{"id":35293,"date":"2023-11-30T20:49:10","date_gmt":"2023-11-30T19:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35293"},"modified":"2023-11-30T20:49:11","modified_gmt":"2023-11-30T19:49:11","slug":"addio-a-sante-gaiardoni-pistard-per-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/11\/30\/addio-a-sante-gaiardoni-pistard-per-sempre\/","title":{"rendered":"Addio a Sante Gaiardoni: pistard per sempre"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/11\/30\/addio-a-sante-gaiardoni-pistard-per-sempre\/sante\/\" rel=\"attachment wp-att-35295\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-35295\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/11\/sante-300x183.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/11\/sante-300x183.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/11\/sante-768x469.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/11\/sante.jpg 1012w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>Sante Gaiardoni<\/strong> era un pistard. Chiudi gli occhi, pensi a ci\u00f2 che fu il Vigorelli, e lo vedi l\u00ec gomito a gomito, ovviamente a sprintare con Maspes.\u00a0 Chiudi gli occhi e pensi a un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, \u00a0con le \u201csciure\u201d in pelliccia e gli \u201csciuri\u201d in palt\u00f2 che l\u00ec andavano a passare la serata. Pensi alla Campionaria, al Dopoguerra, alla rinascita economica, ai tubolari dei campioni che\u00a0 hanno scritto la storia.\u00a0 Pensi alle moto, agli stayer, all\u2019americana, all\u2019inseguimento. Pensi a tutto questo e scorrono immagini in bianco e nero, eroiche, eleganti e un po&#8217; malinconiche. Sono gli scatti di un mondo in pista che era quello di <strong>Antonio Maspes,<\/strong> che se n&#8217;\u00e8 andato pi\u00f9 di una ventina di anni fa, e di <strong>Sante Giardoni<\/strong> che l&#8217;ha raggiunto ieri.\u00a0 Maspes e Gaiardoni, una vita\u00a0 a colpi di reni come Coppi e Bartali ma sulle assi dei velodromi a giocarsi vittorie, titoli e mondiali. Antonio e Sante rivali,\u00a0 ruota a ruota, fianco a fianco, serata dopo serata fino a diventare amici.\u00a0 Sante Gaiardoni si \u00e8 spento a 84 anni a Motta Visconti in provincia di Milano dove si era trasferito per stare vicino alla figlia.\u00a0 Era nato nel giugno del &#8217;39 a Villafranca di Verona ma era un milanese di adozione perch\u00e8 a Milano viveva da sempre, al Giambellino aveva aperto un\u00a0 suo negozio di bici e\u00a0 nel 2006 si candid\u00f2 sindaco nelle elezioni poi vinte da <strong>Letizia Moratti<\/strong>: nel suo programma, la bici al centro, sprint vincete gi\u00e0 allora vent&#8217;anni prima di tutti, per passione e per amore pi\u00f9 che per calcolo o propaganda . La bici era il\u00a0 suo mondo, la pista ancora di pi\u00f9 e l\u00ec scrisse la sua grande storia.\u00a0 Da &#8220;pistard&#8221; che aveva cominciato la carriera nel tandem, conquistando il titolo italiano nel 1957 e nel 1958, arrivando alla consacrazione e alla fama nei Giochi olimpici di Roma\u00a0 nel 1960, unico azzurro a vincere due medaglie d&#8217;oro: il 26 agosto nel chilometro da fermo e tre giorni dopo, in uno storico bis, nella velocit\u00e0. Una giornata di gloria, quel 29 agosto che cominci\u00f2 con le congratulazioni di <strong>Amintore Fanfani,<\/strong> leader della Democrazia Cristiana di allora e\u00a0 si concluse\u00a0 in via Veneto, confuso tra la folla, con <strong>Maurizio Arena<\/strong> e <strong>Walter Chiari,<\/strong> poveri ma belli e comunque vincenti. Anni andati di una dolce vita che lo port\u00f2 alle nozze (e su tutti i rotocalchi) nel 1963 con la cantante <strong>Elsa Quarta <\/strong>e l&#8217;anno dopo a diventare professionista, imponendosi, dopo averlo fatto da dilettante, anche nella rassegna iridata di Rocourt 1963, al termine di una sfida accesa ovviamente con Maspes con cui si contese i successi di una carriera che vide anche due mondiali di velocit\u00e0, due europei, un titolo italiano e si concluse dopo la medaglia d\u2019argento ai Mondiali di Leicester nel 1970. Fu la stagione dei velodromi,\u00a0 gli anni d&#8217;oro di un ciclismo che si ritrovava in pista dal Vigorelli\u00a0 all&#8217;Eur di Roma fino alle grandi arene in Francia, Germania e Belgio. Furono gli anni delle grandi Sei Giorni, delle grandi\u00a0 kermesse,\u00a0 dei campioni che giravano in tondo giocandosela all&#8217;ultimo sprint, delle cene al centro della pista\u00a0 tra orchestrine, starlette, <em>combine<\/em>\u00a0 e scommettitori. Una pista spesso azzurra, di uomini veloci, di destini incrociati, di amicizie vere e profonde come quella con <strong>Marino Vigna<\/strong>, due anni insieme alla Azzini e poi alla Filco: &#8220;Ci siamo sentiti sempre e ci siamo visti spesso- racconta a Sport 24H-\u00a0 E ogni volta con lui era un piacere: viveva bene solo in compagnia e l\u2019amicizia, la nostra, \u00e8 proseguita anche dopo le corse. S\u00ec, c&#8217;\u2019era una grande differenza fra lui e Maspes. Maspes era classe pura e con il surplace a volte demoliva gli avversari. Sante era potenza, non approfittava mai del surplace, preferiva la volata lunga e su quella era quasi imbattibile&#8230;&#8221;. Chiudi gli occhi, vedi un Vigorelli in bianco e nero e loro sono ancora l\u00ec: gomito a gomito, per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sante Gaiardoni era un pistard. 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