{"id":35894,"date":"2024-03-24T08:59:51","date_gmt":"2024-03-24T07:59:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35894"},"modified":"2024-03-24T08:59:51","modified_gmt":"2024-03-24T07:59:51","slug":"una-veterinaria-scozzese-e-la-prima-donna-a-finire-la-barkley-marathons","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/03\/24\/una-veterinaria-scozzese-e-la-prima-donna-a-finire-la-barkley-marathons\/","title":{"rendered":"Una veterinaria scozzese \u00e8 la prima donna a finire la Barkley marathons"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/03\/24\/una-veterinaria-scozzese-e-la-prima-donna-a-finire-la-barkley-marathons\/434135206_10159945216922006_8799034119079500146_n\/\" rel=\"attachment wp-att-35895\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-35895\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/434135206_10159945216922006_8799034119079500146_n-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/434135206_10159945216922006_8799034119079500146_n-300x208.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/434135206_10159945216922006_8799034119079500146_n-1024x711.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/434135206_10159945216922006_8799034119079500146_n-768x533.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/03\/434135206_10159945216922006_8799034119079500146_n.jpg 1390w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Jasmin Paris<\/strong> ha completato la <strong>Barkley marathons\u00a0<\/strong> con un minuto e 39 secondi di anticipo rispetto al limite di 60 ore. Un minuto e trentanove secondi sono poco meno che nulla e nelle 100 miglia della Barkley meno di un respiro. Ma sulle Appalachian Mountains del Frozen Head State Park di Wartburg, una piccola cittadina del Tennesse, sono tutto, segnano la differenza tra\u00a0 vittoria e sconfitta,\u00a0 gioia e disperazione, estasi e sogno. E in questo sono la storia. S\u00ec perch\u00e8 la quarantenne veterinaria, madre di due figlie di Hadfield nel Derbyshire in Scozia \u00e8 la prima donna ad arrivare al traguardo di questa ultramaratona impossibile, diventata famosa come la corsa dove non vince quasi mai nessuno tant&#8217;\u00e8, che in pi\u00f9 di trent&#8217;anni, al traguardo sono arrivati una ventina di atleti. Donne mai. In precedenza il miglior risultato femminile era stato di <strong>Sue Johnston<\/strong> che, tre anni fa, era riuscita a percorrere sessantasei miglia, un centinaio di chilometri&#8230;\u00a0 Ma ora non conta pi\u00f9 perch\u00e8 nella leggenda entra questa tenace donna scozzese dall&#8217;aspetto minuto che alle 17:16 di venerd\u00ec 22 marzo ha iscritto per sempre il suo nome nella storia di questa folle ultramaratona a cui partecipava per la terza volta.\u00a0 \u00a0L<strong>a Barkley Marathons<\/strong> \u00e8 la gara pi\u00f9 dura che ci sia sul pianeta. <strong>Cento miglia di fatica, <\/strong>ma c\u2019\u00e8 chi dice che siano anche 130, in una natura che dire ostile \u00e8 dir poco, tra montagne, rocce, rovi e crepacci con un dislivello di 120mila piedi tanto quanto scalare due volte l\u2019Everest.\u00a0 La prova prevede cinque giri da completare in un massimo di 60 ore con l&#8217;obbligo di finire ciascun giro in non pi\u00f9 di 12 ore per evitare l&#8217;eliminazione. C&#8217;\u00e8 poi anche un &#8220;fun run&#8221;, una corsetta tanto per divertirsi, che sono tre giri dello stesso percorso e che per gli organizzatori contano meno che nulla.\u00a0 C\u2019\u00e8 la fila per correrla. Per avere un pettorale bisogna superare i test che il suo organizzatore <strong>Gary Cantrell,<\/strong>\u00a0 pi\u00f9 noto come <strong>Lazarus Lake<\/strong> o anche solo <strong>&#8220;Laz&#8221;<\/strong>, cambia quasi ogni anno: spiegare, ad esempio, come si individuano i positroni in eccesso nel flusso dei raggi cosmici oppure quanto burro si deve usare per cucinare una libbra di fegato con le cipolle. E non basta. I nuovi, \u00abvergini\u00bb li chiamano qui, devono presentarsi con la targa di un auto del loro Paese; i \u00abveterani\u00bb, quelli che si sono ritirati ma ci riprovano, devono aver con s\u00e8 la camicia in flanella usata nella passata edizione e gli \u00abex allievi\u00bb, i pochi che l\u2019hanno finita, devono arrivare al via con in mano un pacchetto di sigarette Camel.\u00a0 Non c&#8217;\u00e8 un sito dove iscriversi, bisogna scovare l&#8217;indirizzo di\u00a0 Laz e spedirgli per tempo una lettera accompagnata da un dollaro e 60 centesimi. Poi si incrociano le dita e si aspetta una risposta che se va a buon fine arriva sepmre col solito messaggio: \u201cSiamo spiacenti di comunicarti che la tua richiesta di iscrizione \u00e8 stata accettata&#8230;&#8221;. Leggenda narra che l\u2019idea di questa maratona per masochisti a Cantrell sia venuta ispirandosi alla storia di<strong> James Earl Ray<\/strong>, l\u2019assassino di <strong>Martin Luther King<\/strong>, che evase dal carcere di massima sicurezza del Tennessee e in 55 ore di corsa a nei boschi percorse sole 13 miglia, prima di essere catturato. Niente per Laz che si fece due conti e sentenzi\u00f2 che almeno avrebbe dovuto correrne 100 di miglia. Cos\u00ec organizz\u00f2 la Barkley. A raccontarla cos\u00ec\u00a0 pare quasi che a correrla si presenti un\u2019armata Brancaleone, pittoresca e raffazzonata<strong>.<\/strong> In realt\u00e0 al via ci sono solo atleti fortissimi, motivati, allenati e capaci soffrire fatiche e pene d\u2019inferno. E <strong>Jasmin Paris<\/strong> \u00e8 una di loro.\u00a0 Ben conosciuta come sky runner dopo la sua vittoria otto anni fa alla Skyrunner World Series, ha poi conquistato la medaglia di bronzo ai mondiali di Skyrunning sempre nello stesso anno e, tre anni dopo, si \u00e8 imposta in correndo in 83 ore i 460 chilometri della Spine Race, il trail pi\u00f9 &#8220;brutale&#8221; della gran Bretagna, vinto facendo anche un paio di paus per allattare sua figlia.\u00a0 Due anni fa \u00e8 arrivata prima nell&#8217;Ultra Trail del monte Rosa in Svizzera e nel Trail del Battaglione in Italia, entrambe gare da 100 chilometri. Ma a Barkley \u00e8 la Barkley, unica e irripetibile che alle difficolt\u00e0 di tempo e chilometri aggiunge le diaboliche difficolt\u00e0 partorite dalla mente di Laz.\u00a0 Nessuno conosce il percorso, nessuno sa dove deve andare e non sono ammessi navigatori, gps o altre \u00abdiavolerie\u00bb elettroniche. Cinque giri di tracciato che gli atleti\u00a0 devono trovare seguendo le mappe di carta e il loro senso dell\u2019orientamento fino a raggiungere 5 punti di controllo in cui Cantrell ha nascosto dei libri da cui vanno strappate le 5 pagine col numero del proprio pettorale. Non \u00e8 previsto il ritiro. Alla Barkley non ci si ritira, ci si \u00abarrende\u00bb\u00a0 ed \u00e8 meglio farlo in prossimit\u00e0 di una strada dove si pu\u00f2 chiedere aiuto perch\u00e9 non sono previsti soccorsi. Ti lasciano l\u00ec. Ma non si sa neppure quando si parte. Chi deve partecipare arriva nella zona della partenza, pianta la sua tenda, si mette il cuore in pace e aspetta. Aspetta che Laz si tolga dal capo il suo cappello da cow boy, si accenda con tutta la calma del caso il suo sigaro Avana e soffi in una conchiglia per dare il via. Quello \u00e8 il segnale, poi ognuno va incontro al suo destino. Un destino che ci si gioca in sessanta ore fino all&#8217;ultimo secondo. Non uno di pi\u00f9. Qualche anno a vincere fu <strong>\u00a0John Kelley<\/strong>. uno dei pi\u00f9 forti skyrunner statunitensi ma l\u2019edizione pass\u00f2 alla storia per la clamorosa esclusione del secondo arrivato, <strong>Gary Robbins,<\/strong> finito solo sei secondi oltre il limite. Nessuna piet\u00e0 per la sua fatica. Era arrivato stremato, ferito per una caduta in un crepaccio e\u00a0 aveva passato nelle mani di Gary Cantrell i cinque figli dei libri che aveva strappato ma lui non aveva battuto ciglio. Dopo aver da un\u2019occhiata all\u2019orologio, si era calato sulla testa il suo cappello da cow boy e aveva girato i tacchi: \u00abMi spiace, non l\u2019hai finita\u2026\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Jasmin Paris ha completato la Barkley marathons\u00a0 con un minuto e 39 secondi di anticipo rispetto al limite di 60 ore. Un minuto e trentanove secondi sono poco meno che nulla e nelle 100 miglia della Barkley meno di un respiro. 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