{"id":34879,"date":"2023-09-16T21:41:23","date_gmt":"2023-09-16T19:41:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=34879"},"modified":"2023-09-16T21:41:23","modified_gmt":"2023-09-16T19:41:23","slug":"kuss-allufficio-facce-quello-che-vince-la-vuelta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/09\/16\/kuss-allufficio-facce-quello-che-vince-la-vuelta\/","title":{"rendered":"Kuss all&#8217;Ufficio Facce: &#8220;Quello che vince la Vuelta&#8230;&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/09\/16\/kuss-allufficio-facce-quello-che-vince-la-vuelta\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n\/\" rel=\"attachment wp-att-34880\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34880\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/09\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/09\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/09\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/09\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n-768x512.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/09\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/09\/378122172_339612515086726_1368148210953456486_n.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cQuello ha una faccia da interista&#8230;\u201d\u00a0 O da ciclista che vince la Vuelta&#8230; A volte basta uno sguardo per capire, per rendersi conto e magari per raccontare un grande impresa&#8230; Funzionava cos\u00ec l&#8217;Ufficio Facce di<strong> Beppe Viola<\/strong> che, seduto a un tavolo con <strong>Cochi e Renato, Enzo Jannacci<\/strong> e <strong>Teo Teocoli<\/strong>,\u00a0 fissava chi entrava nel bar e stabiliva a quale squadra appartenesse. Lombrosianamente non si sbaglia quasi mai e loro non sbagliavano. Fossero entrati oggi in quel bar milanese <strong>Sepp Kuss, Jonas Vingegaard e Primoz Roglic\u00a0<\/strong> arrivati\u00a0 sorridenti e felici in parata dopo la ventesima e penultima tappa che arrivava a Guadarrama, sarebbe stato divertente farli passare al giudizio dell&#8217;Ufficio facce. Che rimetteva le cose a posto,\u00a0 faceva ordine, riportava le persone in carreggiata: chi a far di conto, chi ai posti di comando, chi alla <em>publicrelescion<\/em>&#8230;Sepp Kuss \u00e8 arrivato sul traguardo di Guadarrama \u00a0scortato da i due capitani serviti a meraviglia in passato, ma oggi a sua disposizione. Ora manca soltanto l\u2019ufficialit\u00e0, ma ormai<span style=\"color: #000000\"> il 29enne statunitense di Durango in Colorado<\/span> \u00e8 il vincitore dell\u2019edizione numero 78 della Vuelta a Espana 2023 dominata dalla Jumbo-Visma che porta tre dei suoi sul podio. Tre su tre, come i grandi Giri dopo aver gi\u00e0 vinto anche Tour e Giro d&#8217;Italia. Tre su tre con tre uomini diversi. Tre su tre a ribadire un dominio assoluto che ha suscitato l&#8217;ammirazione di tanti, la rassegnazione di molti e il rancore di chi, come spesso capita quando si rosica, ha tirato in ballo trucchi e doping, ovviamente senza lo straccio di una prova. Ma tant&#8217;\u00e8. Se in molti altri sport si \u00e8 sempre\u00a0 innocenti fino a prova contraria e a volte anche contro l&#8217;evidenza, nel ciclismo l&#8217;onere della prova \u00e8 quasi sempre invertito e fino a prova contraria si \u00e8 sempre colpevoli.\u00a0 Va cos\u00ec. Ma al di l\u00e0 di ogni malignit\u00e0\u00a0 quella di Kuss domani a Madrid resta una grande vittoria e una bella storia coronata con tre settimane corse da chi \u00e8 stato capace di farsi trovare pronto e al posto giusto.\u00a0 Corse con la maglia rossa dopo aver\u00a0 dato una mano a Roglic a vincere il Giro e un&#8217; altra a Vingegaard sulle vette francesi. Certo, c\u2019era un debito di riconoscenza da saldare e i due capitani hanno probabilmente eseguito gli ordini. Certo, per non far esplodere lo &#8220;spogliatoio&#8221; in una guerra fratricida alla caccia di un &#8220;bis&#8221; forse\u00a0 si \u00e8 deciso di dargli via libera. Certo che se non avesse avuto il cuore e le gambe per stare l\u00e0 davanti probabilmente non l&#8217;avrebbe portata a casa. \u00a0Di lui si \u00e8 detto sempre ci\u00f2 che di solito si dice per i comprimari. Gregario di lusso, luogotenente formidabile, ultimo uomo imprescindibile sulle montagne mai capitano, mai campione che forse non \u00e8 ma comunque capace di correre per una generale nonostante gli otto successi in carriera, le due tappe alla Vuelta, una al Tour, una al Delfinato e dodici grandi giri portati a termine, il migliore due anni fa sempre alla Vuelta che ha chiuso in ottava posizione. Ora qualcosa cambia. Ci fosse stato in servizio anche oggi l&#8217;Ufficio Facce non avrebbe avuto dubbio alcuno a collocare Kuss: &#8220;Quello ha una faccia da ciclista che pu\u00f2 vincere la Vuelta: anzi la vince&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cQuello ha una faccia da interista&#8230;\u201d\u00a0 O da ciclista che vince la Vuelta&#8230; A volte basta uno sguardo per capire, per rendersi conto e magari per raccontare un grande impresa&#8230; Funzionava cos\u00ec l&#8217;Ufficio Facce di Beppe Viola che, seduto a un tavolo con Cochi e Renato, Enzo Jannacci e Teo Teocoli,\u00a0 fissava chi entrava nel bar e stabiliva a quale squadra appartenesse. Lombrosianamente non si sbaglia quasi mai e loro non sbagliavano. Fossero entrati oggi in quel bar milanese Sepp Kuss, Jonas Vingegaard e Primoz Roglic\u00a0 arrivati\u00a0 sorridenti e felici in parata dopo la ventesima e penultima tappa che arrivava [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/09\/16\/kuss-allufficio-facce-quello-che-vince-la-vuelta\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34879"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34879"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34879\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34882,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34879\/revisions\/34882"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34879"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34879"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34879"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}