{"id":34161,"date":"2023-05-12T18:29:27","date_gmt":"2023-05-12T16:29:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34161"},"modified":"2023-05-12T19:52:23","modified_gmt":"2023-05-12T17:52:23","slug":"bais-vince-a-campo-imperatore-la-sua-prima-volta-in-un-posto-magico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/05\/12\/bais-vince-a-campo-imperatore-la-sua-prima-volta-in-un-posto-magico\/","title":{"rendered":"Bais vince a Campo imperatore, la sua prima volta in un posto magico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/05\/12\/bais-vince-a-campo-imperatore-la-sua-prima-volta-in-un-posto-magico\/bais2\/\" rel=\"attachment wp-att-34163\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-34163\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/bais2-300x220.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/bais2-300x220.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/bais2-1024x750.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/bais2-768x562.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/bais2.jpg 1262w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Campo Imperatore per chi va in bici, e non solo per chi va in bici, lascia senza fiato. Un posto magico, potente,\u00a0 dove la natura rimette le cose a posto, le rimette nell&#8217;ordine che meritano. Domina su tutto, sugli uomini, sulle loro piccole vanit\u00e0, sulla presunzione che si\u00a0 possa sempre avere il controllo di ci\u00f2 che ci sta intorno. Ma oggi al Giro, al di l\u00e0 dell&#8217;impresa di <strong>Davide Bais<\/strong> che, insieme con <strong>Karel Vacek<\/strong> e <strong>Simone Petilli,<\/strong> ha portato alla fine una fuga di 215 chilometri,\u00a0 pi\u00f9 che senza fiato ha lasciato senza parole. Poco da dire. Tutti i big sono rimasti a guardare, si sono quasi arresi e, pedalando di conserva, sono saliti in gruppo, come in gita,\u00a0 forse un po&#8217; intimoriti da <strong>Remco Evenepoel<\/strong>, al punto da non attaccarlo forse per paura di una sua reazione, e forse un po&#8217; infreddoliti dalla pioggia del mattino e dalla neve che hanno trovato strada salendo.\u00a0 Ma poco cambia.\u00a0 Al cospetto del Grande Sasso d&#8217;Abruzzo non ci sono protagonisti. Passano tutti in secondo piano ai piedi di una delle pi\u00f9 belle salite che si possano pedalare. Pi\u00f9 sali e pi\u00f9 ti senti piccolo. E il lieve senso di ansia che ti coglie spiega, meglio di ogni cosa, chi comanda, chi detta le regole e quale sia l\u2019origine. Ti senti quasi indifeso di fronte a tanta potenza perch\u00e8 la magia della bici \u00e8 anche questa, non sei in una scatola al riparo, al coperto se le cose si mettono male, non puoi mettere la freccia a destra e aspettare che passi la buriana. Se il cielo si imbroglia e si incupisce c\u2019\u00e8 solo una mantellina a cui ti puoi affidare. Pochissimo, quasi nulla intorno. Pochissimo quando ti stai arrampicando verso Campo imperatore, quando sei sotto\u00a0 la cima pi\u00f9 elevata degli Appennini, con i 2912 metri del suo Corno Grande. Pi\u00f9 sali e pi\u00f9 ti senti indifeso quasi a sparire tra gli spazi infiniti di questo altopiano che ti porta in mezzo alle nuvole, con il vento che ti spazza di lato con le raffiche fredde che ti fanno dimenticare il caldo e il sole delle spiagge del litorale. Per arrivare a Campo Imperatore si sale. Si continua a salire, si sale sempre per una trentina chilometri in cui si ha tutto il tempo per godersi strada, tornanti, dritti infiniti che sembrano portare verso una vetta che non arriva mai. Oggi qui passava il Giro arrivando da Capua, transitando dal Molise, scalando la Sferracavalli, dopo Castel di Sangro, Roccaraso e poi Rocca Calascio. Qui \u00e8 spesso passato il Giro e qui in ordine sparso sono passati Armstrong, Formolo, Pantani nomi scritti con la vernice su un asfalto a grana grossa che sfida ghiaccio e neve. Fatta eccezione per qualche pastore che vende forme di pecorino sotto una tenda al bivio che porta verso valle e una mandria di cavalli che sembrano senza padrone, non c\u2019\u00e8 nulla quass\u00f9. Se piove o nevica, ma anche quando il sole picchia forte, non c\u2019\u00e8 riparo.\u00a0 Non c\u2019\u00e8 una fontana, non un rifugio per un caff\u00e8, nulla di nulla. Ed \u00e8 la meraviglia della montagna vera, quella a cui non importa di essere comoda e turistica, quella che \u00e8 rimasta ( forse proprio per questo) intatta e che chiede sempre un giusto prezzo di fatica. E la bici \u00e8 lo strumento perfetto per mettere insieme tutte queste cose.\u00a0 <strong>Davide Bais<\/strong>, per vincere la sua prima tappa da professionista, ha scelto uno dei posti pi\u00f9 belli al mondo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Campo Imperatore per chi va in bici, e non solo per chi va in bici, lascia senza fiato. Un posto magico, potente,\u00a0 dove la natura rimette le cose a posto, le rimette nell&#8217;ordine che meritano. Domina su tutto, sugli uomini, sulle loro piccole vanit\u00e0, sulla presunzione che si\u00a0 possa sempre avere il controllo di ci\u00f2 che ci sta intorno. Ma oggi al Giro, al di l\u00e0 dell&#8217;impresa di Davide Bais che, insieme con Karel Vacek e Simone Petilli, ha portato alla fine una fuga di 215 chilometri,\u00a0 pi\u00f9 che senza fiato ha lasciato senza parole. Poco da dire. 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