{"id":35523,"date":"2024-01-14T17:35:27","date_gmt":"2024-01-14T16:35:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35523"},"modified":"2024-01-14T18:21:34","modified_gmt":"2024-01-14T17:21:34","slug":"europei-in-pista-cera-un-volta-il-ciclismo-dietro-motore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/01\/14\/europei-in-pista-cera-un-volta-il-ciclismo-dietro-motore\/","title":{"rendered":"Europei in pista: c&#8217;era un volta il ciclismo dietro motore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/01\/14\/europei-in-pista-cera-un-volta-il-ciclismo-dietro-motore\/derny-1\/\" rel=\"attachment wp-att-35524\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-35524\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/01\/derny-1-300x106.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"106\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/01\/derny-1-300x106.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/01\/derny-1.jpg 601w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sprint e medaglie negli europei di ciclismo che si chiudono oggi sulla pista olandese di Apeldoorn. Sprint e ricordi che riportano un po&#8217; ( un bel po&#8217;) indietro nel tempo quando ancora a Milano c&#8217;era il Palazzone dello sport, quello che croll\u00f2 dopo la nevicata dell 1985, e si correvano le Sei Giorni. Anzi una: la Sei Giorni di Milano. Che era uno spettacolo nello spettacolo: nel pomeriggio porte aperte ai ragazzi, ai bambini che andavano col pap\u00e0, ai curiosi, agli appassionati pi\u00f9 fissati che si prendevano anche un giorno di ferie per andare ad applaudire <strong>Francesco Moser, Beppe Saronni, Patrick Sercu, Ren\u00e8 Pijnen<\/strong>. Poi, prima di cena, cambiava lo scenario per le gare delle sera e della notte sempre\u00a0 intervallato da un spettacolo musicale di una <em>starlette<\/em>\u00a0 apprezzata pi\u00f9 che per le sue doti canore per la sua avvenenza generosamente esibita. Poi c&#8217;erano gli &#8220;sciuri&#8221;, i signori e le signore\u00a0 in palt\u00f2 e pelliccia, che le gare serali le seguivano per quel poco che loro interessava comodamente attovagliati ai tavoli del ristorante al centro della pista. Oltre all&#8217;Americana, che faceva la classifica, uno dei momenti pi\u00f9 spettacolari delle sei Giorni era quando scendevano in pista le moto per le gare dietro motore. A parte l&#8217;odore degli scarichi, ma allora l&#8217;ambientalismo non era l&#8217;avanguardia talebana che \u00e8 diventata oggi, facevano un baccano assurdo. Ed erano assurdi i piloti che guidavano stando in piedi sulle pedane\u00a0 moto bicilindriche Guzzi o Bwm; erano assurde le bici con una ruota anteriore pi\u00f9 piccola e le forcelle montate\u00a0 al contrario per sfruttare in pieno la scia ed erano assurdi i ciclisti che spingendo\u00a0 rapporti grandi come padelle stavano attaccati al rullo posteriore applicato alla moto e sfioravano anche\u00a0 i 90 orari. Erano gare di mezzofondo e quindi duravano un bel po&#8217; per la disperazione degli stayer che probabilmente non vedevano l&#8217;ora di tornare nei box a rasserenarsi e per la gioia del pubblico che si spellava le mani ad ogni sorpasso e ad ogni sprint. Le gare dietro motore ormai non ci sono pi\u00f9, quel poco dell&#8217;eredit\u00e0 rimasta \u00e8 stata raccolta dai \u00a0\u201cderny\u201d,\u00a0 versione\u00a0 molto \u201clight\u201d con scoppiettanti motorini che hanno preso il posto delle grosse cilindrate del passato, Le gare dietro motore erano il ciclismo che fu, roba da olandesi e da fiamminghi. Roba per malati della pista dove una volta s\u2019imparava ad andare in bici e a vincere le volate . C\u201derano una volta quella moto e c\u2019erano una volta quei piloti un po\u2019 strani in tuta e caschetto, met\u00e0 centauri met\u00e0 ciclisti, che si portavano a ruota gli sprinter sulle paraboliche dei velodromi. Un pezzo di storia . Un ciclismo da romantici\u00a0 per\u00f2 il fascino resta. Intatto come spesso capita per le sfide di una volta. \u00a0Trenta, cinquanta, settanta, ottanta, novanta\u00a0 all\u2019ora a girare in tondo con le moto e i ciclisti, quelli s\u00ec &#8220;motociclisti&#8221;, che si affiancavano, si superavano, si sfioravano e a volte si toccavano. Che diventavano tutt\u2019uno con chi pedalava in scia. Ciclista e pilota, pilota e ciclista, un corpo solo, un solo respiro, un solo gesto e un\u2019intesa che era un misto di perfetta abilit\u00e0 fino a quando, a qualche giro dal termine, moto e bici si separavano come missile e navicella e ci si giocava la vittoria in volata. Era l&#8217;alta scuola della velocit\u00e0. L\u00ec si faceva lo show e l\u00ec i velocisti diventano davvero velocisti. E noi l\u00ec facevamo scuola\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sprint e medaglie negli europei di ciclismo che si chiudono oggi sulla pista olandese di Apeldoorn. 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