{"id":33231,"date":"2022-11-25T18:49:46","date_gmt":"2022-11-25T17:49:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33231"},"modified":"2022-11-26T16:16:20","modified_gmt":"2022-11-26T15:16:20","slug":"ernesto-colnago-apre-il-suo-museo-e-un-regalo-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/11\/25\/ernesto-colnago-apre-il-suo-museo-e-un-regalo-di-natale\/","title":{"rendered":"Ernesto Colnago apre il suo museo: &#8220;E&#8217; un regalo di Natale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/11\/25\/ernesto-colnago-apre-il-suo-museo-e-un-regalo-di-natale\/ernesto-colnago-con-la-bici-del-record-dellora\/\" rel=\"attachment wp-att-33232\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-33232\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/Ernesto-Colnago-con-la-bici-del-record-dellora-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/Ernesto-Colnago-con-la-bici-del-record-dellora-300x168.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/Ernesto-Colnago-con-la-bici-del-record-dellora-768x431.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/Ernesto-Colnago-con-la-bici-del-record-dellora.jpg 902w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00abMamma domattina comincio a lavorare. Vado a fare il meccanico, a montare le ruote delle bici&#8230;&#8221;. Allora, nel 1945,\u00a0 a 14 anni si poteva gi\u00e0 andare in bottega ma <strong>Ernesto Colnago<\/strong> di anni ne aveva tredici, quindi falsific\u00f2 i documenti per farsi assumere alla <strong>Gloria, fabbrica di biciclette<\/strong> di viale Abruzzi a Milano. La strada era quella e aveva voglia di percorrerla, evitando di finire nei campi a fare il contadino come avevano gi\u00e0 deciso i suo genitori, pap\u00e0 Antonio e mamma Elvira. &#8220;Cominciai cos\u00ec e con me, anche se per un breve periodo c&#8217;era anche <strong>Gian Maria Volont\u00e8<\/strong>&#8230;.&#8221; ha raccontato stamattina negli Studios Ibm di Milano in piazza gae Aulenti presentando <strong>La Collezione<\/strong>, il museo che il 18 dicembre aprir\u00e0 a Cambiago, e che ripercorre la storia sportiva e industriale della sua vita. &#8220;Erano tempi duri ed era un lusso magiare latte e polenta- ricorda- ma avevo capito che l&#8217;amore \u00a0per la bicicletta e la mia vita erano un&#8217;unica cosa&#8230;&#8221; Cos\u00ec comincia a partecipare ad alcune competizioni, ma nel 1951 le conseguenze di una caduta nel corso di una volata a Busseto lo costringono ad abbandonare giovanissimo l\u2019agonismo. &#8220;Mi misero una stecca di legno alla gamba fasciata con garze e un po&#8217; di gesso e mi dissero che dovevo star fermo due mesi- ricorda- Ma come due mesi? E il mio lavoro alla Gloria? Chiamai il mio capo e gli dissi di mandarmi le ruote da montare a casa. In una settimana facevo il lavoro di un mese. Ma mio padre mi cacci\u00f2 praticamente fuori\u00a0 perch\u00e8 non ci stavamo pi\u00f9 con tutte quelle ruote. Cos\u00ec decise di aprirmi una piccola officina di cinque metri per cinque. E per far spazio dovette tagliare anche un gelso che c&#8217;era in giardino&#8221;. Nel 1954 apre la sua\u00a0 prima bottega a Cambiago, in via Garibaldi, davanti all&#8217;osteria del paese, che si chiamava 2,20 per quello era il prezzo del vino. Monta ruote ma non si fa pagare in denaro, chiede di essere ricompensato con materiale ciclistico\u00a0 e cos\u00ec in quel quel piccolo laboratorio costruisce la sua prima bici ed inizia la storia di uno dei marchi pi\u00f9 prestigiosi e vincenti del ciclismo internazionale. Il resto \u00e8 quasi leggenda. Nel 1955 incontra <strong>Fiorenzo Magn<\/strong>i, vincitore per tre volte del Giro d\u2019Italia, altrettante del Giro delle Fiandre e medaglia d\u2019argento ai mondiali su strada del 1951. Lo incrocia\u00a0 durante una pedalata in bici a Lecco e il\u00a0 \u201cleone delle Fiandre\u201d\u00a0 si lamenta perch\u00e8 ha una gamba che gli fa male e fatica a pedalare. Colnago parla con <strong>Giorgio Albani ,<\/strong> amico comune, e gli dice: &#8220;Guarda che ha un problema alla pedivella, se viene da me glielo risolvo&#8230;&#8221;. Detto fatto. Magni va nel &#8220;bugigattolo&#8221; dell&#8217;Ernesto a Cambiago e quando esce riprende a pedalare senza pi\u00f9 dolore: la sera stessa manda il suo massaggiatore a chiamarlo a casa per dirgli che\u00a0 lo vuole come suo meccanico Giro che poi vincer\u00e0.\u00a0 Nel 1957 Ernesto Colnago costruisce il suo primo telaio per <strong>Gastone Nancini<\/strong> che vincer\u00e0 il Giro di quell\u2019anno. \u00c8 il primo di una lunghissima serie di successi. Con le sue biciclette\u00a0 hanno corso 250 team, oltre 6.000 professionisti che hanno totalizzato 7.000 vittorie, tra le quali: 61 titoli mondiali, 11 ori olimpici, 18 Coppe del mondo, 22 grandi classiche a tappe tra Giri d\u2019Italia, Tour de France e Vueltas e 2 record dell\u2019ora.\u00a0 Leggendari i nomi che hanno inforcato le biciclette Colnago: da<strong> Eddy Merckx<\/strong> a<strong> Vittorio a Adorni<\/strong>, da <strong>Gianni Motta<\/strong> a <strong>Freddy Maertens<\/strong>, da <strong>Giuseppe Saronni<\/strong> a <strong>Franco Ballerini <\/strong>a <strong>Gianni Bugno <\/strong>, da<strong> Gastone Nencini<\/strong> a <strong>Paolo Bettini,<\/strong> da<strong> Tony Rominger<\/strong> a <strong>Tadej Poga\u010dar<\/strong>. Una corsa nel tempo\u00a0 che passa da intuizioni e innovazioni come quella di utilizzare il carbonio per i telai che suggella la collaborazione con il Drake <strong>Enzo Ferrrari<\/strong>; come l&#8217;idea di realizzare la prima forcella dritta per l&#8217;anteriore di\u00a0 una bici\u00a0 o come i freni a disco che ora sono in pratica su tutte le bici da corsa. Passione e genialit\u00e0\u00a0 che dal 18 dicembre troveranno casa nella storica officina Colnago di via Cavour a Cambiago dove aprir\u00e0\u00a0 il museo intitolato <strong>\u201cLa\u00a0 Collezione di Ernesto Colnago\u201d<\/strong>. Mille metri quadrati nei quali verranno esposti i capolavori a due ruote che hanno vinto tutto e scritto le pagine pi\u00f9 esaltanti del ciclismo professionistico. Il Museo sar\u00e0 visitabile gratuitamente su prenotazione e ripercorrer\u00e0 settant\u2019anni di storia del ciclismo attraverso fotografie inedite, installazioni multimediali, maglie di gara originali e alcune delle biciclette protagoniste di imprese leggendarie come quella del record dell\u2019ora di Eddy Merckx del 1972, quella con cui Beppe Saronni vinse il Mondiale di Goodwood del 1982 e le vincitrici di ben cinque Parigi-Roubaix.Un omaggio. &#8220;Sara un regalo di Natale per i tanti appassionati e per i collezionisti- ha spiegato il nipote <strong>Alessandro Brambilla Colnago<\/strong> che \u00e8 stato per pi\u00f9 di 10 anni Head of Marketing dell\u2019azienda e che ha ideato e fortemente voluto questa esposizione permanente, seguendola nei minimi dettagli-\u00a0Qui prender\u00e0 forma e vita la storia di uno dei marchi di biciclette pi\u00f9 prestigiosi al mondo&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abMamma domattina comincio a lavorare. 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