{"id":34648,"date":"2023-08-07T18:22:28","date_gmt":"2023-08-07T16:22:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34648"},"modified":"2023-08-07T18:37:15","modified_gmt":"2023-08-07T16:37:15","slug":"bettiol-azzurro-coraggioso-a-caccia-di-un-sogno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/08\/07\/bettiol-azzurro-coraggioso-a-caccia-di-un-sogno\/","title":{"rendered":"Bettiol, azzurro coraggioso a caccia di un sogno"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/08\/07\/bettiol-azzurro-coraggioso-a-caccia-di-un-sogno\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n\/\" rel=\"attachment wp-att-34649\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34649\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n-300x168.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n-1024x574.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n-768x431.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n-1536x861.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/365738891_10224388237786052_7064933003527638682_n.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Certo che \u00e8 stata una follia, ma i\u00a0 sogni sono sempre un po&#8217; folli. Certo che non c&#8217;erano speranze, non c&#8217;era futuro, che il destino di quella fuga era segnato. Certo che <strong>Alberto Bettiol,<\/strong>\u00a0 se il ciclismo fosse solo logica e buonsenso, avrebbe dovuto aspettare a scattare, provare a stare a ruota, a resistere, a non osare, a non regalarci trenta chilometri di emozione pura, a perdere comunque col rimpianto di non averci neppure provato\u00a0 &#8230;E allora? Allora si celebra giustamente il podio regale del mondiale di ciclismo di Glasgow, con <strong>Mathieu Van Der Poel<\/strong> Re assoluto e straripante che mette dietro di s\u00e8 altri due fenomeni indiscutibili come <strong>Wout van Aert<\/strong> e <strong>Tadej Pogacar<\/strong> che non sono riusciti ad arginarne l&#8217;esplosione di classse, potenza e tenacia. Onori a vincitori e vinti di uno dei mondiali pi\u00f9 belli e appassionati di sempre. E Bettiol? E la sua fatica, la sua follia, la sua faccia sfinita e le sue gambe in croce? Sar\u00e0 che c&#8217;\u00e8 un ciclismo che perde che affascina spesso quanto, se non di pi\u00f9, del ciclismo che vince, ma il suo azzardo, come ha spiegato all&#8217;arrivo con quel poco fiato che gli restava, \u00e8 stato davvero un piccolo grande sogno che il toscano si \u00e8 voluto regalare e ha regalato a tutti gli appassionati di ciclismo che ieri avevano la maglia azzurra nel cuore: &#8220;Non volevo restare con quei quattro perch\u00e8 non avrei avuto scampo e allora ho cercato di sorpenderli. E poi\u00a0 io e i miei compagni avevamo un sogno, eravamo convinti di poter andare a vincere, non ci interessava il piazzamento. Ho sofferto come tutti ma mi sono dato una chance&#8230;\u00bb. Un\u00a0 piano forse folle ma forse l&#8217;unico capace di regalare il sogno di un mondiale.\u00a0<strong> Bettiol<\/strong> \u00e8 un campione, paga il conto rispetto ai fenomeni di cui sopra, ma non \u00e8 certo un carneade qualsiasi che va a caccia di qualche ripresa tv. D&#8217;altronde non si vince un Giro delle Fiandre per caso, non si vincono corse e tappe come le ha vinte lui qualche anno fa al Giro\u00a0 a Canneto Pavese. Cos\u00ec a 50 chilometri dall&#8217;arrivo non ha pensato di essere a\u00a0 Glasgow ma ad Oudenaarde,\u00a0 ha immaginato che lo strappo di Montrose Street fosse l\u2019Oude Kwaremont che lo incoron\u00f2 tra i leoni \u201cfiamminghi\u201d, tra i re della corsa peggiore da correre ma migliore da vincere, tra le promesse consacrate a realt\u00e0. Strano sport il ciclismo dove si vince andando in fuga. Perch\u00e8 nella vita normale andare in fuga, fuggire, \u00e8 da\u00a0 codardi.\u00a0 Fugge chi non ha voglia di regolare i conti, chi svicola o scende a patti con le sue paure. Nel ciclismo no. Andare in fuga \u00e8 un atto di coraggio. Va in fuga chi non ha paura di perdere, chi non vuole avere rimpianti, chi si ribella al conformismo del gruppo e chi non ha paura della solitudine. Sembra un mondo alla rovescia. Pieno di contraddizioni ma capace di magie. Cos\u00ec , senza pensarci troppo\u00a0 ci si alza sui pedali e si scatta, cercando uno spiraglio di sole e di azzurroin una fredda e piovosa giornata scozzese.\u00a0 Senza far calcoli e seguendo il cuore, seguendo l&#8217;istinto, seguendo un sogno che per un po&#8217; \u00e8 rimasto l\u00ec a galleggiare in una manciata di secondi. &#8220;E&#8217; stato meglio lasciarci che non essersi mai incontrati&#8230;&#8221;, diceva un poeta che i suoi capolavori li metteva in musica. E allora \u00e8 stato meglio provarci che non vivere di rimpianti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Certo che \u00e8 stata una follia, ma i\u00a0 sogni sono sempre un po&#8217; folli. Certo che non c&#8217;erano speranze, non c&#8217;era futuro, che il destino di quella fuga era segnato. Certo che Alberto Bettiol,\u00a0 se il ciclismo fosse solo logica e buonsenso, avrebbe dovuto aspettare a scattare, provare a stare a ruota, a resistere, a non osare, a non regalarci trenta chilometri di emozione pura, a perdere comunque col rimpianto di non averci neppure provato\u00a0 &#8230;E allora? Allora si celebra giustamente il podio regale del mondiale di ciclismo di Glasgow, con Mathieu Van Der Poel Re assoluto e straripante che [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/08\/07\/bettiol-azzurro-coraggioso-a-caccia-di-un-sogno\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34648"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34648"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34648\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34652,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34648\/revisions\/34652"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}