\u00a0 Era tornato alle gare tra mille difficolt\u00e0 e mille sacrifici ma senza i risultati che forse lui pure si aspettava perch\u00e8 uno che il Tour l\u2019ha vinto quattro volte, che ha vinto due Giri di Spagna e un Giro d\u2019Italia e che \u00e8 uno dei soli sette corridori che hanno nel loro palmares i tre grandi Giri,\u00a0 fa fatica a resettare la sua testa quando il fisico non gli sta pi\u00f9 dietro. E pi\u00f9 o meno cos\u00ec era andata anche l&#8217;anno scorso, non pi\u00f9 capitano, gregario, chioccia,\u00a0 comunque in retroguardia, a mischiarsi nell&#8217;anonimato di un gruppo che una volta non gli stava dietro.\u00a0 Che per uno che\u00a0 cinque anni fa\u00a0 era stato convocato a corte da Sua altezza la regina Elisabetta che gli aveva conferito per \u00a0meriti ciclistici l\u2019onorificenza dell\u2019Ordine dell\u2019Impero Britannico non \u00e8 un bel pedalare. Ma il keniano \u00e8 ancora alla ricerca di qualcosa.\u00a0 Non un Tour, non un Giro, forse neppure una vittoria. Va cercando se stesso e forse un po&#8217; della sua grandezza come un&#8217;araba Fenice che rinasce dalle sue ceneri. E rinasce. E come capita sempre, quasi per miracolo, spariscono tutte le antipatie, perch\u00e8 chi vince tanto \u00e8 sempre un po&#8217; antipatico. E, se qualche anno fa quando saliva e scattava c&#8217;era anche chi sputava e gli tirava l&#8217;urina addosso, oggi non succede pi\u00f9: sono solo applausi, come dev&#8217;essere. Come avrebbe sempre dovuto essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; il giorno dell&#8217;Alpe d&#8217;Huez\u00a0 al Giro di Francia e il suo nome su uno dei tornanti non c&#8217;\u00e8. Ma per quattro volte l&#8217;ha scritto nella bacheca pi\u00f9 importante del Tour. Poi tre anni fa nel Giro del Delfinato \u00e8 successo quel che \u00e8 successo, si \u00e8 schiantato contro un muro in ricognizione e ha rischiato la pelle, altroch\u00e8 ciclismo, altroch\u00e8 Tour e la vita \u00e8 cambiata. Cos\u00ec ora Chris Froome, non \u00e8 pi\u00f9 quel Chris Froome che frullava. Ora arranca, non molla, ci crede e ci prova. Chilometro 13, 7 alla cima dell&#8217;Alpe. Froome c&#8217;\u00e8. 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