{"id":34293,"date":"2023-05-27T21:51:58","date_gmt":"2023-05-27T19:51:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34293"},"modified":"2023-05-27T23:59:28","modified_gmt":"2023-05-27T21:59:28","slug":"il-giro-a-roglic-nel-ciclismo-non-ce-pareggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/05\/27\/il-giro-a-roglic-nel-ciclismo-non-ce-pareggio\/","title":{"rendered":"Il Giro a Roglic: nel ciclismo non c&#8217;\u00e8 pareggio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/05\/27\/il-giro-a-roglic-nel-ciclismo-non-ce-pareggio\/rogla\/\" rel=\"attachment wp-att-34294\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34294\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rogla-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rogla-300x171.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rogla-768x437.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/05\/rogla.jpg 1020w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non c\u2019\u00e8 il pareggio, per questo il ciclismo \u00e8 crudele,\u00a0 lo sport pi\u00f9 ingiusto che c\u2019\u00e8. L\u2019unica regola \u00e8 mettere un millimetro di tubolare davanti agli altri, una ruota,\u00a0 anche meno.\u00a0 E il bello \u00e8 che cos\u00ec si vince anche un Giro, per 14 secondi. <strong>Primoz Roglic<\/strong> sfila la maglia rosa a <strong>Geraint Thomas<\/strong> e la porta a Roma. Fine. Ed \u00e8 quasi un peccato perch\u00e8 anche il gallese aveva un credito da riscuotere. Da una parte della montagna c&#8217;\u00e8 il Monte Lussari, santuario dei tre popoli: pellegrini, montagnini e da oggi ciclisti. Da un&#8217;altra, da oggi lontanissima, la Planche des Belles filles dove il campione sloveno qualche anno fa perse un Tour. Roglic cancella i fantasmi, finalmente raddrizza quel casco che in Francia all&#8217;arrivo portava in modo scomposto di traverso sulla fronte, su un viso stravolto dalla fatica e dal rimpianto. Quasi in segno di resa. Il ciclismo \u00e8 cos\u00ec, vive di gioie, di drammi,\u00a0 di esaltazioni, di delusioni, di riscosse, di rese, di romantiche sconfitte, di epiche vittorie. Non si sa a chi tocca. Generalmente al migliore, a chi ha conti da regolare, a chi pedala sotto una buona stella. Roglic e Thomas, ne resta uno solo. In una giornata si giocano un Giro di tre settimane: forti, capaci, leali, amici. Perch\u00e8 sono amici i due, si stimano. Oggi prima di cominciare, pugno contro pugno, si sono salutati ben sapendo che uno solo avrebbe gioito. Sono amici non solo in bici ma anche dopo, fuori, a casa, a Monaco dove i loro figli giocano insieme. Ma sul Monte Lussari queste storie non si possono raccontare, anche\u00a0 perch\u00e8 il ciclismo non le vuole sentire. E&#8217; uno sport semplice, per questo popolare.\u00a0 Altroch\u00e8 regole, regoline, gironi, gironcini, fuorigioco, superleghe e chiss\u00e0 cos\u2019altro.\u00a0 Nel ciclismo bisogna solo pedalare forte e\u00a0 arrivare davanti in una legge antica che santifica\u00a0 la fatica uguale per tutti nello stesso identico modo. Uno sport dove tutti si battono , dove tutti sognano ma poi alla fine uno solo non si sveglia di soprassalto. Uno sport dove, per una strana legge del contrappasso, la voglia ti porta spesso a celebrare chi arriva dietro. <strong>\u00a0Roglic e Thomas<\/strong> se la sono giocata cos\u00ec.\u00a0 Dopo la pioggia, dopo il vento, dopo la cadute, dopo i cani randagi, dopo\u00a0 il Bondone e le Tre Cime Lavaredo\u00a0 se la sono regolata sui tornanti di una montagna con la strada in cemento che Partrick Lefevere,\u00a0 general manager della Soudal Quick Step, aveva liquidato come una sfida da circo. Che per\u00f2 ricorda un po&#8217; la storiella della volpe e dell&#8217;uva&#8230;Spalla fino all\u2019ultimo respiro,\u00a0 ad occhi chiusi con le mani strette sul manubrio e\u00a0 le gambe in fiamme. Tre secondi, poi sedici, poi dieci, poi quattordici. Sufficienti. Nulla che si possa vedere e neppure immaginare perch\u00e8 questo alla fine dice cronometro. Sarebbe stato meglio\u00a0 far vincere tutti e due,\u00a0 ex aequo si dice in latino, ma il ciclismo non traduce.\u00a0 E allora Primoz vince e Geraint perde che se fosse finita pari e patta sarebbe stata la cosa pi\u00f9 giusta, come sul ring dove spesso capita che l\u2019arbitro alzi le mani di chi se l\u2019\u00e8 date e le ha prese senza far torto a nessuno. Sarebbe dovuta finire cos\u00ec, senza vincitori n\u00e8 vinti, anzi con due vincitori. Ma nel ciclismo vince uno solo e per questo \u00e8 lo sport pi\u00f9 bello che c\u2019\u00e8\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non c\u2019\u00e8 il pareggio, per questo il ciclismo \u00e8 crudele,\u00a0 lo sport pi\u00f9 ingiusto che c\u2019\u00e8. L\u2019unica regola \u00e8 mettere un millimetro di tubolare davanti agli altri, una ruota,\u00a0 anche meno.\u00a0 E il bello \u00e8 che cos\u00ec si vince anche un Giro, per 14 secondi. Primoz Roglic sfila la maglia rosa a Geraint Thomas e la porta a Roma. Fine. Ed \u00e8 quasi un peccato perch\u00e8 anche il gallese aveva un credito da riscuotere. Da una parte della montagna c&#8217;\u00e8 il Monte Lussari, santuario dei tre popoli: pellegrini, montagnini e da oggi ciclisti. 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