{"id":35957,"date":"2024-04-05T21:10:02","date_gmt":"2024-04-05T19:10:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35957"},"modified":"2024-04-05T21:10:02","modified_gmt":"2024-04-05T19:10:02","slug":"troppa-tecnologia-nel-ciclismo-e-aumentato-il-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/04\/05\/troppa-tecnologia-nel-ciclismo-e-aumentato-il-rischio\/","title":{"rendered":"Troppa tecnologia nel ciclismo: \u00e8 aumentato il rischio?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/04\/05\/troppa-tecnologia-nel-ciclismo-e-aumentato-il-rischio\/equi\/\" rel=\"attachment wp-att-35958\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-35958\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/equi-223x300.jpg\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/equi-223x300.jpg 223w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/equi.jpg 583w\" sizes=\"(max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a>La copertina di oggi dell&#8217;Equipe \u00e8 la sintesi perfetta della grande paura. E dopo la drammatica caduta nel Giro dei Paesi Baschi, dopo che <strong>Jonas Vingegaard, Remco Evenepoel<\/strong> e<strong> Jay Vine<\/strong> sono finiti in ospedale con costole, clavicole e vertebre rotte il\u00a0 ciclismo si chiede perch\u00e8&#8230; E&#8217; andata male e poteva andar peggio perch\u00e8 hanno rischiato la vita:\u00a0 inutile nascondersi. E ogni volta che lo sport si &#8220;schianta&#8221; si apre il dibattito sui pericoli.\u00a0 Il rischio c\u2019\u00e8 sempre.\u00a0 C\u2019\u00e8 nelle gare, c\u2019\u00e8 in ogni cosa che facciamo,. Solo che quando succede mentre si sta correndo, mentre si sta pedalando o sciando in una gara di coppa del mondo lo shock \u00e8 terribile.\u00a0 Si sa che gli atleti rischiano, che si spingono al limite, che osano forse anche troppo. Ma forse si fa finta di non saperlo fino a quanto una telecamera, un drone, non ci racconta con le immagini ci\u00f2 che non si vorrebbe mai vedere. E allora per scacciare l&#8217;idea che fatalit\u00e0 e destino possano incidere e decidere della vita di ognuno, campioni compresi, si cerca riparo nella logica e nella razionalit\u00e0. Si cercano le cause, i motivi, le spiegazioni. Una su tutte: troppa esasperazione, troppo sviluppo di mezzi e materiali che rischia di diventare un prezzo da pagare. Troppo in avanti ci si sta spingendo nelle prestazioni, troppo nell&#8217;agonismo, troppo nella tecnologia legata alle bicilette e non solo alle biciclette. Scrive <strong>Davide Cassani<\/strong> sui suoi social che per le prestazioni ormai si \u00e8 disposti a fare qualsiasi cosa: &#8220;Prendiamo il manubrio: una volta era largo 42\/44 centimetri ora per l\u2019aerodinamica qualcuno lo ha portato a 38 cm addirittura 37 che, soprattutto in discesa rende pi\u00f9 complicato controllare la bici&#8230;&#8221; spiega. E poi cerchi. Ormai tutti usano quelli ad alto profilo che alzano\u00a0 le medie ma flettono meno e sono meno gestibili soprattutto in curve ad alta velocit\u00e0. Non solo: in molti stanno cominciando ad usare quelli chiamati \u201cHookless\u201d cio\u00e8 senza uncini di ritenzione che aumentano il pericolo dello stallonamento, cio\u00e8 la fuoriuscita del tubeless dal cerchio in caso di sollecitazioni estreme\u00a0 &#8220;E i caschi? &#8211; si chiede Cassani- Ma invece di spendere soldi per migliorare l\u2019aerodinamica perch\u00e9 non si investe per cercare qualche sistema per proteggere meglio l\u2019atleta?&#8221;. Domande. A cui se ne aggiungono altre. I freni a disco che rendono le frenate molto pi\u00f9 sicure ma, proprio per questo motivo, permettono ai corridori di osare molto di pi\u00f9, si ritardare la frenata, di prendersi rischi in pi\u00f9. I nuovi telai che con il carbonio sono diventati molto pi\u00f9 rigidi, pi\u00f9 reattivi e performanti ma anche meno capaci di assorbire gli sbalzi, le imperfezioni dell&#8217;asfalto e quindi il rischio di venire disarcionati quando si perde il controllo si \u00e8 moltiplicato. Infine radioline, misuratori di watt, computerini che danno\u00a0 una serie sempre pi\u00f9 complessa di informazioni che chi va in bici legge in diretta e che per\u00f2 rubano l&#8217;attenzione dal reale, da ci\u00f2 che sta succedendo in gruppo e in strada e quando la velocit\u00e0 \u00e8 elevata anche un secondo in meno nel ritardare la reazione pu\u00f2 essere decisivo. Strano discorso questo sulla tecnologia in questo caso applicata al ciclismo. In teoria dovrebbe contribuire a rendere bici e corse pi\u00f9 sicure ma pare che funzioni al contrario. Bici pi\u00f9 performanti hanno aumentato a dismisura le prestazioni, hanno spostato il limite molto pi\u00f9 avanti, hanno permesso a chi le guida di osare tanto di pi\u00f9. Hanno aumentato il rischio e la paura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La copertina di oggi dell&#8217;Equipe \u00e8 la sintesi perfetta della grande paura. E dopo la drammatica caduta nel Giro dei Paesi Baschi, dopo che Jonas Vingegaard, Remco Evenepoel e Jay Vine sono finiti in ospedale con costole, clavicole e vertebre rotte il\u00a0 ciclismo si chiede perch\u00e8&#8230; E&#8217; andata male e poteva andar peggio perch\u00e8 hanno rischiato la vita:\u00a0 inutile nascondersi. E ogni volta che lo sport si &#8220;schianta&#8221; si apre il dibattito sui pericoli.\u00a0 Il rischio c\u2019\u00e8 sempre.\u00a0 C\u2019\u00e8 nelle gare, c\u2019\u00e8 in ogni cosa che facciamo,. 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