{"id":35329,"date":"2023-12-08T18:09:28","date_gmt":"2023-12-08T17:09:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35329"},"modified":"2023-12-08T18:09:28","modified_gmt":"2023-12-08T17:09:28","slug":"barkley-marathon-la-sfida-impossibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/12\/08\/barkley-marathon-la-sfida-impossibile\/","title":{"rendered":"Barkley marathon, la sfida impossibile"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/12\/08\/barkley-marathon-la-sfida-impossibile\/bark-3\/\" rel=\"attachment wp-att-35330\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-35330\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/12\/bark-291x300.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/12\/bark-291x300.jpg 291w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/12\/bark.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/a>\u00abHo tutte le mie pagine\u2026\u00bb.<\/strong>\u00a0Un uomo sfinito, precipitato per un cinquantina di metri dal costone di una montagna del Tennesse, \u00e8 rannicchiato per terra che sembra stia morendo. Non si regge in piedi, lo sorreggono la moglie, che \u00e8 arrivata a soccorrerlo, e un gruppetto di curiosi tra cui si fa largo un \u00abfiguro\u00bb barbuto con un cappello a tesa larga e uno spolverino di pelle logoro e macchiato di olio. E\u2019 impassibile. Guarda, controlla che i numeri delle pagine sporche e accartocciate che quel poveretto a terra gli mette in mano quasi fossero le sue ultime volont\u00e0 corrispondano al numero del pettorale che ha sulla schiena, e poi fa un cenno capo. L\u2019uomo a terra ha un sussulto, cerca di fermarlo tirandolo per un lembo del soprabito e poi ripete: \u00abC\u2019era nebbia, sono caduto dalla parte sbagliata della montagna e per risalire ho dovuto nuotare in un fiume. Ma ho finito, ho tutte le mie pagine\u2026\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Gary \u00abLazarus Lake\u00bb Cantrell, l\u2019organizzatore della Barkley Marathon,<\/strong> la gara pi\u00f9 assurda e pi\u00f9 dura che ci sia sul pianeta che si corre da pi\u00f9 di 30anni\u00a0 sulle Appalachian Mountains del Frozen Head State Park di Wartburg, una piccola cittadina del Tennesse, \u00e8 abituato a scene cos\u00ec. Ormai non gli fanno n\u00e8 caldo n\u00e8 freddo, anzi. \u00abQuesta \u00e8 una sfida per chi non \u00e8 sano di mente- ama ripetere- ma li voglio cos\u00ec. Meglio se nessuno arriva al traguardo perch\u00e8 poi c\u2019\u00e8 la fila per provarci\u2026\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una follia. Cento miglia di fatica assurda<\/strong>\u00a0ma c\u2019\u00e8 chi dice che siano anche 130, in una natura che dire ostile \u00e8 dir poco, tra montagne, rocce, rovi e crepacci con un dislivello di 120mila piedi tanto quanto scalare due volte l\u2019Everest. C\u2019\u00e8 la fila per correrla. E infatti per avere un pettorale bisogna superare i test che Cantrell in persona cambia quasi ogni anno: spiegare, ad esempio, come si individuano i positroni in eccesso nel flusso dei raggi cosmici oppure quanto burro si deve usare per cucinare una libbra di fegato con le cipolle. E non basta. I nuovi, \u00abvergini\u00bb li chiamano qui, devono presentarsi con la targa di un auto del loro Paese; i \u00abveterani\u00bb, quelli che si sono ritirati ma ci riprovano, devono aver con s\u00e8 la camicia in flanella usata nella passata edizione e gli \u00abex allievi\u00bb, i pochi che l\u2019hanno finita, devono arrivare al via con in mano un pacchetto di sigarette Camel.<\/p>\n<p><strong>L\u2019idea che ci si fa \u00e8 quella di un\u2019armata Brancaleone.<\/strong>\u00a0In realt\u00e0 alla Barkley si presentano solo atleti fortissimi, motivati, allenati e capaci soffrire fatiche e pene d\u2019inferno. Anche se poi al traguardo non ci arriva quasi nessuno perch\u00e9 il tempo fissato per concluderla sono 60 ore e non un secondo in pi\u00f9, senza fermarsi, giorno e notte. Tempo e distanze possibili in qualsiasi altra parte del mondo ma non qui. Perch\u00e9 nessuno conosce il percorso, nessuno sa dove deve andare e non sono ammessi navigatori, gps o altre \u00abdiavolerie\u00bb elettroniche. Cinque giri di tracciato ma gli atleti lo devono trovare seguendo le mappe di carta e il loro senso dell\u2019orientamento fino a raggiungere 5 punti di controllo dove Cantrell ha nascosto dei libri da cui i concorrenti devono strappare le 5 pagine col numero del loro pettorale. Non \u00e8 previsto il ritiro. Alla Barkley non ci si ritira, ci si \u00abarrende\u00bb\u00a0 ed \u00e8 meglio farlo in prossimit\u00e0 di una strada dove si pu\u00f2 chiedere aiuto perch\u00e9 non sono previsti soccorsi. Ti lasciano l\u00ec. Ma non si sa neppure quando si parte. Chi deve partecipare arriva nella zona della partenza, pianta la sua tenda, si mette il cuore in pace e aspetta. Aspetta che Gary Cantrell si tolga dal capo il suo cappello da cow boy, si accenda con tutta la calma del caso il suo sigaro Avana e soffi in una conchiglia per dare il via. Quello \u00e8 il segnale, poi ognuno va incontro al suo destino.<\/p>\n<p><strong>Un inferno e non a caso.\u00a0<\/strong>Leggenda narra che l\u2019idea di questa maratona per masochisti a Cantrell sia venuta ispirandosi alla storia di James Earl Ray, l\u2019assassino di Martin Luther King, che evase dal carcere di massima sicurezza del Tennessee e in 55 ore di corsa a nei boschi percorse sole 13 miglia, prima di essere catturato. Niente per Gary \u00abLazarus Lake\u00bb che si fece due conti e sentenzi\u00f2 che almeno avrebbe dovuto correrne 100 di miglia. Cos\u00ec organizz\u00f2 la Barkley, l\u2019unica maratona dove non vince nessuno. O meglio dove vincono in pochi. Pochissimi in realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Dal 1986 a oggi solo quindici sono saliti sul podio<\/strong>\u00a0e solo il 2 per cento degli iscritti \u00e8 arrivato al traguardo. Gli unici ad averla vinta due volte sono stati Jarred Cambell, un giovane americano dello Utah di cui poco si sa tant\u2019\u00e8 che \u00e8 stato soprannominato \u00abl\u2019ultratleta sconosciuto\u00bb a Brett Maune corridore californiano primo nel 2011 e 2012. La settimana scorsa al traguardo non si \u00e8 presentato nessuno e l\u2019anno prima a vincere \u00e8 stato John Kelley ma l\u2019edizione \u00e8 passata alla storia per la clamorosa esclusione del secondo arrivato, Gary Robbins, finito solo sei secondi oltre il limite delle sessanta ore. Nessuna piet\u00e0 per la sua fatica. \u00c8 arrivato stremato, ha passato nelle mani di Gary Cantrell i cinque figli dei libri che aveva strappato ma lui non ha battuto ciglio. Ha dato un\u2019occhiata all\u2019orologio, si \u00e8 calato sulla testa il suo cappello da cow boy e ha girato i tacchi: \u00abMi spiace, non l\u2019hai finita\u2026\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abHo tutte le mie pagine\u2026\u00bb.\u00a0Un uomo sfinito, precipitato per un cinquantina di metri dal costone di una montagna del Tennesse, \u00e8 rannicchiato per terra che sembra stia morendo. Non si regge in piedi, lo sorreggono la moglie, che \u00e8 arrivata a soccorrerlo, e un gruppetto di curiosi tra cui si fa largo un \u00abfiguro\u00bb barbuto con un cappello a tesa larga e uno spolverino di pelle logoro e macchiato di olio. E\u2019 impassibile. Guarda, controlla che i numeri delle pagine sporche e accartocciate che quel poveretto a terra gli mette in mano quasi fossero le sue ultime volont\u00e0 corrispondano al [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/12\/08\/barkley-marathon-la-sfida-impossibile\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35329"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35329"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35329\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35332,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35329\/revisions\/35332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35329"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35329"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35329"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}