{"id":33252,"date":"2022-11-29T17:29:32","date_gmt":"2022-11-29T16:29:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33252"},"modified":"2022-11-29T17:29:33","modified_gmt":"2022-11-29T16:29:33","slug":"bici-che-hanno-fatto-storia-apre-il-museo-di-ernesto-colnago","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/11\/29\/bici-che-hanno-fatto-storia-apre-il-museo-di-ernesto-colnago\/","title":{"rendered":"Bici che hanno fatto storia: apre il Museo di Ernesto Colnago"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/11\/29\/bici-che-hanno-fatto-storia-apre-il-museo-di-ernesto-colnago\/colnag-2\/\" rel=\"attachment wp-att-33253\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-33253\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/colnag-204x300.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/colnag-204x300.jpg 204w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/11\/colnag.jpg 531w\" sizes=\"(max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a>\u00abMamma domattina comincio a lavorare. Vado a fare il meccanico, a montare le ruote delle bici\u2026\u00bb. Allora, era il 1945, a 14 anni si poteva gi\u00e0 andare in bottega ma <strong>Ernesto Colnago<\/strong> di anni ne aveva solo tredici, quindi falsific\u00f2 i documenti per farsi assumere alla <strong>Gloria, fabbrica di biciclette di viale Abruzzi a Milano<\/strong>. La strada era quella e aveva voglia di percorrerla, evitando di finire nei campi a fare il contadino come avevano gi\u00e0 deciso i suo genitori, pap\u00e0 Antonio e mamma Elvira.<\/p>\n<p><strong>\u00abCominciai cos\u00ec e con me, anche se per un breve periodo c\u2019era anche Gian Maria Volont\u00e8\u2026\u00bb<\/strong> ha raccontato pochi giorni fa negli Studios Ibm di Milano in piazza Gae Aulenti presentando \u00abLa Collezione\u00bb, il museo che il 18 dicembre aprir\u00e0 a Cambiago, e che ripercorre la storia sportiva e industriale della sua vita. \u00abErano tempi duri ed era un lusso mangiare latte e polenta- ricorda- ma avevo capito che l\u2019amore per la bicicletta e la mia vita erano un\u2019unica cosa&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec sale in bici.<\/strong> Comincia a partecipare ad alcune competizioni ma nel 1951 le conseguenze di una caduta nel corso di una volata a Busseto lo costringono ad abbandonare giovanissimo l\u2019agonismo. \u00abMi misero una stecca di legno alla gamba fasciata con garze e un po\u2019 di gesso e mi dissero che dovevo star fermo due mesi- ricorda- Ma come due mesi? E il mio lavoro alla Gloria? Chiamai il mio capo e gli dissi di mandarmi le ruote da montare a casa. In una settimana facevo il lavoro di un mese. Ma mio padre mi cacci\u00f2 praticamente fuori perch\u00e8 non ci stavamo pi\u00f9 con tutte quelle ruote. Cos\u00ec decise di aprirmi una piccola officina di cinque metri per cinque. E per far spazio dovette tagliare anche un gelso che c\u2019era in giardino\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nel 1954 apre la sua prima bottega a Cambiago<\/strong>, in via Garibaldi, davanti all\u2019osteria del paese, che si chiamava 2,20 per quello era il prezzo del vino. Monta ruote ma non si fa pagare in denaro, chiede di essere ricompensato con materiale ciclistico e cos\u00ec in quel piccolo laboratorio costruisce la sua prima bici ed d\u00e0 vita alla storia di uno dei marchi pi\u00f9 prestigiosi e vincenti del ciclismo internazionale. Il resto \u00e8 quasi leggenda.<\/p>\n<p><strong>Nel 1955 incontra Fiorenzo Magni,<\/strong> vincitore per tre volte del Giro d\u2019Italia, altrettante del Giro delle Fiandre e medaglia d\u2019argento ai mondiali su strada del 1951. Lo incrocia durante una pedalata in bici a Lecco e il \u00ableone delle Fiandre\u00bb si lamenta perch\u00e8 ha una gamba che gli fa male e fatica a pedalare. Colnago parla con Giorgio Albani, amico comune, e gli dice: \u00abGuarda che ha un problema alla pedivella, se viene da me glielo risolvo. <em>L\u2019\u00e8 una stupidada<\/em>&#8230;\u00bb Detto fatto. Magni va nel \u00abbugigattolo\u00bb dell\u2019Ernesto a Cambiago e quando esce riprende a pedalare senza pi\u00f9 dolore: la sera stessa manda il suo massaggiatore a chiamarlo a casa per dirgli che lo vuole come suo meccanico Giro che inizia il giorno dopo e che poi vincer\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Nel 1957 Ernesto Colnago costruisce il suo primo telaio<\/strong> per Gastone Nancini che quell\u2019anno al Giro arriver\u00e0 primo. \u00c8 l\u2019inizio di una lunghissima serie di successi. Con le sue biciclette hanno corso 250 squadre, oltre 6 mila professionisti che hanno totalizzato 7 mila vittorie, tra le quali: 61 titoli mondiali, 11 ori olimpici, 18 Coppe del mondo, 22 grandi classiche a tappe tra Giri d\u2019Italia, Tour de France e Vueltas e 2 record dell\u2019ora.<\/p>\n<p><strong>Leggendari i nomi che hanno inforcato le biciclette Colnago<\/strong>: da Eddy Merckx a Vittorio a Adorni, da Gianni Motta a Freddy Maertens, da Giuseppe Saronni a Franco Ballerini a Gianni Bugno , da Gastone Nencini a Paolo Bettini, da Tony Rominger a Tadej Poga\u010dar. Una corsa nel tempo che passa da intuizioni e innovazioni come quella di utilizzare il carbonio per i telai che suggella la collaborazione con il Drake Enzo Ferrrari; come l\u2019idea di realizzare la prima forcella dritta per l\u2019anteriore di una bici o come i freni a disco che ora sono in pratica su tutte le bici da corsa.<\/p>\n<p><strong>Passione e genialit\u00e0 che dal 18 dicembre troveranno casa nella storica officina Colnago<\/strong> di via Cavour a Cambiago dove aprir\u00e0 il museo intitolato \u00abLa Collezione di Ernesto Colnago\u00bb. Mille metri quadrati nei quali verranno esposti i capolavori a due ruote che hanno vinto tutto e scritto le pagine pi\u00f9 esaltanti del ciclismo professionistico. Il Museo sar\u00e0 visitabile gratuitamente su prenotazione e ripercorrer\u00e0 settant\u2019anni di storia del ciclismo attraverso fotografie inedite, installazioni multimediali, maglie di gara originali e alcune delle biciclette protagoniste di imprese leggendarie come quella del record dell\u2019ora di Eddy Merckx del 1972, quella con cui Beppe Saronni vinse il Mondiale di Goodwood del 1982 e le vincitrici di ben cinque Parigi-Roubaix tra cui quella, ancora sporca di fango, dell\u2019indimenticabile Franco Ballerini.<\/p>\n<p><strong>\u00abSar\u00e0 un regalo di Natale<\/strong> per i tanti appassionati e per i collezionisti- ha spiegato il nipote Alessandro Brambilla Colnago che \u00e8 stato per pi\u00f9 di 10 anni Head of Marketing dell\u2019azienda e che ha ideato e fortemente voluto questa esposizione permanente, seguendola nei minimi dettagli- Qui prender\u00e0 forma e vita la storia di uno dei marchi di biciclette pi\u00f9 prestigiosi al mondo&#8230;\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abMamma domattina comincio a lavorare. 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