{"id":34694,"date":"2023-08-14T20:40:13","date_gmt":"2023-08-14T18:40:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34694"},"modified":"2023-08-16T16:31:07","modified_gmt":"2023-08-16T14:31:07","slug":"il-pensiero-di-ferragosto-ma-perche-la-vigorelli-ghisallo-non-si-corre-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/08\/14\/il-pensiero-di-ferragosto-ma-perche-la-vigorelli-ghisallo-non-si-corre-piu\/","title":{"rendered":"Il pensiero di Ferragosto: ma perch\u00e8 la Vigorelli-Ghisallo non si corre pi\u00f9?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/08\/14\/il-pensiero-di-ferragosto-ma-perche-la-vigorelli-ghisallo-non-si-corre-piu\/vighi12278981_1526403571005311_2145663516637812244_n\/\" rel=\"attachment wp-att-34697\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-34697\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/vighi12278981_1526403571005311_2145663516637812244_n-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/vighi12278981_1526403571005311_2145663516637812244_n-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/vighi12278981_1526403571005311_2145663516637812244_n-768x510.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/08\/vighi12278981_1526403571005311_2145663516637812244_n.jpg 903w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Una pedalata al Ghisallo si fa sempre volentieri. Salita iconica che racconta il ciclismo di sempre con la sua Chiesa, il suo Museo, i suoi campioni. Salire sul Ghisallo, da entrambi i lati senza fare troppo gli schizzinosi, \u00e8 sempre una bella emozione anche magari a Ferragosto. In bici si fanno un sacco di pensieri soprattutto quando si \u00e8 da soli e soprattutto quando si va in salita. Si pensa perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 tempo e perch\u00e8 cos\u00ec si fa meno caso alla alla fatica anche se non \u00e8 vero. E quando si pensa tornano alla mente i ricordi. Uno in particolare. C&#8217;era una volta la Vigorelli-Ghisallo. Tre, forse quattro edizioni di una pedalata fantastica che metteva insieme due luoghi mitici del ciclismo: il Vigorelli e il Ghisallo. C\u2019era profumo di buono. Che non era il profumo del legno e dei listelli. Non era il profumo antico della lana grossa delle maglie rosa che stannno gi\u00f9 dalla seconda rampa nel museo di Magreglio. Non solo quello almeno. La <strong>Vigorelli-Ghisallo<\/strong> profumava\u00a0 di ciclismo perch\u00e8 era un atto d\u2019amore, un omaggio disinteressato\u00a0 ad uno sport popolare che sa apprezzare la fatica di chi pedala ma anche di chi si fa in quattro per permettere agli altri di pedalare magari perdendoci il sonno. La differenza era quasi tutta qui. E quando il ciclismo profuma di buono lo capisci al volo perch\u00e8 \u00e8 lontano dalle logiche del business, perch\u00e8 ti d\u00e0 tutto ci\u00f2 che ha e tutto ci\u00f2 che pu\u00f2, perch\u00e8 ti mette a tuo agio. Entravi al Vigorelli prima di partire e restavi\u00a0 imbambolato a guardarti attorno anche se non era la prima volta, anche se non era cambiato nulla o forse proprio per quello. Un camioncino della Faema che offriva un caff\u00e8, quello che stava sulle maglie di Eddy Merckx, una brioche, quattro chiacchiere e via&#8230;C&#8217;era ( e c&#8217;\u00e8)\u00a0 tanto ciclismo pedalando dal Velodromo verso il Ghisallo che non sono 70 0 90 chilometri ma un\u2019idea affascinante, un viaggio che mette insieme un sacco di cose, una piccola avventura a pedali che ognuno scrive a suo modo, con una bici da diecimila euro ma anche con il \u201ccancello\u201d del cuore o con una bici da passeggio che sembra impossibile e invece si pu\u00f2. Tutti appassionatamente insieme ma tutti uguali perch\u00e8 la Vigorelli-Ghisallo funzionava cos\u00ec: bastava esserci,\u00a0 pedalare anche con la pioggia, anche con il diluvio. Pedalare per a gioia di farlo.\u00a0 C&#8217;era ciclismo nelle facce, nelle gambe, nei racconti di chi\u00a0 incontravi, di chi superavi, di chi ti stava a ruota.\u00a0 C&#8217;era ciclismo quando ti avvicinavi al Ghisallo,\u00a0 quando arrivavi in cima ed entravi in quella\u00a0\u00a0chiesetta dove ci sono le bici di Fausto, Gino e Felice\u2026 C&#8217;era ciclismo quando scendevi le scale del Museo che \u00e8 un gioiello tra le montagne ma che forse neppure Fiorenzo Magni sognava cos\u00ec ben allestito, organizzato e ben tenuto. C&#8217;era ciclismo anche in un panino al prosciutto, in un piatto di riso, in una birra e in un cappellino nero che vale quel che vale ma \u00e8 molto di pi\u00f9 di ci\u00f2 che sembra. Perch\u00e8 \u00e8 il pensiero che conta. E di pensiero in pensiero ce n&#8217;\u00e8 uno che ricorre e un po&#8217; tormenta: ma perch\u00e8 la Vigorelli-Ghisallo non si corre pi\u00f9?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una pedalata al Ghisallo si fa sempre volentieri. Salita iconica che racconta il ciclismo di sempre con la sua Chiesa, il suo Museo, i suoi campioni. Salire sul Ghisallo, da entrambi i lati senza fare troppo gli schizzinosi, \u00e8 sempre una bella emozione anche magari a Ferragosto. In bici si fanno un sacco di pensieri soprattutto quando si \u00e8 da soli e soprattutto quando si va in salita. Si pensa perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 tempo e perch\u00e8 cos\u00ec si fa meno caso alla alla fatica anche se non \u00e8 vero. E quando si pensa tornano alla mente i ricordi. Uno in particolare. 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