{"id":33930,"date":"2025-04-09T18:28:34","date_gmt":"2025-04-09T16:28:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33930"},"modified":"2025-04-10T00:20:52","modified_gmt":"2025-04-09T22:20:52","slug":"una-decina-di-cose-che-si-imparano-nelle-fiandre-e-alla-roubaix","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/04\/09\/una-decina-di-cose-che-si-imparano-nelle-fiandre-e-alla-roubaix\/","title":{"rendered":"Una decina di cose che si imparano nelle Fiandre (e alla Roubaix)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/04\/09\/una-decina-di-cose-che-si-imparano-nelle-fiandre-e-alla-roubaix\/roub2-2\/\" rel=\"attachment wp-att-37868\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-37868\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/04\/roub2-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"218\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/04\/roub2-218x300.jpg 218w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/04\/roub2.jpg 416w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a>Poi vai nelle Fiandre\u00a0 o sulle strade della Roubaix e capisci in fretta un sacco di cose. La prima \u00e8 che non \u00e8 cos\u00ec vero che qui con la bici fai ci\u00f2 che vuoi, che sei un idolo sacro che non si tocca, che il rispetto, la sicurezza etcetera etcetera. In bici qui si pedala sulle ciclabili, punto. Dove ci sono le piste bisogna usarle sia che si pedali su una Graziella sia su un bolide in carbonio da 10mila euro. Non fa nessuna differenza che si stia andando a fare la spesa oppure ci si stia allenando, oppure stia correndo la &#8220;Ronde&#8221; il giorno prima dei professionisti: l\u00ec sopra si deve andare. E ne sa qualcosa anche Tom Boonen, uno che il Fiandre l&#8217;ha vinto tre volte e quattro la Roubaix, che qualche anno fa pescato a pedalare sulla strada era stato multato senza piet\u00e0.\u00a0 In sintesi: se uno pedala sulle ciclabili non corre davvero alcun rischio, altrimenti ti vengono addosso senza tante storie.<\/p>\n<p><strong>Anche\u00a0 perch\u00e8, \u00e8 questa \u00e8 la seconda cosa<\/strong> che si impara in fretta da queste parti, i ciclisti vengono rispettati\u00a0 come utenti a pieno titolo della mobilit\u00e0 se a loro volta fanno lo stesso.\u00a0 Quindi quando hanno la precedenza le auto si fermano, quando c&#8217;\u00e8 un semaforo idem, e mai e poi mai trovi un mezzo anche per un secondo posteggiato su una ciclabile ( qui il &#8220;ma io\u00a0 sto lavorando&#8230;&#8221; non esiste). Nei tratti in cui le ciclabili non esistono le auto stanno al loro posto: non superano a prescindere, ma solo quando dall&#8217;altra parte della carreggiata non arriva nessuno e cosi non ti sfiorano. Claclson e insulti non se ne ho sentono.<\/p>\n<p><strong>La terza cosa che si impara in fretta<\/strong> quando si viene in queste terre di ciclismo \u00e8 che il ciclismo \u00e8 una fede, una passione che si tramanda, una vera e propria religione che ha il suo Natale proprio nei giorni della Ronde van Vlaanderen e della Roubaix. Non \u00e8 solo una festa. E&#8217; un popolo che fa festa. I bus per andare sui muri\u00a0 intorno ad Oudenaarde, dove per un week c&#8217;\u00e8 un vero e proprio esodo di massa, sono gratis. A bordo salgono tutti: mamme, papa, nonni e bambini coperti dalle cerate ognuno con la sua seggiolina da campo. Salgono frotte di ragazzi e ragazzi con le buste dei supermercati zeppe di cose da mangiare e soprattutto da bere. E soprattutto birra. Poi decidono dove aspettare la gara, decidono dove fare il tifo per Wout Van Aert ma anche per tutti gli altri forse un po&#8217; meno solo per Mathieu Van der Poel. E l\u00ec stanno. Passano la giornata l\u00ec. Tra griglie, salsicce, barbecue con tanta, ma davvero tanta , cipolla in una happening popolare, alcolico ma comunque pacifico. Non \u00e8 bello vedere gente ubriaca, mette sempre un po&#8217; a disagio ma sul Kwaremont, sul Paterberg sui tanti tratti di pav\u00e8 del Fiandre non ha mai la sensazione che possa succedere qualcosa di brutto, che scoppi una rissa&#8230;Magia del ciclismo che mette tutti d&#8217;accordo.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;et\u00e0 media \u00e8 bassa, davvero bassa. E questa \u00e8 la quarta cosa che si impara<\/strong> e fa riflettere. L&#8217;et\u00e0 media dei tifosi ad una tappa al Giro d&#8217;Italia \u00e8 abbondantemente sopra i cinquant&#8217;anni, da questa parti invece non arriva ai trenta. E cos\u00ec forse si spiega un po&#8217; anche perch\u00e8 dalle nostre parti il ciclismo \u00e8 uno sport dove, tolto Filippo Ganna\u00a0 di\u00a0 campioni e campioncini all&#8217;orizzonte si fa fatica a vederne.<\/p>\n<p><strong>Quinta cosa che si impara alle Fiandre e alla Roubaix<\/strong> \u00e8 che il ciclismo \u00e8 uno sport di fatica e ma queste parti lo \u00e8\u00a0 un po di pi\u00f9. Nono sono solo pav\u00e8 e i muri ad alzare l&#8217;asticella, la differenza la fa il meteo. Tranne forse quest&#8217;anno, generalmente piove e fa freddo e il bello \u00e8 che nessuno si lamenta. Anzi. Sono tutti e felici e contenti perch\u00e8 meteorologicamente parlando quelle sono le giornate perfette per correre, mattinate grigie e cupe, con non pi\u00f9 di sei-sette gradi, con\u00a0 una pioggerellina leggera sbattuta in faccia dalle raffiche di vento. Punti di vista.\u00a0 Poi cominci a pedalare verso lo spettacolo che sono le case, le strade e le campagne di questo pezzo di mondo e capisci al volo come intendono qui la bici e soprattutto una &#8220;corsa&#8221; di bici.<\/p>\n<p><strong>La sesta cosa che si impara e che pedalano tutti.<\/strong> Giovani e meno giovani. Pedalano su ogni cosa abbia manubrio, ruote e catena senza pensarci troppo:\u00a0 bici da passeggio, mountainbike, city bike, vecchi arnesi, negli ultimi anni anche e-bike.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 il culto della bici ma non la venerazione della bici ed \u00e8 la settima cosa<\/strong> che si capisce non appena inizia il pav\u00e8.\u00a0 Chi tiene la bici in salotto come una reliquia appena comincia a sobbalzare sulle pietre vibrando, scricchiolando, sbattendo, forando forse &#8220;maledice&#8221; d&#8217;averla portata con s\u00e8. Per i belgi, ma anche per i francesi pare un po&#8217; diverso. Vengono per pedalare da queste parti solo per il gusto di esserci e di non perdersi uno spettacolo unico. Con che bici lo facciano \u00e8 solo un dettaglio. Perch\u00e8 la bici \u00e8 il mezzo, ma sul serio non a chiacchiere.<\/p>\n<p><strong>Quelli che in bici si danno pi\u00f9 arie siamo soprattutto noi italiani ed \u00e8 l&#8217;ottava cosa che si impara.<\/strong>\u00a0 Non passiamo inosservati: firmati, depilati, ipertecnici, tabellati, pronti a fare tempi e kom,\u00a0 pronti a rimirarsi in ogni vetrina, pronti a giocarsela con tutti perch\u00e8 guai a star dietro. Se \u00a0non fosse per l&#8217;et\u00e0, per qualche chilo di troppo saremmo tutti professionisti. Che poi Pogacar e compagni li vedi salire sul Paterberg e capisci che quello \u00e8 un mondo davvero tanto distante e che c&#8217;\u00e8 un&#8217;et\u00e0 per ogni cosa. Belgi, inglesi, tedeschi, francesi ( si anche i cugini francesi) se la tirano davvero meno, pedalano pi\u00f9 di sostanza, su bici con i parafanghi, vestiti come capita,\u00a0 qualcuno anche con le scarpe da jogging fissate nelle gabbiette: che quando poi ti passano fai finta che ti \u00e8 caduta la catena.<\/p>\n<p><strong> La nona cosa che si impara alla Fiandre e sulle strade della Roubaix \u00e8 che qui il pav\u00e8 \u00e8 sacro.<\/strong> Nulla di nuovo. E&#8217; una vita che lo conservano. Conservano le pietre, le tengono da conto, c&#8217;\u00e8 una squadra di storici che le cataloga e una squadra di tecnici che fa manutenzione. Non \u00e8 un &#8220;fissa&#8221; ma un lungimirante modo di coccolarsi i luoghi, la storia, il patrimonio che diventa tradizione. Insomma un investimento. Hanno capito da sempre che, oltre al Fiandre e alla Roubaix che per una settimana portano un mondo di appassionati, da queste parti che c&#8217;\u00e8 un business che permette a zone fantastiche ma prevalentemente\u00a0 agricole di diventare\u00a0 turitiche quasi per tutto l&#8217;anno, con percorsi segnati, musei aperti,\u00a0 piccole locande che cucinano, danno ospitalit\u00e0 e che comunque anche cosi lavorano. Non solo. Se proteggono il loro pav\u00e8 proteggono anche il loro territorio che \u00e8 ci\u00f2 che in Italia ha capito da tempo, ma con qualche difficolt\u00e0 in pi\u00f9,\u00a0 Giancarlo Brocci con l&#8217;Eroica e che con le strade bianche ha fatto pi\u00f9 o meno la stessa operazione di promozione di cultura e di territorio in Toscana.<\/p>\n<p><strong>Ultima cosa che si impara sulle strade delle Fiandre e della Roubaix<\/strong> \u00e8 che a volte ci\u00f2 che sembra complicato \u00e8 pi\u00f9 semplice di ci\u00f2 che si pensi. \u00a0A Roubaix c&#8217;\u00e8 uno dei velodromi pi\u00f9 famosi al mondo. Forse non \u00e8 il pi\u00f9 bello ma poco cambia. Arrivi in bici, pedali verso uno di quei &#8220;monumenti&#8221; che hai visto mille volte in tv, dove hai visto trionfare tutti i pi\u00f9 grandi, dove ha scritto la storia <strong>Franco\u00a0 Ballerini<\/strong>, dove ha vinto <strong>Sonny Colbelli<\/strong> prima di smettere all&#8217;improvviso e pensi che sarebbe fantastico mettere le ruote della tua bici su quel cemento. Non serve pensare, non servono autorizzazioni, non serve essere iscritto ad una societ\u00e0 ciclistica, non serve compilare\u00a0 liberatorie, non serve un modulo, un appuntamento, un biglietto d&#8217;ingresso. Entri e pedali insieme con un sacco di ragazzi che fanno sport. Fine. Noi in Italia moriremo di burocrazia. E questa \u00e8 l&#8217;ultima cosa che si impara da queste parti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Poi vai nelle Fiandre\u00a0 o sulle strade della Roubaix e capisci in fretta un sacco di cose. 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