{"id":33935,"date":"2023-04-04T21:02:34","date_gmt":"2023-04-04T19:02:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=33935"},"modified":"2023-04-04T21:02:34","modified_gmt":"2023-04-04T19:02:34","slug":"un-giro-al-velodrome-di-roubaix-entrata-libera-nella-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/04\/04\/un-giro-al-velodrome-di-roubaix-entrata-libera-nella-storia\/","title":{"rendered":"Un giro al Velodrome di Roubaix: entrata libera nella storia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/04\/04\/un-giro-al-velodrome-di-roubaix-entrata-libera-nella-storia\/roubaix\/\" rel=\"attachment wp-att-33936\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-33936\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/04\/roubaix-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/04\/roubaix-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/04\/roubaix-768x1024.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/04\/roubaix.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Parti, pedali, sconquassi mani e bici su alcuni tratti di pav\u00e8 poi, finito il settore di<strong> Champin en P\u00e9v\u00e8le,<\/strong> giri a destra e dopo\u00a0 una quindicina di\u00a0 chilometri sei a <strong>Roubaix<\/strong>. Le pietre contano. Una dopo l&#8217;altra, pi\u00f9 lontane che vicine tanto che se sbagli a mettere una ruota e ci finisci in mezzo non ne esci pi\u00f9, la bici si imbizzarisce, va dove vuole e non serve pi\u00f9 neanche provare ad aggrapparsi alle leve dei freni, perch\u00e8 le mani tremano, le braccia pure e ogni gesto, anche il pi\u00f9 semplice come fermarsi, diventa inutile. Sembra banale ma, mentre cerchi di capire dove mettere le ruote,\u00a0 continui a chiederti e a ripeterti come si possa finire una gara cosi, come si possa resistere, provarci, anche solo pensarci. Chi l&#8217;ha fatta spiega che per restare in equilibrio, per non\u00a0 impazzire, per non cadere bisogna avere il coraggio di andar forte, bisogna tirare sui pedali anzich\u00e8 spingere perch\u00e8 cos\u00ec la bici tende a sollevarsi come fosse un aliscafo e bisogna aver la fortuna di non bucare. &#8221; Se non cadi e non fori sei adatto per il pav\u00e8&#8230;&#8221; diceva qualche anno fa ai suoi ragazzi il mitico Ds <strong>Giancarlo Ferretti<\/strong>. Un &#8220;sergente di ferro&#8221; che non aveva mezze misure perch\u00e8 sulla via della Roubaix le mezze misure non esistono. O dentro o fuori, o davanti nei primi cinquanta all&#8217;imbocco dell&#8217;Arenberg o addio sogni di gloria.\u00a0 Comunque vada da Compiegne al Velodrome \u00e8 un sfida ad eliminazione. Restano in pochi.\u00a0 Resta chi ha un fisico &#8220;bestiale&#8221;,\u00a0 meglio se potente, meglio se prestante, meglio se un po&#8217; pesante e la storia di chi ha vinto da queste parti insegna. Pochi giorni fa, dopo aver vinto il Fiandre, anche quel fenomeno di <strong>Tadej Pogacar<\/strong> ha spiegato a chi glielo chiedeva che, se mai ( il prossimo anno) dovesse fare un pensiero alla Roubaix, deve cominciare a mettere su qualche chilo&#8230; Una storia lunga quasi 260 chilometri che si ripete come un rito, come un racconto che non si interrompe mai, quasi mai perch\u00e8 al Covid ci si \u00e8 arresi anche qui. Una magia con lo stesso fascino, con le stesse pietre, con gli stessi tifosi che una volta erano ragazzini e ora ci portano i figli, con i settori numerati come se si pedalasse nelle sale di un museo, con le stesse case di mattoni rossi, con gli stessi colori e con lo stesso cielo basso, con un mondo davanti alla tv, \u00a0con le solite facce stravolte e sporche di fango, con le stesse smorfie, con la stessa fatica. Chiunque vinca diventa un uomo di <strong>Roubaix<\/strong>. Uno dei tanti ma unico. Speciale. Perch\u00e8 quello degli eroi di Roubaix \u00e8 il circolo pi\u00f9 esclusivo del mondo. Un\u2019enclave che va oltre il tempo. Basta una volta. Due sono tante, oltre diventa mito. E noi ci siamo l\u00e0 in mezzo. Inutile far nomi chi ama questo sport sa, conosce, ricorda. \u00a0Tutto ci\u00f2 che della Roubaix si deve raccontare \u00e8 stato gi\u00e0 scritto. Chilometri di battaglie, di gioie immense, delusioni terribili. Di cadute, di dolore e di pianti. Tutto ci\u00f2 che della Roubaix rimane \u00e8 la sua storia scritta nella polvere o nel fango, sulle pietre che hanno creato il mito di una gara dove tutto sembra esagerato, epico forse anche un po&#8217; retorico. C&#8217;\u00e8 un cartellone che fa bella mostra di s\u00e8 su una parabolica del Velodrome dove sta scritto che &#8220;L&#8217;inferno del Nord ti porta in Paradiso&#8221; ed \u00e8 cos\u00ec davvero, perch\u00e8 basta andarci una volta nella\u00a0 foresta di Arenberg, a Mons en Pevele, nel Carrefour de l\u2019Arbre per capire cos&#8217;\u00e8 davvero questa corsa che ha fermato il tempo. Passato e futuro. Il ciclismo ha questa capacit\u00e0 straordinaria di tenere insieme tutto, di mischiare ci\u00f2 che \u00e8 stato e che sar\u00e0, di lasciare sulla strada o sul cemento di un pista pezzi di storia a disposizione di tutti. Basta andare. Basta entrare e prenderseli, goderne. Cos\u00ec arrivi a Roubaix, ti avvicini al Velodrome, riconosci le strade, rivivi tutte le imprese che hai seguito in tv, poi svolti a destra e finisci dritto dritto nel mito di uno sport eterno. Qui, contrariamente a quanto succede da noi, non serve prenotare, non ci si deve iscrivere a nessuna societ\u00e0, a nessuna federazione, non si paga e non ci sono moduli da compilare, firmare, sottoscrivere. Si entra e basta, liberi. Infatti \u00e8 e pieno di ragazzi che si divertono. Funziona cos\u00ec dalle parti degli &#8220;spocchiosi&#8221; cugini francesi.\u00a0 Ma \u00e8 solo invidia: hanno ragione loro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Parti, pedali, sconquassi mani e bici su alcuni tratti di pav\u00e8 poi, finito il settore di Champin en P\u00e9v\u00e8le, giri a destra e dopo\u00a0 una quindicina di\u00a0 chilometri sei a Roubaix. Le pietre contano. 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