{"id":35968,"date":"2024-04-07T17:29:44","date_gmt":"2024-04-07T15:29:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=35968"},"modified":"2024-04-07T20:16:10","modified_gmt":"2024-04-07T18:16:10","slug":"la-roubaix-a-van-der-poel-non-ce-storia-anzi-si-la-sua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/04\/07\/la-roubaix-a-van-der-poel-non-ce-storia-anzi-si-la-sua\/","title":{"rendered":"La Roubaix a Van der Poel: non c&#8217;\u00e8 storia. Anz\u00ec s\u00ec, la sua"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/04\/07\/la-roubaix-a-van-der-poel-non-ce-storia-anzi-si-la-sua\/thumbnail_img_1478\/\" rel=\"attachment wp-att-35969\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-35969\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/thumbnail_IMG_1478-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/thumbnail_IMG_1478-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/thumbnail_IMG_1478-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/thumbnail_IMG_1478-768x576.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/thumbnail_IMG_1478-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/04\/thumbnail_IMG_1478.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ha fatto pi\u00f9 rumore la chicane all&#8217;ingresso della Foresta di Arenberg che la vittoria, la seconda di fila, di <strong>Mathieu Van Der Poel<\/strong>. Non c&#8217;\u00e8 storia, anzi s\u00ec: la sua. C&#8217;\u00e8 chi sulla Roubaix chiacchiera e fa polemiche e chi invece , senza quasi proferir parola, se ne va a pi\u00f9 di 60 chilometri dal traguardo e arriva solo, solo nel velodromo con quasi tre minuti di vantaggio. Non c&#8217;\u00e8 stata storia e, a rigor di logica, con le assenze di<strong> Wout van Aert, di Tadej Pogacar, di Remco Evenepoel<\/strong> non poteva essercene.\u00a0 Ma le corse comunque bisogna correrle e vincerle. Quindi onore al campione del mondo che porta la maglia iridata sul traguardo di Roubaix come solo in pochi altri grandi hanno saputo fare, come Francesco Moser, come Tom Boonen, come Peter Sagan. Onore ad un campione del mondo che, come ha detto al traguardo,\u00a0 sta vivendo un sogno che sta andando oltre le previsioni&#8230; Onore ad un fuoriclasse assoluto che a questo punto rincorre solo la sua storia. La Roubaix \u00e8 andata. E stata la pi\u00f9 veloce di sempre con una media di 48,700 ed \u00e8 finita ancor prima di cominciare quando l&#8217;olandese ha deciso che finisse, cio\u00e8 sulle pietre di Orchies, settore numero 13, un&#8217;infinit\u00e0 ancora da pedalare. Nessun problema di sicurezza all&#8217;ingresso dell&#8217; Arenberg ma non ce ne sarebbero\u00a0 stati anche senza transenne e deviazione. Nessun problema per il campione del mondo a mettersi dietro tutti e a pedalare in solitaria sulle pietre della Roubaix dove ormai ha gi\u00e0 scritto un bel po&#8217; del suo mito e continuer\u00e0 a scriverlo chiss\u00e0 per quanto ancora. C&#8217;\u00e8 il ciclismo di Vdp e c&#8217;\u00e8 il ciclismo di tutti gli altri che, pesa dirlo, \u00e8 un bel po&#8217; di gradini sotto, che fa fatica a competere, che fa una tremenda fatica a tenergli le ruote, che ormai sembra dover convivere con un evidente senso di soggezione. Tant&#8217;\u00e8 che quando l&#8217;olandese decide di accelerare prende e se ne va senza neppure impegnarsi troppo. Almeno cos\u00ec pare, tanta \u00e8 la classe che fa sembra facile anche ci\u00f2 che ovviamente non lo \u00e8. Tant&#8217;\u00e8 che quando Vdp allunga in un attimo dieci secondi diventano venti, diventano mezzo minuto, un minuto, due\u00a0 e fine dei giochi.\u00a0 Cos\u00ec sul pav\u00e8 l&#8217;olandese sembra volare mentre gli altri arrancano e dopo una decina di chilometri alzano bandiera bianca: si pedala solo per il secondo posto. Come nel Giro delle Fiandre ci sono due corse. Ci prova <strong>Mads Pedersen<\/strong>, ci prova<strong> Nils Politt<\/strong>, ci prova <strong>Stefan Kung,<\/strong> non ci prova e rimane giustamente a ruota senza tirare un metro <strong>Jasper Philipsen<\/strong> che del fenomeno \u00e8 compagno di squadra e che poi nella volata degli inseguitori mette in riga Pedersen e arriva secondo. Ma \u00e8 un&#8217;altra gara. Quella che conta \u00e8 quella che si vola via Mathieu Van Der Poel: Templeuve,\u00a0 Mons-en-P\u00e9v\u00e8le, Bourgelles, Carrefour de l\u2019Arbre,\u00a0 le pietre sembrano un&#8217;autostrada sotto le ruote dell&#8217;olandese che tira sui pedali anzich\u00e8 spingere perch\u00e8 sul pav\u00e8 cos\u00ec si deve fare se non si vuole impazzire. Lo fanno anche gli altri ma la differenza salta all&#8217;occhio. Cos\u00ec alla fine vince il pi\u00f9 forte come si pensava e come \u00e8 giusto che sia. Che per il ciclismo \u00e8 gloria e storia da raccontare anche senza bisogno di esagerare con la retorica e con gli aggettivi perch\u00e8\u00a0 sfide come\u00a0 Fiandre a Roubaix si raccontano da sole, anche a bassa voce anche in silenzio&#8230; &#8220;Mi sono divertito, \u00e8 stata una giornata volata via velocissima- racconta Vdp al traguardo-\u00a0 \u00e9 un sogno rivincere la Roubaix con la maglia di campione del mondo. Nuovi obiettivi? S\u00ec ora mi riposo&#8230;&#8221;. Ma non ci crede nessuno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ha fatto pi\u00f9 rumore la chicane all&#8217;ingresso della Foresta di Arenberg che la vittoria, la seconda di fila, di Mathieu Van Der Poel. Non c&#8217;\u00e8 storia, anzi s\u00ec: la sua. C&#8217;\u00e8 chi sulla Roubaix chiacchiera e fa polemiche e chi invece , senza quasi proferir parola, se ne va a pi\u00f9 di 60 chilometri dal traguardo e arriva solo, solo nel velodromo con quasi tre minuti di vantaggio. 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