{"id":33666,"date":"2023-02-18T18:58:56","date_gmt":"2023-02-18T17:58:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33666"},"modified":"2023-02-18T19:57:58","modified_gmt":"2023-02-18T18:57:58","slug":"la-corsa-di-320-km-nel-tunnel-solo-chi-la-fa-sa-il-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/02\/18\/la-corsa-di-320-km-nel-tunnel-solo-chi-la-fa-sa-il-perche\/","title":{"rendered":"La corsa di 320 km nel tunnel: solo chi la fa sa il perch\u00e8"},"content":{"rendered":"<p class=\"ue-c-article--first-letter-highlighted\" data-mrf-recirculation=\"Links P\u00e1rrafos\"><span class=\"capital-letter\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/02\/18\/la-corsa-di-320-km-nel-tunnel-solo-chi-la-fa-sa-il-perche\/_128315965_tunnel_ultra_karen_webber\/\" rel=\"attachment wp-att-33667\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-33667\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/02\/128315965_tunnel_ultra_karen_webber-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/02\/18\/la-corsa-di-320-km-nel-tunnel-solo-chi-la-fa-sa-il-perche\/_128316206_tunnel_ultra_runners_asleep_karen_webber\/\" rel=\"attachment wp-att-33668\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-33668\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/02\/128316206_tunnel_ultra_runners_asleep_karen_webber-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/02\/18\/la-corsa-di-320-km-nel-tunnel-solo-chi-la-fa-sa-il-perche\/tun\/\" rel=\"attachment wp-att-33669\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-33669\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/02\/tun-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Una tortura. Perch\u00e8 alla fine il senso \u00e8 anche un po&#8217; quello.\u00a0 Un sottile masochismo che accomuna gli atleti che si cimentano nelle prove estreme. C &#8216;\u00e8 chi dice che abbiano qualche colpa da espiare,\u00a0 chi sostiene che la sofferenza che molti sportivi anche non pi\u00f9 giovani si infliggano sia solo volont\u00e0 di dare una svolta alla proprie giornate, di rivedere uno stile di vita, di dimostrare qualcosa soprattutto a se stessi. Tutto ci\u00f2 a volte porta mettersi addosso il pettorale di corse anche pi\u00f9 di estreme, incomprensibili, assurde, impossibili da giustificare. La domanda \u00e8 &#8220;perch\u00e8?'&#8221;. Ma un perch\u00e8 non esiste o meglio, esiste eccome ma \u00e8 chiaro solo nella mente di chi decide di provarci.\u00a0 Da quattro anni in Inghilterra,\u00a0 a Bath nella Contea del Somerset, a met\u00e0 marzo si disputa l&#8217; <strong>&#8220;Ultra Tunnel&#8221;<\/strong>, una ultramaratona di 320 chilometri che si corre interamente nella galleria pedaonale di <strong>Combe Down<\/strong>, la pi\u00f9 lunga del Regno Unito. Un angosciante budello sotterraneo\u00a0 di un chilometro da percorrere avanti e indietro per\u00a0 200 miglia nel tempo massimo di due giorni. Una sfida senza aiuti esterni, senza aree dove fermarsi, senza possibilit\u00e0 di aiutarsi con i bastoncini o con le cuffiette che trasmettono musica. Ai ristori solo acqua, Coca Cola e snack, il resto \u00e8\u00a0 rifornimento fai-da-te, con il cibo che ognuno si carica in uno zainetto e che, con il passare dei chilometri, rischia per\u00f2 di diventare zavorra.\u00a0 E poi il buio. Il tunnel di Combe down \u00e8 scarsamente illuminato ma dalle 23 alle 5 del mattino \u00e8 buio pesto e l&#8217;unico aiuto concesso \u00e8 quello di una lampadina frontale.\u00a0 Quasi nulla. E cos\u00ec la corsa diventa una lotta col buio. Una lotta che, come hanno spiegato alcuni studi scientifici, mette a dura prova<\/span> la vista e le cellule dei fotorecettori della retina che\u00a0 devono adattarsi in condizioni di scarsa illuminazione\u00a0 ma , alla lunga, non riescono pi\u00f9 a trasmettere informazioni dall&#8217;ambiente al cervello. Saltano i cicli di luce e buio, saltano anche quelli di sonno e riposo\u00a0 e\u00a0 il rischio\u00a0 di disorientarsi e di allucinazioni \u00e8 alto.\u00a0 Racconta<strong> Karl Baxter<\/strong> che\u00a0 nel tunnel ha corso nel 2020: &#8220;Ad un certo punto ho visto davanti a me\u00a0 una famiglia di abominevoli pupazzi di neve, una lumaca enorme e mi \u00e8 sembrato di essere sull&#8217;orlo di un precipizio&#8230; Cos\u00ec ho deciso di ritirarmi&#8221;. Ma non \u00e8 andata meglio l&#8217;anno dopo a\u00a0\u00a0<strong>Mandy Foyster ,<\/strong> l&#8217;unica donna a finire questa ultramaratona nel 2021: &#8220;Al chilometro 318, ho quasi perso la vista. Non riuscivo a vedere nulla e sono andata a sbattere contro il muro diverse volte. Avevo un dente rotto. Mi sentivo come se stessi per crollare. Era la prima volta da quando correvo che mi sono sentita davvero preoccupato per la mia salute. Ma ero ormai alla fine e ce l&#8217;ho fatta&#8230;&#8221;. Non si arriva a correre a Combe Down per caso. Chi si iscrive, per essere ammesso, deve aver corso e finito nelle sua vita almeno due ultramaratone da 100 chilometri. Ma ovviamente non \u00e8 il lasciapassare per arrivare al traguardo visto che si ritirano quasi tutti . Nelle quattro edizioni disputate, su una media di 40 iscritti, il tasso di abbandono \u00e8 stato del 95 per cento: nella prima edizione alla traguardo sono attivati in due, lo scorso anno 14.\u00a0 L&#8217;organizzatore, <strong>Mark Cockbain<\/strong>, un ultra-runner britannico che ha portato a termine numerose prove di resistenza, \u00e8 schietto nella presentazione di questa follia: &#8220;\u00c8 una sfida molto semplice senza riparo o area di sosta. Serve a capire quanti chilometri un atleta riesca a correre in 55 ore&#8230;&#8221;. Fine.\u00a0 Ovviamente non c&#8217;\u00e8 modo di allenarsi perch\u00e8\u00a0 le\u00a0 condizioni ambientali del tunnel si trovano solo nel tunnel e perch\u00e8 in realt\u00e0 quella di Combe Down non \u00e8 una corsa ma una gara di adattamento in cui pi\u00f9 dei muscoli comanda la testa. Cockbain ha una sola certezza:\u00a0 &#8220;Non voglio che ci siano abbandoni. Ma voglio che tutti attraversino l&#8217;inferno per arrivare alla fine&#8221;. Che spiega tutto o forse assolutamente nulla. Ma comunque davvero difficile da capire&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una tortura. Perch\u00e8 alla fine il senso \u00e8 anche un po&#8217; quello.\u00a0 Un sottile masochismo che accomuna gli atleti che si cimentano nelle prove estreme. 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