{"id":33308,"date":"2022-12-11T09:07:59","date_gmt":"2022-12-11T08:07:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33308"},"modified":"2022-12-11T13:02:30","modified_gmt":"2022-12-11T12:02:30","slug":"chi-lha-detto-che-in-norvegia-sono-tutti-fondisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/12\/11\/chi-lha-detto-che-in-norvegia-sono-tutti-fondisti\/","title":{"rendered":"Chi l&#8217;ha detto che in Norvegia sono tutti fondisti?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/12\/11\/chi-lha-detto-che-in-norvegia-sono-tutti-fondisti\/loft1\/\" rel=\"attachment wp-att-33310\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-33310\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/12\/loft1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/12\/11\/chi-lha-detto-che-in-norvegia-sono-tutti-fondisti\/loft2\/\" rel=\"attachment wp-att-33311\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-33311\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/12\/loft2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/12\/11\/chi-lha-detto-che-in-norvegia-sono-tutti-fondisti\/loft4\/\" rel=\"attachment wp-att-33312\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-33312\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/12\/loft4-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Il sole non sorge mai. Fa luce poco dopo nove del mattino\u00a0 e alle due e mezzo gi\u00e0 si accendono le luci che annunciano il Natale ma che danno anche un segno di vita nelle case e casette che\u00a0 si incontrano\u00a0 sulle strade delle <strong>Lofoten.<\/strong> Cos\u00ec da met\u00e0 novembre a met\u00e0 gennaio. E&#8217; la notte polare dove il buio \u00e8 blu, dove la luna ti accompagna fin quasi al pomeriggio, dove le giornate finiscono in fretta e i ritmi si fanno pi\u00f9 lenti e un po&#8217; pi\u00f9 intimi, dove si sta spesso con il naso all&#8217;ins\u00f9 sperando scoprire in cielo un segnale abbagliante dell&#8217;aurora boreale. E&#8217; la Norvegia che da Tromso va ad Harstad con una strada europea, un paio di tunnel sottomarini e\u00a0 qualche stradina ghiacciata. Un arcipelago che toglie il fiato,\u00a0 miscela magica di fiordi e case di pescatori,\u00a0 di merluzzi messi ad essiccare, di terre vichinghe diventate contee, di neve, ghiaccio e acqua che si toccano e si tengono stretti insieme aspettando che da Est il sole torni a farsi vivo. Natura potente che sembra andare in letargo un po&#8217; come gli orsi che da queste parti quest&#8217;anno, forse per il caldo, stanno per\u00f2 aspettando ancora un po&#8217;. Ma ovviamente caldo non fa. E allora te le chiedi come da queste parti,\u00a0 oltre allo sci di fondo e ad una delle nazionali\u00a0 pi\u00f9 forti di sempre, si possa magari anche pedalare, correre, giocare a tennis, insomma fare sport e produrre campioni. Il giornalista americano <strong>Tom Farrey<\/strong> , autore qualche tempo fa del <span class=\"\">\u00a0libro&#8221; <\/span><em><span class=\"\">Game On: The All-American Race to Make Champions of Our Children&#8221;, <\/span><\/em><span class=\"\">cerc\u00f2 di spiegarlo con una ricerca pubblicata sul <\/span>\u00a0New York Times. Voleva capire come avessero fatto gli Stati Uniti a diventare una superpotenza sportiva mondiale pur producendo una popolazione cos\u00ec sovrappeso e fisicamente inattiva,\u00a0 e cercando modelli alternativi e si imbatt\u00e9 proprio nel sistema sportivo norvegese. \u201cImmaginate una societ\u00e0 in cui il 93% dei bambini cresce praticando sport organizzati, dove i costi sono bassi, le barriere economiche all\u2019ingresso poche e dove gli adulti non iniziano a dividere i deboli dai forti finch\u00e9 i bambini non sono cresciuti, non si sono sviluppati fisicamente del tutto e non hanno manifestato con chiarezza i loro interessi- scrisse-. Bene questa \u00e8 la Norvegia&#8230;.\u201d. Non solo. Passi sulle strade ghiacciate\u00a0 che attraversano l&#8217;arcipelago e ti imbatti in scolaretti che, cartella in spalla, manopole e passamontagna se ne vanno a scuola con dieci undici gradi sotto lo zero senza nessun bisogno di essere accompagnati in auto proprio davanti all&#8217;ingresso come accade dalle nostre parti perch\u00e8 magari piove. &#8220;Qui funziona cos\u00ec- spiega Roberta che fa la guida turistica in Norvegia estate e inverno- I piccoli sono abituati a star fuori. La mamma deve spalare la neve per liberare l&#8217;uscio di casa? Il bimbo nel passeggino \u00e8 di fianco a lei. L&#8217;intervallo nelle scuole? Si va fuori a slittare o a pattinare, qualsiasi tempo ci sia&#8230;&#8221;. E allora molte cose si spiegano. C&#8217;\u00e8 un fondo sovrano che d\u00e0 la tranquillit\u00e0 economica che serve; c&#8217;\u00e8 il rigore che una leva obbligatoria per i ragazzi e facoltativa per le ragazze insegna; ci sono strutture e ci sono fondi governativi che sostengono lo sport dei ragazzi. Ad un patto. Tutte le 54 federazioni sportive sottoscritto una Carta con cui si impegnano a rispettare i diritti dei bambini nello sport. Non possono partecipare a nessun campionato nazionale prima dei 13 anni e nessun campionato regionale prima degli 11. La violazione delle regole da parte di una federazione o di un club comporta l\u2019esclusione dai sussidi governativi. Detto, fatto ma\u00a0 soprattutto un principio rispettato che andrebbe preso a modello da molti allenatori giovanili dalle nostre parti e soprattutto da molti genitori convinti di aver sempre figli campioni da proporre, sostenere ed allenare sostituendosi agli allenatori. In N0rvegia invece la motivazione dei bambini \u00e8 al primo posto perch\u00e8 il principio \u00e8 che\u00a0 &#8220;In un Paese piccolo e con una popolazione di cinque milioni di persone non ci si pu\u00f2 permettere di perdere per strada i bambini solo perch\u00e9 lo sport non \u00e8 divertente&#8230;\u00bb.\u00a0 \u00a0Qui con gli sci da fondo ci si muove come da noi in bici: si va a scuola, al lavoro, si fa sport. E i frutti arrivano. Alle ultime Olimpiadi invernali di Pechino la Norvegia \u00e8 stata la prima del medagliere con 16 ori, 8 argenti e 13 bronzi. Non \u00e8 un exploit perch\u00e8 nel 2018 a Pyeongchang, gli atleti di Re Harald V, avevano fatto pi\u00f9 o meno la stessa cosa. Da <strong>Bj\u00f8rn\u00a0 D\u00e6hlie<\/strong> , che con otto titoli olimpici e nove iridati , \u00e8 l&#8217;atleta che ha scritto il mito del fondo a <strong>Johannes Klaebo\u00a0<\/strong> che di medaglie olimpiche ne ha gi\u00e0 a vinte cinque oltre a sei mondiali e tre Coppe del Mondo, la storia non si \u00e8 mai interrotta. Si dice da queste parti che se si vuole fare un dispetto ai norvegesi, si deve costruire dalle loro parti un impianto di risalita.\u00a0 Non \u00e8\u00a0 sempre vero perch\u00e8 anche nello sci alpino non sono rimasti a guardare.\u00a0 Da <strong>Andr\u00e8 Aamodt<\/strong> a<strong> Lasse Kius<\/strong>, da<strong> Aksel Svindal<\/strong> a <strong>Henrich Kristoffersen<\/strong> fino a <strong>Aleksander Aamodt Kilde<\/strong> sono state una pioggia di titoli mondiali e medaglie olimpiche.\u00a0 E non \u00e8 tutto qui.\u00a0\u00a0Nel ciclismo <strong>Tobias Foss,<\/strong> che corre nelle file della Jumbo Visma, ha gi\u00e0 vinto un Tour de l&#8217;avenir e un campionato del mondo a cronometro. Nell&#8217;atletica <strong>Karsten Warholm<\/strong> \u00e8 stato\u00a0 campione olimpico dei 400 metri ostacoli a Tokyo 2020 ed \u00e8 il\u00a0 detentore del record mondiale della specialit\u00e0 con il tempo di 45&#8243;94. <strong>Jakob Ingebrigtsen<\/strong> \u00e8 stato campione olimpico dei 1500 metri piani sempre a Tokyo 202o. Nel tennis <strong>Casper Ruud<\/strong> \u00e8 reduce da una storica semifinale al Master di Torino ed \u00e8 uno degli astri nascenti del circuito.\u00a0 Nel calcio <strong>Erling Haaland,\u00a0<\/strong> che ora gioca con il Manchester City, \u00e8 il centravanti pi\u00f9 forte al mondo e da queste parti ( ma non solo da queste parti) \u00e8 gloria nazionale. Quasi quanto <strong>Magnus Carlsen<\/strong> che per\u00f2 gioca a scacchi . Campione del mondo in carica dal 2013 \u00e8 diventato grande maestro nel 2004, all&#8217;et\u00e0 di 13 anni, 4 mesi e 27 giorni. Il suo merito pi\u00f9 grande \u00e8 per\u00f2 aver messo davanti a una scacchiera\u00a0 quasi tutti norvegesi e cos\u00ec ha fatto la sua e un po&#8217; anche la loro fortuna. La sua filosofia scacchistica ben riassume il senso di un Paese che vive tra i ghiacci e spesso al buio: &#8220;Il mondo oggi ha pi\u00f9 che mai ha bisogno di un gioco che insegni a pensare &#8211; aveva raccontato alla vigilia di un mondiale ad un giornalista spagnolo del Pais- Perch\u00e9 la vita che conduciamo non incoraggia a farlo. Intendo la fretta, l\u2019uso improprio dei social network, la quantit\u00e0 di messaggi che arrivano ovunque e ai quali dovresti rispondere. La stragrande maggioranza della popolazione norvegese ora rispetta gli scacchi e incoraggia i propri figli a giocare&#8230;.&#8221;. Che poi \u00e8 un modo per tenere accesa la luce anche quando il sole si prende una pausa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il sole non sorge mai. 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