{"id":36852,"date":"2024-09-11T20:13:04","date_gmt":"2024-09-11T18:13:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=36852"},"modified":"2024-09-12T12:15:10","modified_gmt":"2024-09-12T10:15:10","slug":"roglic-vincente-senza-essere-un-predestinato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/09\/11\/roglic-vincente-senza-essere-un-predestinato\/","title":{"rendered":"Roglic, vincente senza essere un predestinato"},"content":{"rendered":"<div dir=\"auto\">\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/09\/11\/roglic-vincente-senza-essere-un-predestinato\/rogla-2\/\" rel=\"attachment wp-att-36853\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-36853\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/09\/rogla-245x300.jpg\" alt=\"\" width=\"245\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/09\/rogla-245x300.jpg 245w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/09\/rogla.jpg 598w\" sizes=\"(max-width: 245px) 100vw, 245px\" \/><\/a>\u00a0&#8220;Saro in Svizzera al mondiale ma prima voglio tornare a casa per recuperare le forze spese in questo mese in Spagna&#8230;&#8221;. Cos\u00ec<strong> Primoz Roglic<\/strong> in un&#8217;intervista al quotidiano spagnolo <strong>Marca<\/strong>. Dopo la Vuelta quindi lo sloveno mette nel mirino il mondiale anche se sar\u00e0\u00a0 interessante capire quali saranno le dinamiche nella sua nazionale che schiera ovviamente come punta<strong> Tadej Poga\u010dar<\/strong> che sul mondiale, costruito quasi su misura per lui, ci punta eccome un po&#8217; per scacciare un tarlo che gli \u00e8 rimasto in testa dopo il bronzo dell&#8217;anno scorso, molto per mettere il sigillo finale ad una stagione che con la doppietta Giro Tour lo ha consegnato alla storia e per far ci\u00f2 di cui sono stati capaci solo <strong>Eddy Merck<\/strong> nel 1974 e <strong>Stephen Roche<\/strong> nel 1987.<\/p>\n<p><strong>Ma Primoz Roglic \u00e8 Primoz Roglic <\/strong>\u00a0e tutto questo lo sa perfettamente. Ma sa anche che un campionato del mondo resta un &#8220;campionato del mondo&#8221; e un campione come lui non pu\u00f2 accettare a tavolino un ruolo da comprimario. Quindi si vedr\u00e0. Intanto tira il fiato e fa anche un piccolo bilancio di una stagione che lo ha visto arrivare con la maglia rossa a Madrid in una corsa che avrebbe dovuto sbrigare quasi come una formalit\u00e0\u00a0 e che invece \u00e8 si \u00e8 tanto complicata, diventando una vera e propria impresa in rimonta dopo la fuga bidone che aveva stravolto la classifica generale e consegnato il comando ad un coriaceo <strong>Ben O&#8217;Connor<\/strong> che alla fine si \u00e8 piazzata secondo. Per il corridore della Red Bull-Bora-Hansgrohe \u00e8 il quarto trionfo personale nella classifica finale della Vuelta (dopo le vittorie nel 2019, 2020 e 2021) che eguaglia il record di successi in questa corsa, stabilito dallo spagnolo <strong>Roberto Heras<\/strong> nei primi anni 2000.<\/p>\n<p><strong>Strana storia ciclistica quella di questo campione nato 35 anni fa a Trbovlje,<\/strong> un paesone di 20mila abitanti nella Slovenia Centrale in una zona nota pi\u00f9 per i suoi giacimenti di carbone e per le centrali termoelettriche che per tradizioni ciclistiche. Strana perch\u00e8 cominciata tardi, con una gavetta vera nelle corse dilettantistiche e praticamente per caso. Il ciclismo infatti non \u00e8 il suo sport da subito. Da ragazzo la passione \u00e8 quella degli sci, sci lunghissimi quelli che lo portano a volare dai trampolini del salto e anche con ottimi risultati visto che a 18 anni conquista con il quartetto nazionale il titolo mondiale juniores. Ma nel 2007, in un gara del campionato d&#8217;Europa, mentre \u00e8 in volo viene spazzato via da una raffica di vento che gli fa perdere l&#8217;equilibrio e lo fa atterrare rovinosamente sulla neve. Non \u00e8 un impatto morbido, anzi.\u00a0 Finisce in ospedale privo di sensi ed inizia un lungo periodo di convalescenza prima di tornare a saltare.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Convalescenza che fa in bici, un vero e proprio colpo di fulmine,<\/strong> tant&#8217;\u00e8 che la passione per il ciclismo inizia a scorrergli sottopelle. Ottimo passista, anche scalatore, anche cronoman inizia a correre per fatti suoi, poi con alcune squadre dilettantistiche e nelle Granfondo dove vince diverse volte cominciando a farsi notare. Nel 2013 finalmente\u00a0 trova\u00a0 un contratto da professionista con l&#8217;Adria Mobil, un importante team sloveno. La carriera di &#8220;Rogla&#8221; come lo chiamano un po&#8217; tutti comincia qui. Ma non \u00e8 in discesa. Anzi.<\/p>\n<p><strong>Diventa capitano di una squadra per la prima volta a trent&#8217;anni,<\/strong> con la Jumbo Visma al Giro del 2019\u00a0 dove sale sul terzo gradino del podio alle spalle di Richard <strong>Carapaz\u00a0<\/strong>e Vincenzo <strong>Nibali<\/strong>. Poi comincia a vincere.\u00a0 Il Giro, un poker alla Vuelta, l&#8217;oro olimpico a cronometro a Tokyo, la Liegi, due volte Delfinato, due volte la Tirreno-Adriatico, due Giri di Romandia, quello dei Paesi Baschi, una Parigi-Nizza e una Volta Catalunya, tre\u00a0 Giri dell&#8217;Emilia, una Milano-Torino e via dicendo. Insomma un &#8220;big&#8221; a tutti gli effetti, uno con cui si devono sempre fare i conti, da mettere sempre tra i favoriti.<\/p>\n<p><strong>Ma non un predestinato.<\/strong> Non si capisce bene perch\u00e8 ma &#8220;Rogla&#8221; , nell&#8217;immaginario comune,\u00a0 \u00e8 come se fosse sempre costretto ad inseguire quella nuova generazione di fenomeni che risponde ai nomi di\u00a0 Pogacar, Vingegaard, Evenepoel e Van der Poel, Van Aert. Come se fosse sempre una ruota dietro.\u00a0 Come se la sua immagine si fosse fermata\u00a0 a quella fotografia che lo ritrae nell&#8217;ultima cronoscalata del Tour, quello gi\u00e0 vinto e poi perso, che lo vede arrivare sul traguardo de <em>La Planche des Belles<\/em> Filles con l&#8217;aria stralunata e il caschetto di traverso battuto da un giovanissimo Pogacar,\u00a0 fino ad allora promessa ma nulla di pi\u00f9. Un po&#8217; goffo e sconfitto. Come capita spesso nel ciclismo, come capita a tanti.\u00a0 Ma nel suo caso sembra quasi pesi un po&#8217; di pi\u00f9. Quella immagine gli \u00e8 un po&#8217; rimasta addosso, fa fatica a scrollarsela via. Nonostante tutto, nonostante tutte le vittorie, Nonostante sia, con quindici successi nelle classifiche generali delle corse a tappe, il terzo pi\u00f9 vincente di sempre nella storia del ciclismo \u00a0a sole tre lunghezze da Eddy Merckx e a due\u00a0 Jacques Anquetil. <em>Mica<\/em> due qualunque<\/p>\n<p><strong>E allora dopo un piccola pausa si riparte.<\/strong>\u00a0 Come sempre non da favoritissimo ma con\u00a0 tanti obiettivi per cui lottare e con la convinzione (giusta) di potersela giocare. Cosa far\u00e0 l&#8217;anno prossimo ancora bene lo so sa, cos\u00ec risponde ai giornalisti spagnoli: &#8220;Sono decisioni dure da prendere- spiega a Marca-\u00a0 So solo che per vincere una corsa devi essere il migliore, al di l\u00e0 dei nomi dei rivali. Evenepoel in squadra con me? Sono argomenti sempre difficili da trattare, anche perch\u00e9 parliamo di qualcosa che non \u00e8 accaduto. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che io ho un ottimo rapporto con la mia attuale squadra, cos\u00ec come ne \u00e8 rimasto uno buono con la\u00a0Visma-Lease a Bike&#8230;&#8221; C&#8217;\u00e8 tempo per riflettere. Prima bisogna pensare al mondiale di Zurigo e magari anche al Lombardia. E &#8220;Rogla&#8221; c&#8217;\u00e8&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0&#8220;Saro in Svizzera al mondiale ma prima voglio tornare a casa per recuperare le forze spese in questo mese in Spagna&#8230;&#8221;. Cos\u00ec Primoz Roglic in un&#8217;intervista al quotidiano spagnolo Marca. 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