{"id":34348,"date":"2023-06-05T19:48:17","date_gmt":"2023-06-05T17:48:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34348"},"modified":"2023-06-05T20:57:59","modified_gmt":"2023-06-05T18:57:59","slug":"il-triathlon-e-il-senso-della-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/06\/05\/il-triathlon-e-il-senso-della-famiglia\/","title":{"rendered":"Il triathlon e il senso della &#8220;famiglia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/06\/05\/il-triathlon-e-il-senso-della-famiglia\/tri-8\/\" rel=\"attachment wp-att-34349\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-34349\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/tri-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/tri-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/tri-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/tri-768x511.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/tri-1536x1022.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/tri-2048x1363.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 un triathlon che continua a piacermi pi\u00f9 degli altri che lascio agli atleti veri e a quelli che fanno sul serio. E&#8217; un triathlon di retrovia,\u00a0 con pochi lustrini e poco pubblico, con le voci dello speaker in lontananza che annunciano il podio mentre tu stai ancora correndo. E&#8217; un triathlon dove, come si usa nel ciclismo, si fatica per non finire fuori tempo, per arrivare al traguardo, per portarsi a casa la maglia nera che fu di <strong>Malabrocca<\/strong> ma anche di tutti quelli che arrancano in fondo al gruppo. Con gli anni, con l&#8217;esperienza dicono quelli che non vogliono fartela pesare, si apprezza anche il lento andare, che non \u00e8 un disonore. Anzi.\u00a0 E&#8217; il triathlon di chi sempre e comunque usa la muta, anche con l&#8217;acqua a 27 gradi, anche con il sole di luglio, anche quando, per la bella giovent\u00f9, \u00e8 un peso anche il body. Ma tant&#8217;\u00e8. E&#8217; un triathlon che sceglie linee defilate per non finire nella &#8220;tonnara&#8221;, che fatica a trovare il laccio della cerniera appena usciti dall&#8217;acqua, che non mette i piedi nudi sopra le scarpe da bici per guadagnarsi tre secondi in zona cambio. Tanto non serve. E&#8217; il triathlon di chi &#8220;T1&#8221; e &#8220;T1&#8221; servono per rifiatare, rimettere a posto le idee, radunare le forze. E&#8217; il triathlon di chi all&#8217;inizio corre piano, perch\u00e8 la bici indolenzisce i quadricipiti e dopo corre piano lo stesso perch\u00e8 a una certa et\u00e0 la fatica vale doppio. E&#8217; il triathlon di chi si allena a casaccio perch\u00e8 &#8220;tiene&#8221; un lavoro ma soprattutto &#8220;tiene&#8221; famiglia e quindi\u00a0 non &#8220;tiene&#8221; tempo. E allora un giorno si nuota, l&#8217;altro si corre, quando c&#8217;\u00e8 qualche ora in pi\u00f9 si esce in bici in un ordine assolutamente casuale e confuso. E&#8217; il triathlon dei compromessi che poi alla fine \u00e8 un alibi per giustificare il fatto di essere scarsi ovunque. E&#8217; il triathlon delle illusioni perch\u00e8, come dice un proverbio &#8220;l&#8217;occhio del padrone ingrassa il cavallo&#8221;\u00a0 e allora, nella solitudine degli allenamenti ci sentiamo tutti eroi, ma poi quando ti passa a fianco tuo figlio capisci che fa un altro sport e vorresti scomparire. E&#8217; il triathlon che mischia le carte. Che mette tutti insieme, che tiene tutti insieme:\u00a0 &#8220;Siamo un po&#8217; come una famiglia- racconta <strong>Fabrizio<\/strong>, tecnico della ProPatria e anni fa delle giovanili azzurre- I ragazzi qui crescono facendo sport,\u00a0 fanno fatica e forse per questo si rispettano e cementano le amicizie, poi magari si perdono per strada ma qualcosa gli resta dentro e allora quando si ritrovano, anche dopo tanto tempo, \u00e8 come se facessero sempre parte del gruppo&#8230;&#8221;. Una famiglia &#8220;allargata&#8221; che ogni tanto si riunisce, come nelle cene di Natale:\u00a0 <strong>Aldo Rock<\/strong> che non molla mai e abbraccia tutti,\u00a0 <strong>Alessandro Fabian<\/strong> sul traguardo che dopo una vittoria si coccola tra le braccia il figlioletto Alvise, <strong>Daniel Fontana<\/strong> che torna dopo tempo a mettersi un pettorale e ogni volta che lo speaker lo nomina scatena un&#8217;ovazione,\u00a0 <strong>Ivan Risti<\/strong> che parte in quarta batteria e a nuoto sembra un aliscafo,\u00a0 <strong>Alessia Orla<\/strong> che la classe non \u00e8 acqua, <strong>Martina Dogana<\/strong>\u00a0per cui vale esattamente la stessa cosa. Magia di un week end che il <strong>DeejayTri<\/strong> ha mandato in onda sulle frequenze dell&#8217;Idroscalo, fantastico stadio naturale milanese, tanto bello e tanto trascurato. Magia di un evento che svela e rivela come anche uno sport duro come questo posa diventare festa, intrattenimento, voglia i stare insieme di aprirsi e coinvolgere.\u00a0 Magia di uno sport che racconta quanto la fatica possa diventare un collante formidabile tra gli atleti, tra le persone, tra le generazioni. Campioni e &#8220;pippe&#8221;, giovani e anziani, padri e figli,\u00a0 compagni e avversari, atleti che mollano e atleti che insistono. E, nonostante l&#8217;et\u00e0, non si arrendono. &#8220;Non smetter\u00f2 mai di essere atleta &#8211; scrive sui suoi social un campione argentino che ha fatto grande il triathlon azzurro- E un modo di essere e io oggi sono forse la versione pi\u00f9 coraggiosa dell&#8217;atleta che sono stato&#8230;&#8221;. Il resto non conta. Applausi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 un triathlon che continua a piacermi pi\u00f9 degli altri che lascio agli atleti veri e a quelli che fanno sul serio. 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