{"id":35762,"date":"2024-03-02T16:44:04","date_gmt":"2024-03-02T15:44:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35762"},"modified":"2024-03-03T00:56:44","modified_gmt":"2024-03-02T23:56:44","slug":"strade-bianche-pogacar-eroe-di-un-ciclismo-eroico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/03\/02\/strade-bianche-pogacar-eroe-di-un-ciclismo-eroico\/","title":{"rendered":"Strade Bianche, Pogacar &#8220;eroe&#8221; di un ciclismo eroico"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/03\/02\/strade-bianche-pogacar-eroe-di-un-ciclismo-eroico\/poga2\/\" rel=\"attachment wp-att-35763\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-35763\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/poga2-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/poga2-300x205.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/poga2-1024x700.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/poga2-768x525.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/poga2.jpg 1279w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 ancora un ciclismo di eroi e non poteva che essere qui. C&#8217;\u00e8 ancora un ciclismo antico che pi\u00f9 moderno non si pu\u00f2. C&#8217;\u00e8 ancora un ciclismo che d\u00e0 ragione ai sognatori, a chi va controvento, a chi \u00e8 ostinato, ai romantici e a chi questo sport ce l&#8217;ha nel cuore e nell&#8217;anima. C&#8217;\u00e8\u00a0 il ciclismo di <strong>Tadej Pogacar <\/strong>e c&#8217;\u00e8 quello degli altri che sembrano due sport diversi. La diciottesima volta delle <strong>Strade Bianche<\/strong> \u00e8 quella di <strong>Tadej,\u00a0 <\/strong>la seconda vittoria per lui che qui aveva trionfato due anni fa e che qui da professionista aveva debuttato nel 2019 nelle gare di un giorno arrivando trentesimo. Non \u00e8 la volta buona \u00e8 la volta giusta, giustissima. Perch\u00e8 qui vincono solo i grandi e i grandissimi. Vince solo chi ha classe e il coraggio di andarsene a 81 chilometri dal traguardo, vince chi \u00e8 capace di\u00a0 riavvolgere il nastro e riportare il ciclismo indietro nel tempo con distacchi di tanti minuti, con le facce sporche di fango, con le squadre che si sbriciolano, i campioni che saltano, le tattiche che servono a poco o forse nulla. Solo qui, solo nelle terre e sulle strade che <strong>L&#8217;Eroica<\/strong>, con la maiuscola, ha conservato riconsegnandole alla storia e a uno sport che forse negli ultimi anni \u00e8 andato troppo veloce e nel cammino ha perso\u00a0 un po\u2019 della sua origine. Troppa fretta, troppa tecnologia, troppe gare, troppi interessi, troppe moto, troppo di tutto a confondere mito e leggenda con tappe inutili e ordini di arrivi non sempre all\u2019altezza. Da Gaiole a Siena serviva una sfida che portasse a riscoprire l\u2019anima e la meccanica, ad alzarsi sui pedali per saltare via brecciole, buche e cunette che ti si parano davanti su salite che non ti aspetti. Con le ruote che slittano, s\u2019infangano, si fermano sugli strappi pi\u00f9 duri, con le incognite di un guasto o di una foratura che sfuggono a tattiche e algoritmi. Serviva ed eccola qui:\u00a0 Le Tolfe, Pieve di Santa Santamaria, Castelnuovo della Berardenga, Colle Pinzuto, la Strada del castagno, Monte Sante Marie tra sterrati, settori e una Toscana che lascia senza fiato per eleganza e bellezza. Oltre 200 chilometri,\u00a0 215 per la precisione, un trentina in pi\u00f9 degli anni passati\u00a0 che non sono solo un \u201cdettaglio\u201d perch\u00e8 aggiungono fatica a fatica, polvere a polvere, epica ad epica. Oltre i \u201cduecento\u201d il ciclismo diventa nobilt\u00e0 e le classiche diventano monumenti, un po\u2019 come Fiandre e Roubaix, come Sanremo\u00a0 e Lombardia, come la Liegi\u2026Quelle corse l\u00ec. Le strade Bianche sono la classica del Nord pi\u00f9 a Sud d\u2019Europa, ormai la sesta monumento. Vince Pogacar che arriva in Piazza del campo con quasi tre minuti su <strong>Tom Skujins<\/strong> e <strong>Maxin Van Gils<\/strong> e non poteva essere altrimenti. Vince scattando quando manca un&#8217;eternit\u00e0 su Monte Sante Marie. Vince mandando in frantumi squadroni come la <strong>Visma<\/strong> e come la <strong>Ineos<\/strong>, campioni come <strong>Tom Pidckoc, Sepp Kuss, Matej Mohoric, Christophe Laporte<\/strong>&#8230;Lo guardano andar via e se ne accorgono subito che non lo prenderanno pi\u00f9. Se ne fanno una ragione, non provano neppure ad organizzarsi: si arrendono.\u00a0 C&#8217;\u00e8 il ciclismo di Tadej Pogacar ed \u00e8 un ciclismo da eroi che non lascia spazio a calcoli e tattiche e forse non lascia scampo e basta. L&#8217;aveva detto che avrebbe attaccato l\u00ec e cos\u00ec ha fatto. L&#8217;aveva fatto capire che avrebbe vinto e cos\u00ec ha fatto. &#8220;Sono qui e sto bene- aveva detto alla vigilia- E stasera vi sapr\u00f2 dire se le mie sensazioni era giuste&#8230;&#8221;. Non giuste ma giustissime. Alza le braccia in Piazza del Campo e sorride: \u00e8\u00a0l&#8217;eroe perfetto per questo ciclismo antico che per\u00f2 sa tanto di futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 ancora un ciclismo di eroi e non poteva che essere qui. C&#8217;\u00e8 ancora un ciclismo antico che pi\u00f9 moderno non si pu\u00f2. C&#8217;\u00e8 ancora un ciclismo che d\u00e0 ragione ai sognatori, a chi va controvento, a chi \u00e8 ostinato, ai romantici e a chi questo sport ce l&#8217;ha nel cuore e nell&#8217;anima. C&#8217;\u00e8\u00a0 il ciclismo di Tadej Pogacar e c&#8217;\u00e8 quello degli altri che sembrano due sport diversi. 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