{"id":34193,"date":"2023-05-14T18:12:08","date_gmt":"2023-05-14T16:12:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34193"},"modified":"2023-05-14T22:49:24","modified_gmt":"2023-05-14T20:49:24","slug":"remco-vince-la-crono-un-sogno-che-dura-un-secondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/05\/14\/remco-vince-la-crono-un-sogno-che-dura-un-secondo\/","title":{"rendered":"Remco vince la crono: un sogno che dura un secondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/05\/14\/remco-vince-la-crono-un-sogno-che-dura-un-secondo\/rem-3\/\" rel=\"attachment wp-att-34194\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34194\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rem-300x203.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rem-300x203.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rem-1024x692.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rem-768x519.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rem.jpg 1384w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un secondo. Non \u00e8 nulla un secondo ma si vincono le gare per un secondo, le tappe, i Giri. Un secondo, due, diciassette: pochi quando ti aspetti distacchi di minuti. Pochi quando c&#8217;\u00e8 ancora tanta strada da fare, quando all&#8217;orizzonte si intravedono le montagne. Da Savignano del Rubicone a Cesena fanno 35 chilometri giusti giusti nel bel mezzo di una Romagna che sa di Lambrusco e mazurka, che si affolla sulle strade nonostante la pioggia, che sa bene cos&#8217;\u00e8 il ciclismo e sa come rendergli omaggio. Vince<strong> Remco Evenepoel<\/strong> che \u00e8 il secondo belga della storia a imporsi in due crono nello stesso Giro: l&#8217;altro era stato <strong>Eddie Merckx<\/strong>, tanto per intendersi. Poi <strong>Geraint Thomas,<\/strong> poi\u00a0<strong>Tao Geoghegan Hart<\/strong>. Poi anche <strong>Primoz Roglic<\/strong> e <strong>Damiano Caruso<\/strong>. Niente sfracelli, sono tutti l\u00ec. Tutti insieme appassionatamente in una manciata di secondi da giocarsi quando la strada salir\u00e0. Perch\u00e8 allora si faranno i conti . Cos\u00ec si dice, cos\u00ec si pensa perch\u00e8 in tanti credono ancora che le cronometro non siano vero ciclismo. Invece \u00e8 vero il contrario. Le crono sono l&#8217;apoteosi del ciclismo. Niente gruppo. I corridori sfilano uno ad uno. Li vedi da soli, non perdi neppure un attimo per capire,\u00a0 per cercare di riconoscerli. Osservi le mani, le gambe, controlli se muovono le spalle, se pedalano agili o un po&#8217; imballati, che rapporti spingono, quanto veloce vanno che sembrano volare, eleganti e silenziosi.\u00a0 Non tutti, ma quasi tutti. Novant&#8217;anni fa la prima volta fu proprio qui al Giro e proprio qui in Romagna, da Bologna a Ferrara quando vinse <strong>Alfredo Binda<\/strong> davanti al belga <strong>Jef Demuysere<\/strong> e ad\u00a0 <strong>Ambrogio Morelli<\/strong> detto &#8220;l\u2019imbattibile&#8221;, ma non in quella tredicesima tappa. Una rivoluzione. E\u00a0 bagnammo il naso ai francesi che la prima crono al Tour la inserirono un anno dopo, il 27 luglio 1934,\u00a0 nonostante le insistenze di\u00a0 <strong>Gaston Benac,<\/strong> giornalista sportivo di Paris Soir, che tormentava da tempo con quell&#8217;idea l&#8217;organizzatore di allora<strong> Henry Desgrange.<\/strong> Che per\u00f2 prese tempo. Troppo. Tant&#8217;\u00e8 che quando vide la prima cronometro corsa al Giro s&#8217;infuri\u00f2 come un bufalo e licenzi\u00f2 buona parte dei suoi collaboratori, forse anche perch\u00e8 aveva una coda di paglia lunga un paio di chilometri. Poi loro, come sempre, ci misero quel tocco di spocchia in pi\u00f9, perch\u00e8\u00a0 chiamarla &#8220;crono&#8221; era poco chic, e cos\u00ec nacque la sfida &#8220;contre la montre&#8221;&#8230;Vuoi mettere?\u00a0 Storia. Che poi ha fatto il suo corso con sfide e vinte e perse anche proprio per le crono. Due su tutti: il Giro sfilato da <strong>Francesco Moser<\/strong> a <strong>Laurent Fignon<\/strong> nel 1984 da Soave a Verona, nell&#8217;ultima tappa e il Tour vinto cinque anni dopo da <strong>Greg Lemond<\/strong> con le prime protesi da triathlon sul manubrio sempre ai danni del &#8220;professore&#8221;. Sfida fantastica quella contro il tempo: difficile, perfida, complicata.\u00a0 Te li godi i ciclisti.\u00a0 Stile, compostezza, potenza. Scopri l&#8217;anima. Perch\u00e8 c\u2019\u00e8 poco da inventare. Non ci sono scie o strategie. Non c\u2019\u00e8 tattica, n\u00e8 squadra. Tutti contro tutti ma soprattutto contro se stessi. Perch\u00e8 distrarsi \u00e8 un attimo e mollare pure. E invece bisogna restare concentrati sullo sforzo massimo, capire fino a che punto si pu\u00f2 continuare ad osare, fino a che punto ci si dovr\u00e0 sfinire.\u00a0 Vince Remco per un secondo su Geraint e due su Tao. Trentacinque chilometri in 41minuti e 24 secondi, spingendo un 64 monocorona, alla media 50,705. Non \u00e8 semplice, quasi una missione impossibile. Bisogna spingere, stare corretti in sella, non scomporsi, non sbagliare traiettorie, pedalare il pi\u00f9 rotondo che si pu\u00f2, riuscire a respirare anche se i polmoni sono compressi perch\u00e8 si sta con la pancia parallela alla canna. E basta guardarli in faccia.\u00a0 Tutti con lo stesso sguardo perso nel vuoto, inespressivi, quasi assenti. E invece no. Quando si fa una crono si pensa\u00a0 solo a quello. E\u2019 un rovello. La moto davanti che indica dove andare, la riga bianca della mezzeria,\u00a0 i marciapiedi, le transenne. Pensi che stai andando forte, piano, che stai perdendo, guadagnando, che pu\u00f2 bastare o che non baster\u00e0\u2026L\u2019avversario c\u2019\u00e8 ma non c\u2019\u00e8. Ed \u00e8 peggio, \u00e8 pi\u00f9 insidioso. Perch\u00e8 su una salita lo vedi, lo segui se ce la fai lo stacchi oppure provi ad incollarti alla sua ruota\u00a0 fissando lo sguardo sulle ganasce dei suoi freni, sul mozzo senza pensare a nulla. A cronometro puoi solo inseguire i pensieri. In qualche caso i sogni. Anche se durano solo un secondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un secondo. Non \u00e8 nulla un secondo ma si vincono le gare per un secondo, le tappe, i Giri. Un secondo, due, diciassette: pochi quando ti aspetti distacchi di minuti. Pochi quando c&#8217;\u00e8 ancora tanta strada da fare, quando all&#8217;orizzonte si intravedono le montagne. 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