{"id":33472,"date":"2023-01-11T18:38:53","date_gmt":"2023-01-11T17:38:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33472"},"modified":"2023-01-11T18:38:53","modified_gmt":"2023-01-11T17:38:53","slug":"lo-sport-nelle-mani-dei-campioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/01\/11\/lo-sport-nelle-mani-dei-campioni\/","title":{"rendered":"Lo sport nelle mani dei campioni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2022\/07\/21\/il-ciclismo-una-stretta-di-mano-e-la-storia-continua\/295107969_10226171007209274_6753236460359324102_n\/\" rel=\"attachment wp-att-32460\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-32460\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/295107969_10226171007209274_6753236460359324102_n-300x265.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"265\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/295107969_10226171007209274_6753236460359324102_n-300x265.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2022\/07\/295107969_10226171007209274_6753236460359324102_n.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La mano di\u00a0<strong>Leo Messi<\/strong>\u00a0e quella di\u00a0<strong>Kylian Mbapp\u00e8.<\/strong>\u00a0Uno ha appena vinto il mondiale che lo porta nell\u2019olimpo del calcio, l\u2019altro lo ha appena perso ma sar\u00e0 un dettaglio nella storia che \u00e8 destinato a scrivere. Mani a centrocampo che si cercano, si trovano e si salutano. Onore a vincitori e vinti, campioni, rivali, non amici. Probabilmente solo colleghi di club, presente, e forse gi\u00e0 un po\u2019 passato, e futuro di un calcio da \u00abmille e una notte\u00bb destinato sempre pi\u00f9 a fare i conti con i denari degli emiri che hanno messo le mani sullo sport. Che \u00e8 sempre pi\u00f9 un affare colossale, ragione economica e politica, ma prova a resistere aggrappandosi ai gesti dei suoi atleti, alla passione, alla fatica, alla gioia e ai pianti. Le mani a volte sono capaci di raccontare tutto ci\u00f2 in maniera formidabile. Basta guardarle, come si muovono, cosa dicono. E allora dalle mani di Messi e Mbapp\u00e8 \u00e8 un attimo tornare indietro nel tempo per ricordare la \u00abmano de Dios\u00bb di\u00a0<strong>Diego Maradona<\/strong>\u00a0che beff\u00f2 gli inglesi, colpo divino, diabolico o semplicemente scorretto. Ed \u00e8 sempre un attimo tornare indietro di una ventina di anni per ritrovare le mani di\u00a0<strong>Paolo di Canio<\/strong>\u00a0che in Premier, mentre si gioca Everton-West Ham, sta per segnare un gol decisivo, ma si accorge che il portiere avversario \u00e8 a terra per un infortunio e con le mani ferma il gioco. Mani e pallone alzati verso cielo in un gesto di fair play che fa venir gi\u00f9 \u00abGoodison Park\u00bb e fa il giro del mondo. Mani sul pallone sono anche quelle di<strong>\u00a0Dino Zoff<\/strong>\u00a0al Sarri\u00e0 di Barcellona, nella sfida mundial dell\u201982 contro il Brasile: all\u2019ultimo secondo ferma una palla proprio sulla riga di porta e poi con il dito indica all\u2019arbitro, al pubblico, al cielo che \u00abNo, non \u00e8 entrata\u2026\u00bb. Con quella mano scrive un bel pezzo di storia nazional popolare, esorcizza la paura, racconta l\u2019onest\u00e0 genuina e antica della sue genti e del \u00abVecio\u00bb che lo guidava dalla panchina. Storia andata e storia recentissima che pochi giorni fa passa dalle mani di\u00a0<strong>Sofia Goggia<\/strong>\u00a0che a Saint Moritz vince sua sedicesima discesa libera. Ha una mano fratturata, gliel\u2019hanno operata il giorno prima a Milano e poi gliel\u2019hanno legata alla racchetta con del nastro adesivo. Non si potrebbe sciare cos\u00ec ma per lei non vale. Serve talento per dominare in coppa del mondo ma la mano di Sofia racconta che non basta perch\u00e8 senza tenacia \u00e8 un attimo buttarlo via. Storie di mani e di rispetto. E tocca al ciclismo raccontarle. A\u00a0<strong>Jonas Vingegaard<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Tadej Pogacar<\/strong>\u00a0nella diciottesima tappa dell\u2019ultimo Tour lungo la discesa del Col de Spandelles quando, dopo una caduta del suo rivale, il danese in maglia gialla si ferma ad aspettarlo, gli stringe la mano e poi riprende a pedalare. Vale la pena di esagerare con la retorica per raccontare un \u00abattimo fuggente\u00bb che mette insieme valori antichi come la lealt\u00e0, l\u2019amicizia e la stima che lo sport eleva. Verranno i bastian contrari a dire che in uno sport dove ormai impera il business \u00e8 tutta una pantomima, parte di uno show, a spiegare che il ciclismo non pu\u00f2 dare lezioni e tireranno in ballo la solita storia di chi bara col doping. Pazienza, anzi: chissenefrega. Ma ci\u00f2 che \u00e8 successo e che quelle mani hanno raccontato resta.\u00a0 Cos\u00ec come restano i guanti neri che nel 1968 avvolgono le mani di\u00a0<strong>Tommie Smith<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>John Carlos,<\/strong>\u00a0allo stadio di Citt\u00e0 del Messico durante la premiazione dei 200 metri olimpici in cui i due velocisti americani sono arrivati primo e terzo. Quando risuonano le note di The Star-Spangled Banner nello stadio i due abbassano la testa e sollevano i loro pugni al cielo in quella che \u00e8 diventata una delle immagini pi\u00f9 dirompenti del Novecento, simbolo di un decennio di proteste per i diritti civili dei neri. E da simbolo a simbolo la narrazione finisce tra le mani grandi di\u00a0<strong>Muhammad Ali<\/strong>, gigante non solo della boxe. \u00c8 l\u2019ultimo tedoforo ai giochi di Atlanta nel 1996. Regge la fiaccola con la mano destra, mentre sulla sinistra sono evidenti i sintomi del morbo di Parkinson che lo affligge. Trema, \u00e8 debole, porta i segni di una malattia cruenta, infida. Qui le mani e le fiaccola che accendono il braciere olimpico raccontano la rivincita, la voglia di non arrendersi e la dignit\u00e0 di fronte alla sofferenza. Raccontano la vita. Sembra impossibile: non lo \u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La mano di\u00a0Leo Messi\u00a0e quella di\u00a0Kylian Mbapp\u00e8.\u00a0Uno ha appena vinto il mondiale che lo porta nell\u2019olimpo del calcio, l\u2019altro lo ha appena perso ma sar\u00e0 un dettaglio nella storia che \u00e8 destinato a scrivere. Mani a centrocampo che si cercano, si trovano e si salutano. Onore a vincitori e vinti, campioni, rivali, non amici. Probabilmente solo colleghi di club, presente, e forse gi\u00e0 un po\u2019 passato, e futuro di un calcio da \u00abmille e una notte\u00bb destinato sempre pi\u00f9 a fare i conti con i denari degli emiri che hanno messo le mani sullo sport. 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