{"id":33879,"date":"2023-03-28T09:55:13","date_gmt":"2023-03-28T07:55:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33879"},"modified":"2023-03-28T09:55:14","modified_gmt":"2023-03-28T07:55:14","slug":"quando-lo-sport-fa-del-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/03\/28\/quando-lo-sport-fa-del-bene\/","title":{"rendered":"Quando lo sport fa (del) bene"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/03\/28\/quando-lo-sport-fa-del-bene\/bene\/\" rel=\"attachment wp-att-33880\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-33880\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/bene-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/bene-208x300.jpg 208w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/03\/bene.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/><\/a>Lo sport \u00e8 l\u2019Esperanto del mondo e vola alto. Perch\u00e9 \u00e8 capace di unire, di aggregare, perch\u00e9 annulla differenze e discriminazioni che in questi tempi di vandalismi e squallidi cori che infestano le curve degli stadi \u00e8 davvero una boccata di ossigeno. Perch\u00e9 lo sport fa bene e molto spesso anche \u00abdel\u00bb bene. E allora gli atleti diventano punti di riferimento per i pi\u00f9 giovani, testimonial come si dice oggi, corrieri di ottimi messaggi, di battaglie civili, di raccolte fondi devolute a chi ne ha pi\u00f9 bisogno. Tanto per cominciare, come ha detto poco tempo fa anche <strong>Papa Francesco,<\/strong> lo sport \u00e8 l\u2019arma pi\u00f9 affilata per aiutare a combattere \u00abcultura dello scarto\u00bb che porta e trattare uomini e donne come prodotti da usare e poi scartare. Una cultura \u00abusa e getta\u00bb dove tutto si consuma in fretta, dove sempre pi\u00f9 frettolose sono le relazioni e parole.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;appello<\/strong> Francesco ha cos\u00ec chiesto aiuto allo sport e agli sportivi per recuperare quel senso di responsabilit\u00e0 educativa e sociale che il gesto di un campione pu\u00f2 amplificare ovviamente nel bene e nel male. Tanti gli eventi che vanno in questa direzione, tante le raccolte di fondi, le \u00abpartite del cuore\u00bb, le imprese sostenute da Telethon, ActionAid, dalla Rete del dono.<\/p>\n<p><strong>Ma c\u2019\u00e8 anche chi si mette in proprio,<\/strong> fa da s\u00e9, nel suo \u00abpiccolo\u00bb e comunque aiuta.\u00a0 E allora una maratona pu\u00f2 diventare 365 maratone se la sfida \u00e8 quella di recuperare fondi per la ricerca contro i tumori. Una maratona al giorno per un anno senza mai fermarsi, feste comandate comprese, che chilometro dopo chilometro porta a donare un milione di sterline alla ricerca. Pochi mesi fa a Cleator Moor, nel nord-ovest dell\u2019Inghilterra, <strong>Gary McKee<\/strong>, 52enne inglese sposato con tre figli, operaio in una fabbrica che smaltisce rifiuti e maratoneta nel tempo libero ha firmato il suo record. Che non era fine a se stesso ma serviva proprio a raccogliere un milione di sterline da destinare alla lotta contro il cancro e da devolvere alla Macmillan Cancer Support e al West Cumbria Hospice at Home. Una sfida che \u00e8 diventata un grande evento che ha coinvolto ed emozionato una nazione, che l\u2019ha portato ad usare pi\u00f9 di 20 paia di scarpe da ginnastica e a correre pi\u00f9 di 15.300 chilometri. Non \u00e8 nuovo a queste imprese: cinque anni fa aveva corso 100 maratone in 100 giorni e l\u2019anno dopo 110. Ha attraversato il Brasile in bicicletta, ha scalato il Kilimangiaro e attraversato a remi il mare della Manica. Eppure 365 maratone di fila sono un\u2019impresa titanica anche per lui, che \u00e8 senz\u2019altro un atleta, ma che nella vita fa dell\u2019altro. Per\u00f2 aveva preso un impegno e, finito il turno si metteva le scarpe e cominciava a correre, spesso in compagnia di altri corridori, come l\u2019allenatore inglese di rugby, Kevin Sinfield. \u00abLe strade erano piene di gente, pioveva ma tutti applaudivano e gridavano- ha raccontato al traguardo ai microfoni della Bbc -. Me ne ricorder\u00f2 sempre. \u00c8 stato fantastico vedere tutti l\u00ec. \u00c8 stato fantastico aiutare la gente\u2026\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 il solo a mettersi in gioco per aiutare chi \u00e8 meno fortunato.<\/strong> Oggi il crowdfunding (le sottoscrizioni che si legano agli eventi sportivi) affianca pi\u00f9 o meno tutte le grandi maratone nel Mondo: da New York a Parigi, da Londra a Milano imprese e solidariet\u00e0 viaggiano quasi sempre insieme. Ci si iscrive e con una quota del pettorale si sostengono associazioni, enti, campagne. La maratona di Milano, tanto per fare un esempio, lo scorso anno ha raccolto e devoluto oltre 620mila euro alle associazioni non profit che hanno aderito al suo programma. Ma lo sport fa del bene sempre. Ognuno fa ci\u00f2 che pu\u00f2: grandi e piccole cifre anche con imprese che possono sembrare strane o impossibili. <strong>Lorenzo Catti,<\/strong> un ultrarunner lombardo di Caronno Pertusella, durante il lockdown non potendo uscire dai confini del proprio Comune ha corso in tutte le vie del suo paese per pi\u00f9 di 86 chilometri in 8 ore e mezzo. Le ha fatte proprio tutte, un\u2019impresa da \u00abcriceto\u00bb che \u00e8 servita a raccogliere fondi per aiutare l\u2019ospedale di Kalika, in Nepal. Una struttura che \u00e8 il frutto della passione e della voglia di lasciare un segno di due alpinisti italiani, il compianto Mario Merelli e<strong> Marco Zaffaroni,<\/strong> e dell\u2019aiuto di una onlus italiana \u00abLa Goccia\u00bb che con il duro lavoro di volontariato di diversi lustri ha portato a realizzare un presidio sanitario nel basso Dolpo, una delle zone pi\u00f9 povere del Nepal.\u00a0 \u00c8 una via: fai cose strane, attira l\u2019attenzione, fai parlare di te e cos\u00ec le donazioni arrivano. Cos\u00ec ha fatto <strong>Colin Haylock,<\/strong> un giovane inglese di Richmond che qualche anno fa ha corso la maratona di Londra con un paio di scarponi da sci. Si sono chiesti tutti: perch\u00e9? Per sostenere \u00abShooting star chase\u00bb una associazione che aiuta i neonati e i bimbi con handicap gravi e le loro famiglie per agevolarne cure e ricoveri. Che poi a volte \u00e8 il caso a decidere. Un destino che ti si rivolta contro, ti fa credere che nulla abbia pi\u00f9 valore.<\/p>\n<p><strong>E allora \u00abaiutare chi aiuta\u00bb<\/strong> pu\u00f2 essere la scintilla per ripartire. Ed \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 successo a <strong>Sabrina Schillaci<\/strong>, architetto brianzolo con solide certezze, che un\u2019estate di due anni fa ha dovuto ripensare la sua vita. A Ferragosto, durante una gita in barca, suo marito dopo un tuffo \u00e8 rimasto paraplegico. Da allora lei ha azzerato tutto, anche un inizio di depressione, ed \u00e8 salita in bici alla ricerca di un nuovo equilibrio e di una nuova normalit\u00e0 che \u00e8 arrivata grazie allo sport. Con il suo progetto \u00abRace across limit\u00bb la Schillaci ha cominciato cos\u00ec a girare l\u2019Italia in bicicletta raccogliendo fondi per C.O.ME. Collaboration Onlus, che si dedica all\u2019osteopatia, alla ricerca e a progetti sui bimbi prematuri. E poche settimane fa ha ripreso il suo \u00abpellegrinare solidale\u00bb da Milano con una pedalata indoor con sei squadre che si sono date battaglia su rulli, una delle quali capitanata da <strong>Sonny Colbrelli<\/strong> che, dopo aver vinto una Roubaix e aver rischiato la pelle in corsa per un\u2019aritmia, con la bici e con il destino ha un altro conto aperto. Il motto era ed \u00e8 \u00abaiutare chi aiuta\u00bb e Sonny ha dato una mano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Lo sport \u00e8 l\u2019Esperanto del mondo e vola alto. Perch\u00e9 \u00e8 capace di unire, di aggregare, perch\u00e9 annulla differenze e discriminazioni che in questi tempi di vandalismi e squallidi cori che infestano le curve degli stadi \u00e8 davvero una boccata di ossigeno. Perch\u00e9 lo sport fa bene e molto spesso anche \u00abdel\u00bb bene. 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