{"id":33871,"date":"2023-03-27T21:04:22","date_gmt":"2023-03-27T19:04:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33871"},"modified":"2023-03-27T23:38:19","modified_gmt":"2023-03-27T21:38:19","slug":"addio-ad-ugo-de-rosa-mago-delle-bici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/03\/27\/addio-ad-ugo-de-rosa-mago-delle-bici\/","title":{"rendered":"Addio ad Ugo De Rosa, mago delle bici"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/03\/27\/addio-ad-ugo-de-rosa-mago-delle-bici\/338143748_1311425979417100_411729515760074634_n\/\" rel=\"attachment wp-att-33872\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-33872\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/338143748_1311425979417100_411729515760074634_n-300x273.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"273\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/338143748_1311425979417100_411729515760074634_n-300x273.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/338143748_1311425979417100_411729515760074634_n-768x699.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/338143748_1311425979417100_411729515760074634_n.png 820w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Se ne va <strong>Ugo de Rosa<\/strong> e il ciclismo perde un bel pezzo di storia, scritta suoi suoi telai,\u00a0 sulle\u00a0 strade con le vittorie dei campioni che hanno pedalato sulle sue biciclette, scritta nel racconto di un Paese che grazie alle idee, alla tenacia, ai valori e all&#8217;imprenditorialit\u00e0 di questi artigiani ha permesso ( e permette) al <em>made in italy<\/em> di farsi apprezzare nel mondo. Aveva 89 anni e\u00a0 solo 19 quando a Milano, nell&#8217;allora periferia di Niguarda\u00a0 fond\u00f2 ufficialmente la Cicli De Rosa disegnando come primo simbolo sui telai\u00a0 uno scudetto biancazzurro con l\u2019arcobaleno.\u00a0 Poi si trasfer\u00ec a Cusano Milanino, paese di sua moglie <strong>Mariuccia<\/strong>, e l\u00ec dall&#8217;inizio degli Anni Settanta inizi\u00f2 a scrivere la grande storia della bici italiana al fianco dei team professionistici e di quella scuola di telaisti d&#8217;autore che porta i nomi di <strong>Ernesto Colnago,\u00a0Nani Pinarello, Faliero Masi,\u00a0 Beppino Drali<\/strong>. &#8220;\u2019Avevo circa 20 anni, quando ho venduto la mia prima bicicletta- aveva raccontato in una delle sue ultime interviste pubblicate sul sito della Federazione ciclistica-\u00a0 Mio zio era meccanico di moto e, allora, i metodi di costruzione dei telai per moto e bici erano simili. Quindi ho imparato da lui, per poi proseguire da autodidatta\u00bb. Se n&#8217;\u00e8 andato all&#8217;improvviso per un attacco cardiaco, lasciando\u00a0 alla sua famiglia, ai suoi figli <strong>Cristiano, Danilo e Doriano <\/strong>e ai suoi nipoti il testimone di un&#8217;azienda che tra pochi giorni compir\u00e0 Settant&#8217;anni. Da <strong>Raphael Geminiani<\/strong> a <strong>Rik Van Looy<\/strong> a <strong>Francesco Moser<\/strong> ha messo in sella tutti i pi\u00f9 grandi ma soprattutto il &#8220;cannibale&#8221; <strong>Eddy Meckx<\/strong> che quando\u00a0 Colnago lasci\u00f2 la Molteni, pretese che a prendersi cura della sua bicicletta fosse soltanto lui. E cos\u00ec fu. Ci ha sempre messo mano lui alle sue bici. Come racconta, con un post sui social <strong>Ivan Cerioli<\/strong> che nel dicembre del &#8217;96 and\u00f2 nel quartiere industriale di Cusano Milanino per prendere le misure della bici da pista con cui avrebbe corso le Sei giorni nella con i colori della Batik:\u00a0 &#8220;Mi presentai dopo cena pensando di trovare il Signor De rosa negli uffici- ricorda- e mi\u00a0 portarono in officina, in una delle postazioni di saldatura c&#8217;era un tipo con un lungo camice blu che stava saldando. Lo chiamarono, si gir\u00f2 abbassando la maschera da saldatore&#8230;Ed era lui&#8221;. Altri tempi, altra stoffa forse un altro mondo che per\u00f2 resta un caposaldo di un&#8217;azienda che oggi produce 7mila bici l&#8217;anno per professionisti ed amatori e resta uno dei simboli del ciclismo italiano. Non \u00e8 pi\u00f9 quella di settant&#8217;anni fa, \u00e8 cresciuta, \u00e8 cambiata \u00e8 stata capace di rimanere al passo ma non ha mai dimenticato da dove arriva. E basta andare sul suo sito per capire che Ugo De Rosa anche se se n&#8217;\u00e8 andato resta:\u00a0 &#8220;<em>Sono un uomo che va dritto al punto. E, per abitudine, non mi guardo mai indietro e conto gli anni che ho passato a fare cornici. Preferisco guardare avanti, perch\u00e9 dopo mezzo secolo sono ancora convinto che la bicicletta abbia margini di miglioramento. E, come ho fatto finora, anche in futuro voglio contribuire all&#8217;evoluzione di questo affascinante veicolo, cos\u00ec semplice e cos\u00ec complicato allo stesso tempo&#8230;&#8221;. <\/em>Sembra un testamento. E sicuramente lo \u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se ne va Ugo de Rosa e il ciclismo perde un bel pezzo di storia, scritta suoi suoi telai,\u00a0 sulle\u00a0 strade con le vittorie dei campioni che hanno pedalato sulle sue biciclette, scritta nel racconto di un Paese che grazie alle idee, alla tenacia, ai valori e all&#8217;imprenditorialit\u00e0 di questi artigiani ha permesso ( e permette) al made in italy di farsi apprezzare nel mondo. 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