{"id":35788,"date":"2024-03-07T19:24:21","date_gmt":"2024-03-07T18:24:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35788"},"modified":"2024-03-07T20:27:52","modified_gmt":"2024-03-07T19:27:52","slug":"il-doping-tra-i-cicloamatori-dovrebbe-essere-un-non-problema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/03\/07\/il-doping-tra-i-cicloamatori-dovrebbe-essere-un-non-problema\/","title":{"rendered":"Il doping tra i cicloamatori? Dovrebbe essere un &#8220;non problema&#8221;"},"content":{"rendered":"<div dir=\"auto\">\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2023\/06\/26\/giochi-per-dopati-non-si-scherza-col-doping-e-una-schifezza\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0\/\" rel=\"attachment wp-att-34458\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-34458\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0-300x170.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0-300x170.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0-1024x580.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0-768x435.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0-1536x870.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2023\/06\/160301956-121efac2-5e50-47a3-9ac3-5887e8dc54c0.jpg 1800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Difficile capire cosa spinga un cicloamatore a doparsi prima di una granfondo\u00a0 o di una pedalata la domenica mattina con gli amici. Quale sia la molla che scatta nella testa di chi decide di giocarsi la pelle per mettere la sua ruota davanti a quella di tanti altri tapascioni del pedale. S\u00ec perch\u00e8 di questo si tratta, perch\u00e8 ci si pu\u00f2 anche credere, illudere, ci si pu\u00f2 atteggiare finch\u00e8 si vuole ma un amatore resta un amatore e un professionista un professionista, mondi e distanti con garanzie mediche, prospettive e obbiettivi differenti.\u00a0 Pochi giorni fa in Spagna,\u00a0 nel <strong>Torneo Interclubs Vinalop\u00f3<\/strong>\u00a0 che \u00e8 una corsa amatoriale spagnola a tappe, non appena\u00a0 \u00e8 arrivato l&#8217;annuncio della presenza della <strong>Commissione Spagnola per la Luta Antidopagem no Desporto <\/strong>\u00a0130 dei 182 partecipanti hanno annunciato il proprio ritiro. Per carit\u00e0, non \u00e8 un prova ma un forte, fortissimo, indizio di chi sa di non avere la coscienza a posto. La questione cambia di poco. Il problema del doping tra gli amatori, al di l\u00e0 di come ognuno la pensi, dovrebbe\u00a0 essere un &#8220;non problema&#8221;.\u00a0 Federazioni e autorit\u00e0 antidoping dovrebbero preoccuparsi di investire denari e energie per controlli non tra gli amatori che scimmiottano i campioni ma tra i professionisti e giovani, perch\u00e8 l&#8217;attivit\u00e0 agonistica \u00e8 roba loro.\u00a0 Nel mondo amatoriale vale la buona regola dello sport come divertimento, benessere, anche come sano agonismo perch\u00e8 \u00e8 bello &#8220;suonarsele&#8221; tra amici ma il premio non pu\u00f2 che essere una pizza o una bevuta. E chi non si arrende o non ci arriva \u00e8\u00a0 libero di \u201cbombarsi\u201d per vincere il trofeo del mobilificio, il prosciutto, un paio di provole&#8230; E\u2019 una piaga fetente quella del doping tra gli amatori resa per\u00f2\u00a0 pi\u00f9 drammatica dal rischio che l\u2019uso di certe sostanze comporta quando \u00e8 \u201cfai-da-te\u201d.\u00a0 Ragionando per assurdo si pu\u00f2 capire che un professionista faccia uso di doping. Vincere una gara importante, strappare un contratto importante, firmare per alcuni sponsor importanti in un certo senso possono farti svoltare vita e carriera. E quindi il gioco vale la candela.\u00a0 Ma chi a cinquant\u2019anni\u00a0 prima di una salita si riempie di salbutamolo rischiando di collassare perch\u00e8 lo fa? Forse perch\u00e8 in molte gare amatoriali chi vince trova anche qualche soddisfazione in denaro? E allora basterebbe fare ci\u00f2 che fanno altri Paesi come la Francia e cio\u00e8\u00a0 premiare non chi vince ma ad estrazione. Ma non \u00e8 solo per questo. Molta &#8220;robaccia&#8221; tra gli amatori gira anche per i retaggi di una sottocultura sportiva difficile da scardinare. C\u2019\u00e8 uno zoccolo duro che non vuole arrendersi che \u00e8 cresciuto sportivamente cos\u00ec, che cos\u00ec ha allenato gli atleti e cos\u00ec ha educato i figli a cui ha fatto fare sport.\u00a0 C\u2019\u00e8 un modo per uscirne?\u00a0 \u00a0Investire tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 sui tecnici seri che spieghino nelle scuole, nei vivai e dove si allenano i ragazzi che c\u2019\u00e8 un\u2019etica dello sport e che alla lunga premia. Che spieghino che con i farmaci ( quando non si \u00e8 malati) si rischia la pelle. Che il doping \u00e8 droga e crea dipendenza e che se uno la usa per far bene in una gara, poi magari comincia a farlo anche per superare un esame a scuola, per darsi coraggio prima di un colloquio di lavoro o anche per far bella figura con la ragazza.\u00a0 Che si cominci a raccontare che si pu\u00f2 vincere ma che si pu\u00f2 anche solo partecipare. E che ogni tanto capita anche di perdere. Ma non \u00e8 una tragedia\u2026<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Difficile capire cosa spinga un cicloamatore a doparsi prima di una granfondo\u00a0 o di una pedalata la domenica mattina con gli amici. Quale sia la molla che scatta nella testa di chi decide di giocarsi la pelle per mettere la sua ruota davanti a quella di tanti altri tapascioni del pedale. 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