{"id":33721,"date":"2023-02-26T11:32:57","date_gmt":"2023-02-26T10:32:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33721"},"modified":"2023-02-26T11:56:50","modified_gmt":"2023-02-26T10:56:50","slug":"de-gendt-in-fuga-anche-alluae-tour-nulla-di-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/02\/26\/de-gendt-in-fuga-anche-alluae-tour-nulla-di-nuovo\/","title":{"rendered":"De Gendt in fuga anche all&#8217;Uae Tour: nulla di nuovo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/02\/26\/de-gendt-in-fuga-anche-alluae-tour-nulla-di-nuovo\/deg-4\/\" rel=\"attachment wp-att-33722\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-33722\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/02\/deg-300x238.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/02\/deg-300x238.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/02\/deg.jpg 765w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Pi\u00f9 o meno dieci anni fa. Era il 26 maggio del 2012. Sulla Cima Coppi del Giro d&#8217;Italia svetta un belga di Sint-Niklaas, la citt\u00e0 pi\u00f9 importante della regione fiamminga del Waasland, tra le Fiandre orientali e la provincia di Anversa.\u00a0 Un&#8217; impresa faticosa e clamorosa. Per molti inattesa e imprevista, non per lui. <strong>Thomas De Gendt<\/strong>\u00a0 arriva primo e da solo. Sfiora pure la maglia rosa e costruisce la sua vittoria sul\u00a0 Mortirolo e poi sui tornanti dello Stelvio. Una fuga infinita. Va quasi sempre cos\u00ec quando davanti c&#8217;\u00e8 questo\u00a0 36enne che non ama stare in gruppo. Un &#8220;lupo solitario&#8221; che appena pu\u00f2 esce dal branco. Due giorni fa\u00a0 <strong>De\u00a0Gendt<\/strong> ha trascorso buona parte della quinta tappa dell&#8217;UAE Tour in fuga. All&#8217;inizio erano in quattro ma, dopo lo sprint intermedio, gli altri si sono rialzati e lui ha tirato dritto. Nulla di nuovo. E&#8217; il suo marchio di fabbrica, il suo ciclismo, il suo modo di inseguire i sogni. Lo hanno ripreso a una ventina di chilometri dal traguardo e la tappa, da Al Marjan Island-Umm al Qaywayn l&#8217;ha vinta in volata <strong>Dylan Groenewegen<\/strong> che si \u00e8 messo dietro <strong>Fernando Gaviria<\/strong> e <strong>Sam Bennett.<\/strong> Dettagli. La storia \u00e8 un&#8217;altra o forse sempre la stessa. De Gendt viaggia per fatti suoi. E ci\u00f2 che gli interessa: &#8220;I watt sviluppati quando sei in gruppo sono decisamente troppo bassi- ha spiegato a fine gara- Sono stato anche al Tour of Oman e posso dire che queste gare sono deludenti in termini di energia. Sto perdendo forma qui, \u00e8 davvero troppo facile nel gruppo co\u00ec ho scelto il mio ritmo e ho provato a pedalare a 300 watt per tutto il percorso. Poi, con il vento contrario negli ultimi 30 chilometri \u00e8 diventato troppo dispendioso&#8230;&#8221;. Ma ovviamente\u00a0 c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro. C&#8217;\u00e8 un&#8217;idea di ciclismo d&#8217;attacco, un po&#8217; ribelle, d&#8217;avanguardia, romantico e scapigliato.\u00a0 Pi\u00f9 moderno nella sostanza che nella forma che cambia lo spartito, inventa e improvvisa, che\u00a0 prevede\u00a0 assoli,\u00a0 allunghi estenuanti in salita,\u00a0 furibonde &#8220;menate&#8221; pianeggianti.\u00a0 Due tappe al Giro d\u2019Italia, due tappe al Tour de France, una alla Vuelta quasi sempre raccontate come il ciclismo ama che si raccontino. Messo nero su bianco dal giornalista\u00a0<strong> Jonas Heyerick,<\/strong> nella biografia &#8220;Solo&#8221; tradotta e pubblicata qualche tempo fa da &#8220;alVento&#8221;. Carta canta. Ma non solo in corsa perch\u00e8 la bici \u00e8 lavoro ma anche un modo di vivere e di divertirsi: sali in bici quando vuoi per tutto il tempio che vuoi. Sembra un mantra.\u00a0 E allora quattro anni fa, dopo il Giro di Lombardia, De Gendt si inventa &#8220;TheFinal Breakaway&#8221; , l&#8217; ultima fuga, un viaggio da Como, dove si \u00e8 appena conclusa la stagione agonistica, a Semmerzeke a casa sua in Belgio\u00a0 in compagnia del suo compagno di squadra di allora alla Lotto Soudal <strong>Tim Wellens<\/strong>. Mille chilometri in sei giorni, cos\u00ec per puro diletto, per vivere un ciclismo che smette di essere un lavoro e diventa tante altre cose. Un viaggio, luoghi, chiacchiere, soste,\u00a0 birre, passione e fantasia. La voglia di uscire dal gruppo, dai calcoli e dalle tattiche. Il coraggio di sconvolgere il branco e di andare in fuga che resta comunque la sola incognita capace di sovvertire il pronostico pi\u00f9 scontato, che ti fa sempre fare il tifo per chi sta scappando, che ti fa sempre stare dalla parte di chi sai che ha poche o nulle possibilit\u00e0 di farcela. \u201cIn tempi come questi la fuga \u00e8 l\u2019unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare\u201d scriveva anni fa il filosofo francese <strong>Henri Laborit. &#8220;<\/strong>\u201cQuando non si pu\u00f2 pi\u00f9 lottare contro il vento e il mare per seguire la rotta, il veliero ha due possibilit\u00e0: l\u2019andatura di cappa che lo fa andare alla deriva o la fuga davanti alla tempesta che, quando si \u00e8 lontani dalla costa,\u00a0 \u00e8 spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pi\u00f9 o meno dieci anni fa. Era il 26 maggio del 2012. 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