{"id":33170,"date":"2022-11-15T10:03:41","date_gmt":"2022-11-15T09:03:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33170"},"modified":"2022-11-15T10:03:41","modified_gmt":"2022-11-15T09:03:41","slug":"limpresa-di-bepi-bigolin-mettere-in-sella-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/11\/15\/limpresa-di-bepi-bigolin-mettere-in-sella-litalia\/","title":{"rendered":"L&#8217;impresa di &#8220;Bepi&#8221; Bigolin: mettere in sella l&#8217;Italia&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/11\/15\/limpresa-di-bepi-bigolin-mettere-in-sella-litalia\/bigolin\/\" rel=\"attachment wp-att-33173\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-33173\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/bigolin-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/bigolin-300x214.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/bigolin-1024x729.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/bigolin-768x547.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/bigolin.jpg 1091w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il sogno \u00e8 far sedere sulle sue selle chiunque pedali. I grandi campioni, chi va a passeggio con moglie e figli, chi va al lavoro e chi la domenica mattina usa la bicicletta per andare a messa. Dalle sue parti va ancora cos\u00ec.<strong> Giuseppe Bigolin,<\/strong> 82 anni, alpino della Brigata Cadore, tra i primi volontari nella tragedia del Vajont, \u00e8 il presidente di<strong> Selle Italia<\/strong>, uno dei grandi marchi del ciclismo italiano e non solo italiano, una di quelle aziende che raccontano i valori di un&#8217;imprenditoria fatta di tradizione, di tenacia e di intuizioni che sono il tessuto forte che tiene insieme l\u2019economia del nostro Paese. Che raccontano modernissime storie di altri tempi, di capitani coraggiosi capaci di rischiare, investire, innovare, primi ad entrare in azienda e ultimi a uscire. Una storia d&#8217;impresa che parte da Asolo, provincia di Treviso, in Veneto nel quartier generale che il \u00abBepi\u00bb, cos\u00ec lo chiamano i suoi, ha voluto mantenere in quella \u00abfabbrica della bellezza\u00bb che fu la Brionvega, capolavoro assoluto di design industriale firmato negli Anni \u201960 dall\u2019architetto Marco Zanuso: uffici e magazzino, il \u00abBike lab\u00bb avveniristico illuminato dalle vetrate rosse dalle quali si ammirano la Rocca di Asolo e l\u2019Ossario del Monte Grappa. Ed \u00e8 un bel lavorare ed anche un bel vivere che nelle pause pranzo per molti dipendenti si traduce nel cibo al sacco su tavolini da pic-nic comodamente sistemati in un parco che si perde a vista d\u2019occhio. E la storia di Selle Italia continua. Cominciata pi\u00f9 di un secolo fa a Corsico, alle porte di Milano, quando l\u2019auto era un lusso e la bici era per molti (quasi tutti) l\u2019unico vero mezzo di trasporto, \u00e8 arrivata ai giorni nostri protagonista di una bike economy necessaria e di moda. E cos\u00ec le scommesse sono diventate altre: le tecnologie hi tech, i materiali riciclabili, le linee di produzione a chilometro zero, automazione, robotizzazione ma soprattutto eco-sostenibilit\u00e0. Selle Italia strizza un occhio non soltanto ai ciclisti, ai quali in 120 anni di vita ha sempre cercato di alleviare le sofferenze, ma anche alla difesa dell\u2019ambiente circostante, rinnovando cos\u00ec un binomio, quello fra bicicletta e green, che l\u2019emergenza Covid ha contribuito a portare ulteriormente alla ribalta. Il \u00abBepi\u00bb \u00e8 sempre l\u00ec, sul pezzo. \u00c8 una vita che \u00e8 sul pezzo. Ed \u00e8 normale che sia cos\u00ec per lui che, quando qualcuno gli chiede di far bilanci, si dice soddisfatto ma fa sempre anche i conti col rammarico per ci\u00f2 che non ha ancora fatto. E detto da uno che ha scritto con le sue selle un bel pezzo di storia del ciclismo mondiale \u00e8 tutto dire.\u00a0 Una lunga vicenda industriale, imprenditoriale e familiare che oggi in azienda vede anche i suoi due figli Riccardo e Giuliana che \u00e8 alla guida di Selle San Marco, altro marchio storico, e la moglie, \u00abla comandante\u00bb come affettuosamente la chiamano a casa. Una storia che per lui arriva quasi per caso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIo avevo iniziato a lavorare nel campo dei filati e dell\u2019abbigliamento. Gi\u00e0 arrivavano le prime commesse importanti quando un giorno, mio fratello Riccardo, arriva si siede a tavola mi dice: \u201cBepi ascolta, ho trovato una cosa che potrebbe fare al caso tuo. Ho rilevato un marchio che si chiama Sella Italia e potresti lavorarci tu&#8230;<br \/>\n<strong>E l\u00ec comincia l&#8217;avventura&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, pi\u00f9 o meno anche se io ero parecchio scettico, il lavoro nell\u2019abbigliamento sembrava gi\u00e0 prendere la strada giusta, ma poi decisi di fidarmi di mio fratello e meno male, perch\u00e9 aveva ragione. Modernizzammo il marchio trasformandolo in \u201cSelle Italia\u201d al plurale e cominciammo\u00bb.<br \/>\n<strong>Facile.<\/strong><br \/>\n\u00abNeanche un po\u2019. La mia \u00e8 una storia lunga\u00bb.<br \/>\n<strong>Che comincia da suo padre&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, faceva il mugnaio e in casa eravamo in tredici figli, otto maschi e cinque femmine. Quando i contadini ci incontravano o andavamo alla macina ci confondevano; \u201cma qual figlio seo ti&#8230;\u201d. Io ho avuto la fortuna di studiare e mi sono diplomato come perito industriale. Ma in casa mia ci \u00e8 stato sempre insegnato a far fatica e a rispettare la fatica&#8230;\u00bb<br \/>\n<strong>Cos\u00ec le ha insegnato?<\/strong><br \/>\n\u00abNon era uno che faceva tante prediche. E non servivano perch\u00e9 io l\u2019ho sempre visto lavorare e ho imparato cosa significa. Ci ripeteva sempre che la fatica assidua e operosa vince ogni cosa e con noi era bastone e carota anche se credo d\u2019aver preso pi\u00f9 bastonate che carote. E allora non c\u2019erano gli psicologi&#8230;\u00bb<br \/>\n<strong>Cosa le ha lasciato?<\/strong><br \/>\n\u00abQuando se ne \u00e8 andato nel testamento ha lasciato scritto: \u201cCaro Bepi ti lascio&#8230;\u201d\u00bb.<br \/>\n<strong>Basta?<\/strong><br \/>\n\u00abBasta\u00bb.<br \/>\n<strong>E come si arriva ad essere il titolare di una delle aziende leader nel settore delle selle al mondo?<\/strong><br \/>\n\u00abSi parte da lontano perch\u00e9 dopo il diploma e il servizio militare ho cominciato a cercare lavoro nell\u2019industria cartaria, il settore per cui avevo studiato. Due anni in Germania come ospite lavoratore e poi sono tornato in Italia dove mi hanno anche fatto una proposta di assunzione. Ma non ho mai cominciato: non era la mia strada&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>La via era un\u2019altra?<\/strong><br \/>\n\u00abIl paese dove vivevo con la mia famiglia era noto perch\u00e9 era sede di tantissime filande. Un\u2019industria florida negli anni Cinquanta fino a che non iniziarono le grandi importazioni della seta dal Giappone. Nel giro di un paio d\u2019anni chiusero quasi tutte. Cos\u00ec la nostra famiglia decise di investire nel settore delle selle\u00bb.<br \/>\n<strong>Una svolta.<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, uno dei miei zii pi\u00f9 intraprendente cominci\u00f2 con il Feltrificio Bassanese a realizzare selle da passeggio con il sottosella fatto in pelle di animale. Ma nonostante in quel periodo si fossero trasferite dalle nostre parti aziende di bici e componentistica ciclistica importanti come Atala e Torpedo, gli affari non andarono come si sperava&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Quindi come si arriva a Selle Italia?<\/strong><br \/>\n\u00abUna mattina mio fratello mi chiama in azienda perch\u00e9 aveva bisogno di qualcuno a dare una mano. Mi disse \u201cvieni fintanto che c\u2019\u00e8 bisogno\u201d ma poi quel \u201cfintanto\u201d \u00e8 diventato \u201cfinsempre\u201d. Anche perch\u00e9 una sera a tavola mi disse: \u201cGuarda che a Corsico, vicino a Milano, c\u2019\u00e8 Sella Italia che sta chiudendo. \u00c8 un bel marchio, ci sono i macchinari, c\u2019\u00e8 tutto. Anzich\u00e9 metterti nel tessile&#8230; Pensaci\u201d\u00bb.<br \/>\n<strong>E lei ci ha pensato&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abNel 1967 prendo Sella Italia in societ\u00e0 con mio fratello: soci al 50 per cento. Facevamo trenta selle da corsa al giorno sagomate con le pompe ad acqua. L\u2019azienda in pratica eravamo noi due. Lavoravano giorno e notte, sabato, domenica, Pasqua e Natale&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Altri tempi.<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec altri tempi ma siamo andati avanti. Finch\u00e9, quando decisi di sposarmi, mio fratello mi regal\u00f2 la sua quota come dono di nozze: il 25 per cento a me e il 25 per cento a mia moglie\u00bb.<br \/>\n<strong>E da l\u00ec \u00e8 andato in fuga&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abIl ciclismo in quegli anni cominciava ad evolversi. Una crescita sportiva ma anche tecnica e per le selle la svolta fu passare dal cuoio ai materiali pi\u00f9 moderni come la plastica. Fu una vera e propria rivoluzione per chi le produceva ma anche per i campioni. Le selle in cuoio avevano una lavorazione diversa e pi\u00f9 complessa e poi andavano trattate per dare la forma: ogni ciclista aveva la sua. Pensi che Fausto Coppi le selle con cui gareggiava se le portava in giro per il mondo in valigia\u00bb.<br \/>\n<strong>C\u2019era concorrenza?<\/strong><br \/>\n\u00abSul mercato c\u2019erano colossi che sembravano piranha e io avevo terrore di fare la fine del pesciolino. Facevamo parecchia fatica ad entrare nella distribuzione dei negozi quindi pensai che avevano bisogno di aprirci una strada. Serviva un\u2019idea, qualcuno che ci tirasse la volata&#8230;\u00bb<br \/>\n<strong>Il \u00abTasso\u00bb Bernard Hinault ad esempio?<\/strong><br \/>\n\u00abS\u00ec, proprio lui. Allora correva e dominava. Erano i tempi della Renault-Gitanes come sponsor e noi avevamo appena messo in produzione la sella Condor, rivoluzionaria per l\u2019epoca. Chiesi ad alcuni conoscenti di procurarmi il nome del suo manager e con un po\u2019 di faccia tosta lo contattai\u00bb.<br \/>\n<strong>Gli telefon\u00f2?<\/strong><br \/>\n\u00abNo, andai direttamente a Parigi alla fine del Tour. Riuscii ad incontrare Hinault e gli dissi che avrei potuto fargli la sella Condor personalizzata con lo stemma del Tasso che era il suo soprannome. Gli offrii anche una percentuale sulle vendite. Accett\u00f2. Nel 1980 poi vinse il titolo mondiale e io mi ritrovai con il campione del mondo sotto contratto&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Fu il suo primo testimonial?<\/strong><br \/>\n\u00abNon subito. Il primo spot di Selle Italia me lo inventai poco dopo al Giro di Lombardia con la prima Condor con lo stemma dedicato al campione francese. Hinault era alloggiato all\u2019hotel Michelangelo e io chiesi al fotografo dei matrimoni di Rossano di seguirmi a Milano: \u201cNon si sposa nessuno ma dobbiamo fare un paio di foto\u201d. Raggiungemmo Hinault nella sua stanza, gli facemmo indossare la maglia di campione del mondo e gli scattammo un paio di foto che pochi giorni dopo finirono sulle pagine di un mensile di ciclismo&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Ma sulle sue selle si sono seduti anche Eddy Merckx, Felice Gimondi, Miguel Indurain, Francesco Moser, Paolo Bettini tanto per fare qualche nome&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abE tanti altri ancora. Rapporti professionali con campioni che poi sono diventati amici. Eddy lo sentivo spesso, cos\u00ec Felice. Indurain ancora oggi passa qui a trovarmi ogni volta che viene da queste parti\u00bb.<br \/>\n<strong>E Marco Pantani?<\/strong><br \/>\n\u00abFa storia a s\u00e9. Con lui ho avuto un rapporto quasi paterno, ci parlavamo, si confidava. Quasi sempre dopo le sue vittorie ci incontravamo a cena a Cesenatico e proprio durante una di quelle serata nacque l\u2019idea di chiamarlo \u201cPirata\u201d in onore a suo nonno, uomo di mare. Un \u2019idea che poi \u00e8 diventata una delle nostre selle pi\u00f9 famose\u00bb.<br \/>\n<strong>Poi, il 5 giugno 1999&#8230;<\/strong><br \/>\nL\u2019ho pregato, quando \u00e8 esplosa la \u201cbomba\u201d dell\u2019ematocrito a Madonna di Campiglio, di non parlare, di allontanarsi dalle polemiche, gli ho anche proposto di andarsene per un po\u2019 in una mia casa in montagna&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Cambiamo discorso?<\/strong><br \/>\n\u00abMeglio&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Parliamo di rivoluzione?<\/strong><br \/>\n\u00abLa vera rivoluzione \u00e8 stata la sella Flite. Per me \u00e8 una pietra miliare. Le selle un tempo curvavano verso il basso. Abbiamo pensato di togliere quella parte di scafo che la irrigidiva e, tagliandole i fianchi, ci siamo resi conto che la struttura diventava elastica e confortevole. Di l\u00ec non si \u00e8 pi\u00f9 tornati indietro. Nell\u201984, dopo aver visitato una azienda chimica tedesca che produceva protesi in silicone, ci \u00e8 venuta l\u2019idea di utilizzare la stessa tecnologia per rendere pi\u00f9 confortevole la seduta. Poi sono arrivate le selle tagliate al centro per alleggerire la prostata, poi il carbonio ed ora con la tecnologia produttiva Greentech che ci permette di produrre selle a basso impatto ambientale abbiamo intrapreso un percorso che ci porter\u00e0 a perseguire l\u2019obiettivo Net Zero sul riscaldamento globale entro il 2030\u00bb.<br \/>\n<strong>Vi hanno seguito in molti?<\/strong><br \/>\n&#8220;In parecchi ma ho sempre preferito assumere dipendenti che avvocati&#8230;\u00bb.<br \/>\n<strong>Sembrano passati anni luce da quando tutto \u00e8 cominciato&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abIn un certo senso s\u00ec. Ora tra produzione, ricerca, commerciale e marketing diamo lavoro a 54 dipendenti qui in azienda e ad altre 600 se si considera l\u2019indotto\u00bb.<br \/>\n<strong>Come lo vede il futuro?<\/strong><br \/>\n\u00abIl futuro lo vedo nella bicicletta che nei prossimi anni sar\u00e0 sempre pi\u00f9 diffusa non solo nello sport ma soprattutto nel tempo libero. \u00c8 un vizio, ma un vizio sano\u00bb.<br \/>\n<strong>E il futuro di Selle Italia?<\/strong><br \/>\n\u00abNella scientificit\u00e0 e nella ricerca intese come capacit\u00e0 di proporre un prodotto sempre pi\u00f9 su misura. La vera rivoluzione \u00e8 nell\u2019aver introdotto il concetto che ogni ciclista ha una sua sella, diversa per tipologia, misura e forma\u00bb.<br \/>\n<strong>Cosa lascia ai suoi figli?<\/strong><br \/>\n\u00abUn consiglio. Parlate poco e lavorate tanto&#8230;\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il sogno \u00e8 far sedere sulle sue selle chiunque pedali. 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