{"id":32528,"date":"2022-08-02T16:16:35","date_gmt":"2022-08-02T14:16:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=32528"},"modified":"2022-08-02T16:41:06","modified_gmt":"2022-08-02T14:41:06","slug":"in-bici-sulla-cisa-alla-ricerca-del-tempo-che-fu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/08\/02\/in-bici-sulla-cisa-alla-ricerca-del-tempo-che-fu\/","title":{"rendered":"In bici sulla Cisa alla ricerca del tempo che fu"},"content":{"rendered":"<p class=\"atext\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/08\/01\/viaggi-in-bici-la-nuova-moda-del-turismo-lento\/v13\/\" rel=\"attachment wp-att-32526\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-32526\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/08\/v13-169x300.jpg\" alt=\"\" width=\"169\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/08\/v13-169x300.jpg 169w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/08\/v13-576x1024.jpg 576w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/08\/v13.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/a>Pedalando da <strong>La Spezia<\/strong> verso <strong>Aulla<\/strong> e poi <strong>Pontremoli<\/strong>, il <strong>Passo della Cisa<\/strong> sembra non finire mai. E\u00a0 quando uno arriva su e trova una fontana fantastica con l&#8217;acqua gelata anche a luglio pensa di aver posto fine al proprio tormento. Pensa che il pi\u00f9 sia fatto, di tirare il fiato e che si cominci a scendere. Invece no perch\u00e8, prima di &#8220;tuffarsi&#8221; definitivamente verso Berceto e Fornovo, si resta per chilometri in costa in quel pedalare che i ciclisti chiamano &#8220;mangia e bevi&#8221; e che nasconde tutte le insidie di un su e gi\u00f9 dove per le gambe non c&#8217;\u00e8 pace. \u00a0Il <strong>Passo della Cisa<\/strong> non finisce mai. E&#8217; un lento e piacevole viaggio alla ricerca del tempo che fu che porta\u00a0 qualche decina di metri oltre i mille, tra le montagne che fanno da spartiacque tra Toscana, Liguria, Lunigiana e appennino parmense con una storia straordinaria che vale tutti i suoi chilometri e che raccoglie l&#8217;eredit\u00e0 romana e medievale della via Francigena progettata da Napoleone e conclusa da Maria Luigia di Parma. Ora &#8220;La Cisa&#8221;, come la chiamano tutti,\u00a0 \u00e8 una via solitaria e un po&#8217; dismessa che mostra tutti i segni del suo tempo una volta splendente\u00a0 e racconta, tornante dopo tornante, la vicenda della Statale\u00a0 62, una via del Mare per chi dalla Romagna andava al Tirreno. Una storia importante, di progresso, di boom economico con famiglie intere che scoprivano la gioia e il &#8220;lusso&#8221; dei primi viaggi in utilitaria e delle prime vacanze. E cos\u00ec su questa strada si svilupp\u00f2 un&#8217;economia florida\u00a0 alla quale legarono il proprio destino interi territori, attivit\u00e0 e generazioni di persone. Cos\u00ec fino alla met\u00e0 degli Anni Settanta quando venne inaugurata l\u2019Autocamionale A15, l&#8217;autostrada che passa pi\u00f9 in basso, nella pancia dell&#8217;Appennino, tra gallerie e viadotti e che di fatto\u00a0 ha tolto un po&#8217; di vita alla vecchie via. Ad una Cisa se n&#8217;\u00e8 aggiunta un&#8217;altra dove si viaggia veloce, dove ci si ferma solo negli Autogrill, dove si parte e si arriva senza pause e senza pazienza. Una moderna via di trasporto che appare e scompare a chi con la bici ci si arrampica sugli antichi tornanti, che chilometro dopo chilometro scorre sempre pi\u00f9 in basso e che per\u00f2\u00a0 si fa sentire con un frastuono che rimbomba ancor di pi\u00f9 nel silenzio della vecchia via appenninica diventata luogo di memoria. Servono ore per scalare l&#8217;antica Statale 62 e non si incontra quasi nessuno. A volte un&#8217;auto, pi\u00f9 spesso le moto, in estate ciclisti che scendono verso il mare e che ti incoraggiano perch\u00e8 sanno perfettamente cosa ti aspetta prima di arrivare a Fornovo. Il resto \u00e8 ci\u00f2 che fu. Qualche paesino, casali e terre coltivate, le terme antiche, locande e vecchi hotel chiusi per sempre, un magnifico borgo ristrutturato e riportato in vita come andrebbe sempre fatto prima di pensare a nuovi progetti. Un lento pedalare fino ai 1040 metri della vetta, fino al cartello che dovrebbe indicare la fine di una salita, fino al passo dove ci si ferma per un ristoro tra due locande dove fanno tappa anche i pellegrini della Francigena e dove, sar\u00e0 la fame,\u00a0 pane e formaggio di capra hanno il sapore e il gusto impagabile di una prelibatezza mai assaggiata. E&#8217; un piccolo regalo di questa strada a chi arriva fin quass\u00f9, un premio alla fatica di chi ancora viaggia fuori rotta ma soprattutto alla costanza di chi nonostante tutto da queste parti\u00a0 &#8220;resiste&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pedalando da La Spezia verso Aulla e poi Pontremoli, il Passo della Cisa sembra non finire mai. 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