{"id":36542,"date":"2024-07-24T19:50:41","date_gmt":"2024-07-24T17:50:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=36542"},"modified":"2024-07-24T20:05:23","modified_gmt":"2024-07-24T18:05:23","slug":"da-sinner-a-pogacar-ad-akhwari-il-senso-di-unolimpiade","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/07\/24\/da-sinner-a-pogacar-ad-akhwari-il-senso-di-unolimpiade\/","title":{"rendered":"Da Sinner a Pogacar ad Akhwari: il senso (perduto) di un&#8217;olimpiade"},"content":{"rendered":"<p><strong>Jannick Sinner<\/strong> non andr\u00e0 a Parigi fermato da una tonsillite. Non ci andr\u00e0 neppure <strong>Tadej Pogacar<\/strong>, sfinito dalle fatiche di Giro e Tour ma forse, come dice qualche malalingua, per ripicca verso la Federazione slovena che non ha convocato la fidanzata che meritava pi\u00f9 di altre.\u00a0 Non ci sono pi\u00f9 le olimpiadi di una volta o forse le olimpiadi per gli atleti non sono pi\u00f9 quelle che, per chi sognava di andarci, erano le olimpiadi di una volta.\u00a0 Per carit\u00e0: \u00e8 cambiato il mondo, \u00e8 cambiato lo sport, sono cambiati i campioni che ormai sono meccanismi di ingranaggi costosi e complessi con agende pi\u00f9 fitte di quella di un capo di stato. Atleti che competono esclusivamente per vincere, che fanno fatica a pensare di presentarsi ad un appuntamento se non sono al cento per cento, che non prendono neppure in considerazione l&#8217;idea di partecipare se le percentuali di vittoria non sono consistenti. E si pu\u00f2 capire. \u00a0Per\u00f2 fa un po&#8217; strano sapere che un&#8217;influenza, la stanchezza, un&#8217;indisposizione possano valere la rinuncia ai Giochi. E&#8217; sempre stato cos\u00ec? E cos\u00ec adesso? E allora vale la pensa di raccontare la storia di <strong>John Stephen Akhwari,<\/strong> atleta della Tanzania \u00a0che nel 1968 arriv\u00f2 al traguardo della maratona olimpica a Citt\u00e0 del Messico malconcio e lontanissimo dai primi. Una storia che spiega che nello \u00a0sport spesso non vince chi arriva primo, non chi fa il crono migliore o chi mette al collo medaglie. Che racconta la tenacia, il sacrificio, la voglia di non arrendersi alle prime difficolt\u00e0, ma anche alle seconde, alle terze. Che spiega come una sfida, una corsa, una maratona possano improvvisamente diventare qualcos\u2019altro, imprese che si consegnano alla storia, patrimonio della gente comune che , come accadeva nel mito greco, si tramandano nei racconti. E la vicenda di Akhwari\u00a0 sta l\u00ec a testimoniare tutto ci\u00f2. Come si possa pur non avendo vinto nulla ricevere la medaglia d\u2019onore come eroe nazionale del suo Paese che a suo nome ha addirittura fondato <strong>John Stephen Akhwari Athletic Foundation,<\/strong> un\u2019organizzazione che appoggia la formazione e l\u2019allenamento degli atleti tanzaniani per farli partecipare nei Giochi Olimpici. E\u2019 il pomeriggio del 20 ottobre\u00a0\u00a0quando \u00a0stanno \u00a0per calare sole e sipario sulla XIX edizione dei Giochi . Come sempre con la maratona. Finita la cerimonia di chiusura \u00a0gli spettatori ed i partecipanti cominciano ad abbandonare lo stadio olimpico quando con il numero 36 entra nel tunnel Stephen Akhwari pastore africano, padre di 12 figli e modesto maratoneta. Davanti agli sguardi increduli di chi si \u00e8 attardato sugli spalti, inizia il suo ultimo giro di pista. Pochi forse si rendono conto di chi sia esattamente, anche perch\u00e8 la maratona \u00e8 finita dal pi\u00f9 di un\u2019ora, gi\u00e0 \u00e8 stato ufficializzato l\u2019ordine d\u2019arrivo, gi\u00e0 \u00e8 stata fatta la premiazione con inni e bandiere e <strong>Wolde, Kimihara<\/strong>\u00a0e<strong>\u00a0Ryan,<\/strong>\u00a0oro, argento e bronzo, sono gi\u00e0 sulla via dei loro alberghi. \u00a0Ma parte un\u2019ovazione spontanea\u00a0per il pi\u00f9\u00a0malconcio maratoneta che una maratona olimpica consegni alle poche telecamere rimaste sul prato dell\u2019olimpico. E cos\u00ec gli operatori, \u00a0senza sapere neppure chi sia, cominciano a riprenderlo. \u00a0Ne avevano visti di maratoneti disidratati, \u00a0deliranti, \u00a0trascinati via o sostenuti a braccia, \u00a0distesi su una barella, tremanti o bollenti. Da sempre la maratona aveva consegnato le immagini di rese drammatiche, di ritiri \u00a0e bandiere bianche. Ma come quell\u2019africano con il viso sfigurato da una smorfia di fatica mai, con il sangue che gli si \u00e8 seccato addosso, con un ginocchio, il destro, fasciato alla bene e meglio, con una spalla fratturata che non riesce a tenere dritta e gli trascina verso il basso anche il capo. E Va avanti. Spingendo la gamba sinistra e trascinandosi quella destra che sembra quasi disarticolata, \u00a0a stento misurando i passi per il timore di cadere. \u00a0Per paura di cadere di nuovo come gli era capitato al 19 chilometro quando urtando altri due atleti \u00e8 rovinato sull\u2019asfalto rompendosi in pezzi. Un dolore atroce, da togliere volont\u00e0 e fiato che, da quelle parti ad oltre 2 mila metri di altitudine, \u00e8 gi\u00e0 pochissimo. \u00a0Per\u00f2 va. \u00a0Pretende di\u00a0finire gli ultimi 400 metri del suo giro olimpico. Pretende di fare ci\u00f2 che hanno fatto gli altri. Il pubblico si ricompatta. Prima distratto poi sempre pi\u00f9 attento e partecipe. Anche chi era gi\u00e0 sulla via di casa capisce che sta succedendo qualcosa di speciale e torna sui suoi passi. E applaude. Applaudono tutti.\u00a0\u00a0Sono\u00a0davanti ad\u00a0un esempio di\u00a0coraggio che sta per diventare una leggenda.<strong>\u00a0Stephen Akhwari<\/strong>\u00a0viene soccorso e ricoverato in ospedale dove, dopo averlo rimesso insieme, i medici gli permettono di affrontare giornalisti e televisioni. Gli chiedono tutti perch\u00e8 , ridotto cos\u00ec, non si sia ritirato e la risposta \u00e8 \u00a0formidabile nella sua semplicit\u00e0: \u201cIl mio Paese mi ha pagato un viaggio di 10mila chilometri perch\u00e8 io finissi la gara, non per ritirarmi. Non si pu\u00f2 abbandonare una gara olimpica soprattutto se senti la responsabilit\u00e0 di rappresentare un popolo\u2026\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Jannick Sinner non andr\u00e0 a Parigi fermato da una tonsillite. 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